Antisemitismo: “Fuori il razzismo dagli stadi”

In occasione delle celebrazioni dedicate al Giorno della memoria ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto – società calcistiche e istituzioni sportive hanno raccolto l’invito dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) per “un impegno ancor più serrato nella lotta contro il razzismo e l’antisemitismo negli stadi”.

“Un calcio al razzismo”

Un messaggio forte e unitario quello che sarà lanciato giovedì 16 gennaio, alle ore 16, nella sede del Centro bibliografico Ucei, in occasione dell’evento “Un calcio al razzismo”. Accanto alla presidente Ucei Noemi Di Segni, che ha ideato l’evento, rivolto in particolare ai giovani, ci saranno tra gli altri il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, il presidente dell’Associazione italiana calciatori Damiano Tommasi, l’ad della Lega calcio serie A Luigi De Siervo e l’ad della Lega nazionale dilettanti Cosimo Sibilia. “Oggi più che mai –  afferma Di Segni su Sir – è fondamentale ribadire l’importanza di uno sforzo senza tregua contro le parole dell’odio, troppo spesso egemoni nelle curve degli stadi. Una minaccia che non si limita ai novanta minuti di gioco, ma che dagli stadi finisce per propagarsi in tutta la società italiana. Dare un calcio al razzismo è impegno non più procrastinabile”. All’iniziativa, cui hanno aderito il Coni, diverse società professionistiche e i direttori delle principali testate sportive nazionali, sono invitati a partecipare dirigenti, atleti e istituzioni in campo ad ogni livello nella lotta al razzismo nel calcio. I presenti, per rafforzare questo impegno, saranno chiamati a firmare il “Manifesto della comunicazione non ostile per lo sport” – realizzato dall’associazione Parole O_Stili – che riporta dieci semplici principi di stile a cui ispirarsi per ristabilire un contatto diretto, sincero e fondato sui valori nobili dello sport, così da evitare un linguaggio ostile nel tifo e nella comunicazione. A orientare la declinazione del Manifesto della comunicazione non ostile per lo sport sono stati i contributi di oltre 100 fra atleti, club, squadre, federazioni, aziende, giornalisti e comunicatori legati al mondo dello sport.