“Andrà tutto bene” della mistica Giuliana Norwich diventa il motto della speranza contro il Covid-19

Il suo motto era “All shall be well”, tutto andrà bene. La mistica visse in un’epoca segnata da guerre e pestilenze, quando la Chiesa attraversava un periodo difficile

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:02

Il suo motto era “All shall be well”, tutto andrà bene. Giuliana di Norwich fu una grande mistica e anacoreta inglese del XIV secolo, beata per la Chiesa Cattolica e Santa per quella anglicana. Nacque probabilmente nel 1343 e morì presumibilmente nel 1416.

Probabilmente prese il suo nome dal convento di San Julien in cui in un determinato periodo della sua vita si rinchiuse: fonti storiche sostengono che si chiamasse Katherine, che si fosse sposata giovanissima e che avesse avuto due figli. Poi un’immane tragedia, la “peste dei piccoli” le portò via i due bambini ed il marito.

Dopo questi funesti eventi si rifugiò nell’Abbazia benedettina di Carrow nella meditazione e nella preghiera. Il venerdì santo del 1373 fu colpita da una gravissima malattia durante la quale ebbe le visioni della Passione di Cristo. Ne uscì guarita e da allora iniziò la sua vita di reclusa nella cella costruita al fianco del santuario di San Giuliano a Norwich.

Nella sua cella rielaborò le visioni avute e scrisse il suo capolavoro: “Le Rivelazioni del Divino amore”. Questo libro suscitò una vasta eco, non solo perché, fatto insolito, scritto da una donna nel medioevo, ma anche per la grande intuizione di Cristo come “nostra Madre tenerissima e carissima”. Un Dio che è insieme Padre e Madre.

“Perché Dio che ci era madre in quanto creatore”, lei spiegò, “volle diventare nostra madre in tutto, anche per quella “parte sensuale” – cioè il nostro essere vivente, carne sensibile – che si perde e si disperde, esponendoci alla sofferenza e alla disperazione”. Le sue “Rivelazioni dell’Amore Divino” contengono un messaggio di ottimismo fondato sulla certezza che tutti siamo amati da Dio e protetti dalla sua Provvidenza.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta le parole di Giuliana di Norwich quando espone il punto di vista della fede cattolica su un argomento che non cessa di costituire una provocazione per tutti i credenti: se Dio è sommamente buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza degli innocenti?

Anche i Santi si sono posti questa domanda e, illuminati dalla fede, danno una risposta che apre i cuori alla fiducia e alla speranza: nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande. Giuliana scrisse: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene……”.

“E tutto sarà bene, ogni cosa sarà per il bene”, questo il messaggio finale che Giuliana trasmette. Benedetto XVI, parlando di questa mistica e di queste sue parole di speranza, ebbe a dire: “Anche io quest’oggi voglio proporvi questo messaggio….”. All shall be well.

Scrisse Giuliana: “…. Dal primo momento che ebbi queste Rivelazioni….. imparai che nostro Signore significa amore.  Ed io vidi con assoluta sicurezza, in questa visione e in tutto il resto, che Dio prima ancora di crearci ci ha amati, di un amore che non è mai venuto meno, né mai svanirà. E in questo amore egli ha fatto in modo che tutte le cose risultino utili per noi, e in questo amore la nostra vita dura per sempre. Nella nostra creazione abbiamo avuto un inizio, ma l’amore nel quale ci ha creati era in Lui da sempre, senza principio. In questo amore noi abbiamo il nostro principio e tutto questo noi lo vedremo in Dio, senza fine. Siano rese grazie a Dio.”.

La mistica cercò un modo di esprimersi semplice perché voleva che il messaggio giungesse ai fratelli più semplici e umili, anche poco istruiti. Sapeva che le sue visioni erano a beneficio di tutti  ed esse sono alla base della frase più famosa e nota del suo libro: “Il peccato è  inevitabile, ma tutto sarà bene, e ogni specie di cosa sarà bene” (Cap. 27).

Parlò della passione di Gesù con un’alta carica emotiva…. Descrisse il sangue di Cristo come “gocce che cadono dalla grondaia di una casa dopo un forte acquazzone…”. La pelle di Gesù morente è “come una tavola di legno secco e stagionato”. Il Suo Corpo in croce sembra “un panno steso ad asciugare”. Gesù attraverso la croce ci fa capire quando grande sia il suo amore per gli uomini e quanto voglia salvare ogni cosa.

La Vergine Maria viene da lei presentata come un’icona del nostro destino di figli di Dio. “Quanto a dignità e pienezza, Lei è al di sopra di tutto ciò che Dio ha creato. Perché più in alto di Lei non c’è niente se non la beata umanità di Cristo”. (Cap. 4). Maria era sotto la croce al momento della Passione del Figlio, ed ora è con Lui nella gloria dei cieli. Elenca le virtù di Maria che sono mostrate agli uomini: sapienza e rettitudine, umiltà, povertà, stupore e riverenza. Sotto la Croce Maria è in comunione con il dolore del figlio e soffre insieme a Lui “poiché Cristo e Lei erano così uniti nell’amore, la grandezza del suo amore fu la causa della grandezza del suo dolore “(Cap. 18).

La mistica visse in un’epoca segnata da guerre e pestilenze, epoca in cui la Chiesa attraversava un periodo difficile. La sua spiritualità era una spiritualità per un tempo di crisi e per questo suscitò l’interesse di tantissimi lettori. I temi della teologia di Giuliana sono sul solco della tradizione cristiana, incluso quello tanto esaltato della “maternità di Dio”.

Nelle sue pagine vediamo un’immagine di Dio che è Padre e Madre, sempre all’opera perché tutto volga al bene; e dall’altra emerge un senso di gioia, fiducia e serenità di cui abbiamo tanto bisogno in questo momento in cui il mondo è messo a dura prova dall’epidemia del Coronavirus!

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