Lettere in bottiglia ai nuovi nati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:40

Messaggi in bottiglia sulla ricerca della felicità. Le lettere di Raniero La Valle, direttore del Popolo con Aldo Moro e dell'Avvenire d'Italia al tempo del Concilio Vaticano II sono destinate al tempo che verrà, ai nuovi nati, alla generazione next, ai Millennial. Perché la salvezza sia sempre possibile. Nonostante la violenza, il razzismo, l’esclusione, la precarietà, il dissesto ambientale. Nonostante la deriva etnonazionalista e il rigurgito della guerra. “Raniero La Valle raccoglie in questo libro le più recenti lettere che raccontano il suo percorso politico e spirituale. Lettere infilate nei colli di bottiglia e lanciate nel mare della modernità- evidenzia Jesus-. Sono rivolte a chi ancora cerca di ingentilire la storia con le sue passioni e accarezzare la terra. Sono scritte per capire che cosa ci sta succedendo, ma anche destinate al tempo che verrà, ai nuovi nati che ne porteranno il peso. Questa memoria è il regalo di un uomo che ha vissuto il male radicale (il fascismo, la guerra, l’idolatria del potere) e l’ha rigettato muovendo le leve dell’informazione, della politica e dell’impegno civile per dire al mondo: “Mai più! Ora cominciamo di nuovo”. Il libro, edito da Gabrielli Editore, è dedicato a Papa Francesco perché “ha molto amato”.

Dal martirio di Moro alla profezia di Bergoglio 

È l’eredità di un testimone che si è fatto protagonista dell’edificazione di una società “altra” da quella genocida che voleva farsi misura del mondo. Ma è anche la lezione di un cristiano che – sulle orme di Giovanni XXXIII prima e ora di papa Francesco – si pone il problema di quale Dio professare. Non un Dio che domina dall’alto e fonda il trono dei potenti, ma un Dio che è puro amore, che siede accanto al povero, al naufrago, al migrante, scambiandosi con lui nel patire. Dal sacrificio di Moro (il delitto fondatore) alla novità della Costituente, dalla svolta di papa Francesco al Katékon (argine all’iniquità), dalla nuova comprensione di Dio a una diversa Europa di domani, “queste lettere in bottiglia hanno già viaggiato in mano a corrieri e bande di frequenza e altri vettori postali, e magari sono anche giunte a destinazione, ma poi invece di perdersi hanno preso la via del mare in fragili vetri per raggiungere, chissà, altri destinatari che un giorno potrebbero trovarle e perfino trarne giovamento, illuminazione o una notizia, una storia, un ricordo”.

L'obiezione di coscienza

Spiega l'autore: “Se ha un senso leggere queste lettere, è perché io sono uno dei pochi ormai che avendo vissuto “quel nostro Novecento” può ancora ammonire e gettare uno sguardo di trepidazione e d’amore su questo vostro Duemila”. Raniero La Valle (Roma 1931) è stato parlamentare della Sinistra indipendente dal 1976 al 1992. Da direttore dell’Avvenire d’Italia ha raccontato il Concilio Vaticano II anche ai vescovi che non sapevano il latino. Per la televisione ha documentato storie di ordinario genocidio, si è occupato del Vietnam, della Cambogia, della Palestina e del Salvador, ha seguito i dialoghi tra le religioni e la marcia dei pacifisti a Sarajevo. In Parlamento è stato tra gli artefici della legge sull’obiezione di coscienza. Tra i suoi libri Coraggio del Concilio (Morcelliana, 1964); Dalla parte di Abele (Mondadori, 1971); Fuori dal campo (Mondadori, 1978); con Linda Bimbi Marianella e i suoi fratelli (Feltrinelli, 1983). “Nel giu­di­care il mondo in cui viviamo papa Fran­ce­sco usa il cri­te­rio della mise­ri­cor­dia- sottolinea La Valle-. E per que­sto ha indetto il Giu­bi­leo della misericordia. L’economia che uccide, la società dell’esclusione, la glo­ba­liz­za­zione dell’indifferenza, i poveri che invece di essere sola­mente sfrut­tati ed oppressi, oggi sono anche scar­tati e messi fuori per­fino dalle peri­fe­rie, sono tutti giu­dizi che papa Ber­go­glio dà di un mondo che è senza misericordia. Se avesse mise­ri­cor­dia, rimet­te­rebbe il debito alla Gre­cia, per­met­tendo alla gente di avere la luce per la notte e il gas per cuci­nare, e sarebbe resti­tuita alla Gre­cia la libertà poli­tica usur­pata da poteri estra­nei e non respon­sa­bili di fronte a quel popolo”.

Il magistero della misericordia

Se il mondo avesse mise­ri­cor­dia, secondo La Valle, “non lasce­rebbe che masse intere di uomini e donne, e una gene­ra­zione intera di gio­vani, fos­sero escluse dal lavoro, disoc­cu­pati, licen­ziati, esu­beri, pre­cari”. Se il lavoro fosse solo il mezzo per gua­da­gnarsi da vivere, anche un minimo di red­dito assi­cu­rato a tutti potrebbe essere una solu­zione. “Ma se il lavoro è la dignità stessa della per­sona, come dice papa Fran­ce­sco, allora la mise­ri­cor­dia oltre a garan­tire un minimo vitale, dovrebbe mobi­li­tare tutte le risorse, pub­bli­che e pri­vate, per­ché il lavoro per tutti torni ad essere un’altissima prio­rità della politica- osserva La Valle-. Se la mise­ri­cor­dia fosse all’opera, il mondo non sta­rebbe a tra­stul­larsi davanti agli eccidi in Medio Oriente e in Africa, sarebbe una prio­rità met­tere fine con tutti i mezzi legit­timi, a guerre e ster­mini sacri­fi­cali, magari misti­fi­cati con moti­va­zioni reli­giose, a cui il Papa ha defi­ni­ti­va­mente tolto ogni legit­ti­ma­zione annun­ciando un Dio nonviolento”. La rivo­lu­zione comin­ciata da papa Fran­ce­sco quando per prima cosa è andato a get­tare una corona di fiori nel mare di Lam­pe­dusa, “dovrebbe con­ti­nuare e giun­gere fino alla caduta di tutte le fron­tiere, all’apertura di tutti i con­fini”. Certo, “allora andrebbe poten­ziata l’economia pri­vata e pub­blica per man­te­nere i livelli di vita già rag­giunti dai resi­denti e per­met­tere ai soprag­giunti di tro­vare spa­zio e vivere, e in tal modo la poli­tica dovrebbe assu­mere vera­mente il com­pito di far cre­scere tutta la società”.

 

 

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