Don Bosco, maestro di cattolicesimo sociale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:56

Per contare in Vaticano non basta la porpora, serve l'aureola“, ripeteva il cardinale Achille Silvestrini, ministro degli Esteri di Giovanni Paolo II, profondo ammiratore di San Giovanni Bosco e per tutta la vita animatore del progetto formativo “Villa Nazareth”, residenza universitaria per studenti meritevoli e indigenti. Il fondatore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, canonizzato nel 1934 alla chiusura del Giubileo della Redenzione, era influente nel Palazzo Apostolico per il credito acquisito attraverso l'apostolato della carità che ne fa il prototipo dei preti sociali e degli educatori dei giovani del XX secolo (da don Lorenzo Milani a don Oreste Benzi) .

La voce di chi non ha voce

Per questo 32 anni fa Giovanni Paolo II lo dichiarò “padre e maestro della gioventù“. In ogni città c'è il lascito spirituale e sociale dei suoi oratori e dei suoi istituti per l'apprendistato e l'avviamento professionale delle nuove generazioni. Intere categorie hanno tratto alimento dal suo genio pedagogico e hanno edificato il proprio futuro grazie alle istituzioni da lui create. E' celebre l'episodio di un quotidiano che un giorno di mezzo secolo fa rischò di non uscire in edicola per un articolo dai toni offensivi nei confronti della memoria del santo. Tutti i tipografi della testata si erano formati nelle scuole da lui fondate e minacciarono di bloccare le rotative se il pezzo contro don Bosco fosse andato in stampa. Al tempo stesso il fondatore dei Salesiani è stato anche esemplare per la forza della sua presenza nella vita pubblica, dimostrando che la voe della Chiesa è forte anche in ambito sociale e, in senso alto, politico (“La politica è la forma più alta di carità”, diceva Paolo VI) quando è credibile la testimonianza personale di chi si fa portavoce di chi non ha voce.    

Su mandato di Leone XIII

Mentre le case dei salesiani si moltiplicavano, nel 1876 Don Bosco organizzò la prima spedizione missionaria, con meta l'Argentina. “Da allora l’espansione procedette a ritmi sempre più intensi”, ricostruisce Famiglia Cristiana. Nel 1880 Leone XIII, il Papa dell'enciclica sociale Rerum Novarum, gli affidò la costruzione della Basilica del Sacro Cuore di Gesù  a Roma, e per questo “Don Bosco si recò questuante a Parigi suscitando ammirazione per miracoli e grazie eccezionali da lui ottenuti; nel 1886 si recò in Spagna, accolto altrettanto trionfalmente dalla popolazione”. Fece appena in tempo a recarsi a Roma per l’inaugurazione del tempio: intanto si aggravavano le sue condizioni di salute. Morì il 31 gennaio 1888. 

Buoni cristiani e onesti cittadini

Fu beatificato da Pio XI nel 1929 e da lui canonizzato il giorno di Pasqua (1° aprile) del 1934. Giovanni Paolo II ha portato ad esempio la sua pedagogia, sintetizzabile nel “sistema preventivo”, che si basa su tre pilastri: religione, ragione e amorevolezza e si propone di formare buoni cristiani e onesti cittadini. “Uno dei capolavori della sua pedagogia fu San Domenico Savio- osserva il settimanale dei Paolini-.Don Bosco, uno dei santi più amati invita, è anche oggi uno dei più invocati e popolari per le grazie che si ottengono incessantemente per sua intercessione”.

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