La santa della lotta al Covid-19 esiste ed è sepolta in Italia

Santa Corona è vissuta nel II secolo d.C. e la tradizione la invoca come protettrice dalle pandemie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:42
La statua di Santa Corona nella Cattedrale di Wechsel, in Austria - Foto © Wikipedia

Era “nascosta” in un borgo pittoresco in provincia di Belluno. Ma oggi la città di Anzù diventa un riferimento spirituale per molti Italian perché nella sua Basilica sono conservati i resti di Santa Corona che, ironia della sorte, è la santa patrona da invocare nelle pandemie. È la scoperta fatta dal sito Aleteia e che vuole infondere un po’ di speranza per tutti gli Italiani, che sono alle prese con la pandemia di Covid-19.

La storia

Nel martirologio romano e nelle agiografie, Santa Corona è associata a San Vittore. Anche se ci sono discrepanze sulle date della loro morte, sappiamo dalla tradizione che furono entrambi martiri. Presumibilmente, morirono nel 170 d.C. sotto l’impero retto da Marco Aurelio e che furono messi a morte dal giudice romano Sebastiano. Ma, come spesso accade, alla storia s’intreccia la leggenda: Vittore sarebbe stato un soldato segretamente cristiano, perché conosceva che il prezzo da pagare alla propria fede era la morte. Ma quando il giudice Sebastiano lo scoprì, decise di frustare il giovane fino alla sua abiura. Ma il soldato non negò mai Cristo e per questo morì dissanguato.

La chiesa di Santa Corona a Vicenza

La moglie del soldato

Corona era la moglie di un soldato. Aveva appena 16 anni – un’età da matrimonio nell’Antica Roma – e coltivava la fede nel segreto del suo cuore. Ma qui la sua storia s’intreccia a quella di Vittore. Vedendo il soldato, commilitone di suo marito, ridotto in fin di vita, decise di aiutarlo. Per questo, s’inginocchiò e cominciò a pregare per lui davanti alla sorpresa di tutti, incluso il consorte, che non sapeva della sua fede. Il messaggio di Santa Corona era chiaro: in quel momento lei era lì per il soldato moribondo e voleva mostrare come fosse Dio a farsi prossimo alla povera vittima. Furioso per l’atto di “disobbedienza” della giovane, il giudice Sebastiano la fece imprigionare e poi torturare. L’esecuzione fu tremenda: fece legare il suo corpo a due cime di alberi opportunamente piegate verso terra: una volta rilasciate, la potenza, dilaniò il suo corpo. Dopo toccò a San Vittore: fu decapitato con negli occhi quella sofferenza propria dei martiri.

I resti ad Anzù

Nelle ricognizioni del 1943 e 1981, sono state esaminate le ossa conservate nella Basilica e confermato il sesso dei due corpi. Accanto all’uomo e alla donna sono stati trovati resti del polline di cedro, una pianta tipica del Mediterraneo che, secondo gli archeologi, cresceva in Siria e sull’isola di Cipro all’epoca della datazione dei resti. Sia Santa Corona che San Vittore sono divenuti santi prima del consueto processo di canonizzazione. Santa Corona si festeggia il 14 maggio. Lei rappresenta la testimonianza di un Dio che si fa prossimo ai sofferenti e ai moribondi, anche quando tutto appare perduto.

Una miniatura del martirio dei santi Vittore e Corona tratta dal Libro delle Ore, Parigi, 1480 – Foto © Wikipedia
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