Apostolo degli slavi e patrono d’Europa: chi era San Cirillo

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San Cirillo, monaco, apostolo degli slavi e patrono d’Europa. Nasce a Tessalonica (Grecia) nell’826 circa, muore a Roma il 14 febbraio 869. Costantino è il più giovane di 7 figli. Ha un carattere calmo e riflessivo: più che alla vita attiva è portato alla contemplazione. Da ragazzo apprende la lingua slava. A 14 anni viene inviato a Costantinopoli per motivi di studio e per un periodo è paggio dell’imperatore Michele III.

Riceve una ricca istruzione e diventa insegnante dell’università imperiale: svolge il suo compito con tale professionalità da meritare l’appellativo “il Filosofo”. Su richiesta del principe Rotislav, si reca in Moravia insieme al fratello Metodio per diffondere il cristianesimo. Costantino crea un vero e proprio alfabeto (i cui caratteri sono chiamati “cirillici”) e per primo, insieme al fratello, traduce in lingua slava i testi liturgici e i testi sacri. 

Sono infatti convinti del fatto che i singoli popoli debbano udire e leggere il messaggio evangelico nella propria lingua, per poterlo assorbire al meglio (fino ad allora la Chiesa ritiene idonee alla liturgia solo le lingue ebraica, greca e latina). Dopo molti anni di attività missionaria in Moravia, i due fratelli giungono a Roma con le reliquie di papa Clemente I. Ottengono da Papa Adriano II il permesso di utilizzare la lingua slava e la traduzione della Bibbia in slavo nella liturgia, purché i brani siano preceduti dagli stessi scritti in lingua latina.

Morte

Muore a Roma a 42 anni circa, dopo cinquanta giorni di grandi sofferenze. Negli ultimi giorni di vita afferma: “Da questo momento non sono più servo né dell’imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno. Amen”. Il giorno seguente emette la professione monastica con il nome di Cirillo. Muore dopo aver abbracciato coloro che gli sono intorno e dopo aver ringraziato il Signore per le sue opere e la sua vita. Viene sepolto con grande solennità nella basilica di San Clemente. 

Tratto dal libro “I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire” di Luigi Luzi

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