San Giovanni D’Avila, l’amico e consigliere dei grandi santi

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Profondo innovatore della Chiesa, grande esempio di spiritualità e modello di vita sacerdotale sempre attuale, Giovanni d’Avila nasce nel 1499 ad Almodóvar del Campo (Spagna) da genitori ferventi cristiani e con ottima posizione economica e sociale. Inizia a studiare nella facoltà di legge ma interrompe gli studi perché, in seguito a una profonda esperienza di conversione, comprende di dover percorrere un’altra strada. Attraverso la preghiera gradualmente matura il proposito di consacrarsi al Signore attraverso il sacerdozio. Studia Arti e Teologia in un’università aperta alle grandi scuole teologiche del tempo e alla corrente dell’umanesimo rinascimentale. Nel 1526 diventa sacerdote, distribuisce la sua cospicua eredità ai bisognosi e decide di recarsi nelle Indie per fare il missionario. Durante la preparazione del viaggio, giunto a Siviglia dove si doveva imbarcare, si distingue particolarmente per la testimonianza di vita e l’abile oratoria, tanto che l’arcivescovo sivigliano fa il possibile perché desista dal partire.

Convinto così a restare nell’importante città spagnola vive in povertà e preghiera continuando gli studi di teologia e la predicazione. Per essere buoni predicatori, afferma, basta “amare molto Dio”. Mette le basi per quella che sarà la sua spiritualità che prende Maria come modello e madre invitando allo zelo apostolico e missionario a partire dalla contemplazione e da un maggiore impegno nell’universale chiamata alla santità. San Giovanni sarà amico e consigliere di grandi santi e uno dei maestri spirituali più prestigiosi e consultati del suo tempo. Tra essi Sant’Ignazio di Loyola, che desiderava entrasse nella nascente Compagnia di Gesù, Santa Teresa d’Avila e San Giovanni di Dio del quale assume il ruolo di direttore spirituale.

Nel 1531, a causa di un suo sermone mal interpretato, viene ingiustamente sospettato di eresia e mandato in carcere. In prigione scrive la sua principale opera intitolata “Audi, filia” che tratta dell’amore sponsale tra Cristo e la sua Chiesa. Classico della spiritualità, è il suo trattato più sistematico, ampio e completo, la cui edizione definitiva sarà preparata dal suo autore negli ultimi anni di vita. Durante la reclusione San Giovanni medita sul mistero della bontà di Dio espressa all’umanità con l’Incarnazione del Redentore e mossa dalla terza Persona della Santissima Trinità, ossia dall’amore al Signore e ai fratelli: “Allarghi la vostra misericordia il suo piccolo cuore in quell’immensità di amore con cui il Padre ci ha dato suo Figlio, e con Lui ci ha dato se stesso, e lo Spirito Santo e tutte le cose”. Tali argomenti diventeranno il fulcro della sua vita spirituale e il principale impegno della sua predicazione.

Assolto dopo 2 anni dall’infamante accusa, si trasferisce a Cordova e poi a Granada, chiamato dal vescovo. Lì completa gli studi proseguendo nella sua opera di evangelizzazione e promozione della vita cristiana. “Il vostro prossimo – scrive – è cosa che riguarda Gesù Cristo”, perciò “la prova del perfetto amor di nostro Signore è il perfetto amore del prossimo”.

Chiamato già dai suoi contemporanei “Maestro”, si impegna con grande entusiasmo nell’educazione e istruzione di bambini e giovani – soprattutto di quanti si preparano al sacerdozio – fondando diversi Seminari. “Noi pensiamo – sostiene Paolo VI durante la sua canonizzazione – ch’egli può essere onorato come tipo polivalente da ogni Prete dei giorni nostri, nei quali, si dice, che il Sacerdozio stesso soffre d’una crisi profonda; una ‘crisi d’identità’, quasi che sia la natura, sia la missione del Sacerdote non abbiano ora motivi sufficienti per giustificare la loro presenza in una società, come la nostra, sconsacrata e secolarizzata”.

È l’artefice della nascita dell’Università di Baeza, per secoli importante punto di riferimento per la qualificata formazione di chierici e secolari. “Non elaborò mai una sintesi sistematica del suo insegnamento teologico, ma la sua teologia è orante e sapienziale”, spiega Benedetto XVI che aggiunge come la sua sia “una teologia vicina alla vita, che risponde alle questioni poste in quel momento e lo fa in modo didattico e comprensibile”.

Le “tappe ecclesiali” che contraddistinguono il percorso di San Giovanni D’Avila abbracciano un arco temporale di quasi 500 anni fino ad arrivare ai giorni nostri. Le prime due quando il Santo è ancora in vita: Paolo III nel 1538 emette una Bolla autorizzandolo a fondare l’Università di Baeza e lo definisce “praedicatorem insignem Verbi Dei”; Pio IV conferma la Bolla del suo predecessore designandolo “magistrum in theologia et Verbi Dei praedicatorem insignem”. I successivi passi giungono con Clemente XIII che nel 1759 lo proclama venerabile, prima della beatificazione da parte di Leone XIII nel 1894. Infine, San Giovanni è canonizzato nel 1970 da Paolo VI e dichiarato dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI.

Nella parte conclusiva della sua esistenza il Santo prosegue la sua missione percorrendo l’Andalusia e altre regioni della Spagna centro-occidentale. Riassume il suo programma in tre parole come consiglia per lettera a un frate: “Prega, medita, studia”. Si ammala, ma continua il suo apostolato ritirandosi in una semplice casa e scrivendo. In tal modo – e in particolare con i suoi Memoriales – contribuisce notevolmente al concilio di Trento al quale non può partecipare di persona per via della salute che peggiora sempre più. Accompagnato da discepoli e amici e afflitto da fortissimi dolori, muore il 10 maggio 1569 con un crocifisso tra le mani. Riesce così a raggiungere la Patria Celeste e i santi per i quali in vita raccomandava ai fedeli di nutrire somma devozione, perché mostrano a tutti “un grande Amico, che è Dio, il quale tiene i cuori prigionieri nel suo amore… ed Egli ci ordina di avere molti altri amici, che sono i suoi santi”.

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