Giovanna d’Arco, il bell’esempio di santità per i laici impegnati in politica

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“La compassione e l’impegno della giovane contadina francese di fronte alla sofferenza del suo popolo sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con Dio.”. Così Benedetto XVI, durante un’udienza generale, parla di Giovanna d’Arco, la Santa nata nel 1412 a Domremy (Francia) da un’umile famiglia molto devota alla fede cristiana. Nell’infanzia è una bambina normale che aiuta i suoi a casa e nei campi. Già da giovane si intravedono in lei gli abbondanti frutti di una spiritualità fortemente cristocentrica e mariana. Sente il desiderio di una relazione viva con Gesù che contempla come il “Re del Cielo e della Terra”. Spesso sale al romitorio di Notre-Dame di Bermont e nel mese mariano offre alla Vergine Maria delle corone di fiori. Si distingue, inoltre, per la sua grande carità e compassione verso il prossimo, specialmente nei confronti di poveri e malati. Infatti, volentieri fa l’elemosina ai bisognosi e talvolta li ospita cedendo loro il suo lettuccio e dormendo per terra.

A livello storico quelli sono tempi molto difficili, con continue guerre fratricide tra i popoli cristiani d’Europa, la più drammatica delle quali è l’interminabile “Guerra dei cent’anni” tra Francia e Inghilterra. Alle difficoltà politiche si aggiungono quelle della Chiesa che vive la profonda crisi del grande scisma d’Occidente, durato quasi 40 anni: quando Caterina da Siena muore, nel 1380, ci sono un Papa e un Antipapa; mentre Giovanna nasce sono presenti un Papa e due Antipapa. La Santa, che rimarrà sempre analfabeta, a tredici anni sente delle misteriose “voci” dal cielo. L’arcangelo Michele, Caterina di Alessandria e Margherita di Antiochia le chiedono di intensificare la sua vita cristiana e di impegnarsi in prima persona in un grandioso progetto, quello di liberare la sua gente e far proclamare Carlo VII re di Francia. Giovanna pronuncia subito il suo “sì” facendo voto di verginità, partecipando quotidianamente alla Messa e attingendo con frequenza ai Sacramenti. Inoltre, trascorre lunghi momenti di orazione silenziosa davanti al Crocifisso e all’immagine della Vergine.

Dialoga continuamente con il Signore che la illumina anche durante i momenti più bui della sua esistenza. Come quando, interrogata dai giudici ecclesiastici, domanderà con fiducia: “Dolcissimo Dio, in onore della vostra santa Passione, vi chiedo, se voi mi amate, di rivelarmi come devo rispondere a questi uomini di Chiesa”. I suoi propositi di spendersi attivamente per la causa del suo popolo vengono inizialmente tacciati per le stravaganze di una povera folle, ma poi, quando a 17 anni scappa di casa e predice con esattezza una sconfitta della Francia contro gli invasori inglesi, quelle “fantasie” acquistano un altro peso. L’umile contadina francese, interpellata da illustri teologi, riesce a spiegare la bontà delle sue idee e la saldezza della sua fede. E così, in modo del tutto inaspettato, viene messa alla testa di un’armata che marcia su Orléans e in soli otto giorni la libera sconfiggendo gli inglesi. A coronamento dell’incredibile vittoria della Pulzella – ossia la Vergine, come viene soprannominata – giunge l’incoronazione di Carlo VII a Reims. La tradizione le attribuisce un miracolo quando è ancora in vita nella città di Lagny, dove resuscita un bambino morto prima di essere stato battezzato.

Ma non tutti vedono di buon occhio i successi di Santa Giovanna d’Arco. Innanzitutto gli inglesi, che non accettano la disastrosa disfatta arrecata da una semplice ragazza, ma anche gli stessi suoi connazionali, generali ed ecclesiastici, che si vedono messi da parte. Per questi motivi, quando la giovane guida la liberazione di Compiègne, il ponte levatoio viene sollevato prima che lei possa mettersi in salvo. È catturata dai borgognoni e venduta agli inglesi. Nel frattempo, l’Università di Parigi chiede all’Inquisizione che sia giudicata per stregoneria. Nel processo la interrogano gli uomini più dotti di Francia e Inghilterra: vescovi, avvocati ecclesiastici e prelati di vario grado. Lei, nonostante le dure accuse di idolatria, scisma, apostasia e il suo basso livello di istruzione, risponde con coraggio e precisione, pace e sicurezza. La serenità proviene da Gesù che resta sempre in cima ai suoi pensieri e aspirazioni: “Nostro Signore servito per primo”. Alla domanda se sia o meno in grazia di Dio risponde: “Se ci sono, Iddio mi custodisca; se non ci sono, Iddio voglia collocarmici perché preferirei morire che non essere nell’amore di Dio”.

Il tribunale, alla fine, la condanna a morte per eresia e il 30 maggio 1431 sale sul rogo allestito nella piazza del Vieux-Marché di Rouen. Sulla sua testa c’è scritto: “Eretica, strega, apostata, recidiva”. In quest’ora suprema la Pulzella ricorda e comprende le voci celesti che le avevano detto: “Sopporta tutto di buon grado: non ti preoccupare e non ti spaventare per il martirio: entrerai nel regno del Paradiso”. Muore bruciata viva sul rogo a soli 19 anni pronunciando più volte il nome di Gesù e con gli occhi fissi sulla grande croce da lei richiesta a un sacerdote durante l’esecuzione. Circa 25 anni più tardi Callisto III, dopo un ulteriore processo, dichiara nulla la condanna. Dopo la riabilitazione di Giovanna d’Arco, Pio X la beatifica nel 1910 e dieci anni più tardi è canonizzata per opera di Benedetto XV. È fonte di ispirazione per tanti cristiani, compresa Santa Teresa di Gesù Bambino che partecipa alle sofferenze di Cristo per la salvezza del mondo all’interno del cuore della Chiesa. Il Papa emerito descrive le doti di questa Santa – spesso raffigurata a cavallo con un’enorme corazza addosso oppure legata a un palo e circondata da fiamme e fumo – additandola a modello per quanti hanno ruoli di responsabilità nello Stato: “La liberazione del suo popolo è un’opera di giustizia umana, che Giovanna compie nella carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell’esempio di santità per i laici impegnati nella vita politica, soprattutto nelle situazioni più difficili”.

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