Visitazione della Beata Vergine Maria: così si realizza il completamento dell’Annunciazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:48

“Avrebbe potuto rimanere a casa per preparare la nascita di suo figlio, invece si preoccupa prima degli altri che di sé stessa, dimostrando nei fatti di essere già discepola di quel Signore che porta in grembo. L’evento della nascita di Gesù è cominciato così, con un semplice gesto di carità; del resto, la carità autentica è sempre frutto dell’amore di Dio”. Le parole pronunciate da Papa Francesco in un Angelus di qualche anno fa si riferiscono alla visita compiuta dalla Madonna alla cugina Elisabetta. La Chiesa ha deciso di ricordare questo momento, la Visitazione della Beata Vergine Maria, ogni 31 maggio a conclusione del mese mariano. Narrato nel Vangelo di Luca, l’incontro tra le due parenti si pone cronologicamente poco dopo l’Annunciazione, momento nel quale Maria riceve lo straordinario messaggio che sarebbe diventata madre di Gesù per opera dello Spirito Santo. Dopo l’annuncio dell’Angelo, la Vergine – afferma San Luca – “si mette in viaggio frettolosamente” per recarsi da Elisabetta e prestarle servizio. Forse si aggrega, assieme a Giuseppe, a una carovana di pellegrini che si dirigono verso Gerusalemme, attraversa la Samaria e raggiunge la Giudea, più precisamente la città di Ain-Karim, luogo nei pressi di Gerusalemme in cui la tradizione pone la famiglia di Zaccaria.

In molti hanno ricamato sulla vicenda aggiungendo dettagli al racconto dell’evangelista, ma forse a tal proposito è bene seguire il perspicace consiglio di Santa Teresa di Lisieux concentrandosi sull’essenziale e tralasciando sterili dettagli: “Quanto avrei desiderato essere sacerdote per predicare sulla Santa Vergine! Mi sarebbe bastata una sola volta per dire tutto ciò che penso a questo proposito… Perché una predica sulla Santa Vergine mi piaccia e mi faccia del bene, bisogna che veda la sua vita reale, non supposizioni sulla sua vita; e sono sicura che la sua vita reale doveva essere semplicissima”.

E la semplicità di Maria è unita alla profondità della sua vita interiore: si è svuotata di sé stessa per riempirsi del Creatore contemplando il Suo volto momento per momento e scoprendo la grandezza delle opere del Signore. Il Servo di Dio Don Oreste Benzi diceva: “Sapete da che cosa ci accorgiamo se cerchiamo il volto di Dio, facciamo il salto di trasferirci nell’amore totale, pieno e definitivo del Padre Celeste? Andando verso gli altri, non guardiamo alla loro esteriorità, non nutriamo più sentimenti negativi nei loro confronti, ma riusciamo a cogliere il canto dentro di loro. Andiamo oltre l’apparenza e creiamo la relazione con i fratelli”. E il muoversi “in fretta” della Vergine è proprio prefigurazione del solerte legame della Chiesa con il prossimo, specialmente i poveri, primi destinatari dell’annuncio del Vangelo, che è dono di Dio e fonte della pace.

Con l’Annunciazione la mediazione della Madonna riceve il suo sigillo con il consenso a essere la Madre del Salvatore: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Con la Visitazione, dove si celebra il connubio dell’antica alleanza con la nuova e si preannuncia la venuta di Gesù che rinnova e santifica tutte le cose, si realizza una sorta di completamento dell’Annunciazione. Nell’Incarnazione, spiega San Francesco di Sales, “Maria non si indugia ad umiliarsi davanti a Dio perché sa che carità e umiltà non sono perfette se non passano da Dio al prossimo. Non è possibile amare Dio che non vediamo, se non amiamo gli uomini che vediamo. Questa parte si compie nella Visitazione”.

Due donne, una vergine, l’altra sterile, partoriranno per grazia di Dio e saranno testimoni di eventi irripetibili in tutta la storia dell’umanità. Giovanni il Battista, che sussulta nel grembo di Elisabetta con un sobbalzo di gioia riconoscendo in Maria la presenza del Messia, inizia già la sua missione di Precursore. Il brano nel quale San Luca descrive l’incontro si conclude con l’inno del Magnificat, stupenda espressione “dell’amore gioioso che canta e loda l’amato”, come sottolinea San Bernardino da Siena. Questo messaggio di ringraziamento al Signore è un autentico frammento di scuola di vita spirituale in cui Maria sente di appartenere agli Anawim, i poveri di Javhè, privi di mezzi materiali ma ricchi di Dio.

La festa della Visitazione è stata introdotta e diffusa dall’ordine francescano nel 1263; Urbano VI nel 1389 l’ha estesa a tutta la cristianità, fissandola al 2 luglio. L’attuale data del 31 maggio è opera della riforma liturgica attuata dal Concilio Vaticano II. Nel 2013 Papa Francesco, alla fine del Santo Rosario che concludeva proprio il mese dedicato alla Vergine, ha recitato questa bellissima preghiera: “Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi; fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà. Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perché sappiamo obbedire alla Parola del tuo Figlio Gesù, senza tentennamenti; donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare perché altri orientino la nostra vita. Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.