Nobel per la Pace a Nadia Murad e Denis Mukwege

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:54

Nadia Murad, donna yazida ed ex prigioniera dell'Isis, e Denis Mukwege, medico congolese, sono i due premiati con il Nobel per la Pace 2018, insigniti dell'onorificenza “per i loro sforzi volti a porre fine all'uso della violenza sessuale come arma di guerra e conflitto armato”. Mukwege, in particolare, è noto per la sua attività di supporto medico alle vittime di violenza sessuale nella Repubblica democratica del Congo, mentre Nadia Murad, irachena yazida, ha intrapreso da anni una battaglia contro le violenze perpetrate dalle milizie fondamentaliste lei, ex schiava sessuale dei jihadisti dell'Isis che, irrompendo nel suo villaggio, fecero uno strage.

Mukwege, il medico

Sono circa 40 mila le vittime di stupri (nella maggior parte dei casi corredati da atroci violenze e vere e proprie torture) curate dal dottor Mukwege dal 1998 a oggi. Ginecologo, ha operato come medico durante la guerra del Congo, terminata nel 2002 ma i cui postumi proseguono ancora oggi, specie nel settore diamantifero conteso da gruppi armati che regolarmente si scontrano con le Forze armate del Paese. Per Mukwege, “lo stupro è una strategia”, violenze collettive che mirano a destabilizzare le comunità e, infinie, a distruggerle, puntando sul fatto che chi assiste alle violenze, sessuali a non, tende poi ad abbandonare i luoghi dove queste sono avvenute.

Nadia, sopravvissuta all'Isis

Nadia Murad, 25 anni, è un'ex priogioniera dell'Isis resa schiava nei giorni di maggior espansione del Califfato, nel 2014. E' sopravvissuta alla prigionia e agli abusi subiti, divenendo ambasciatrice dell'Onu e Premio Sakharov nel 2016, raccogilendo nel libro L'ultima ragazza i ricordi dei soprusi subiti, sessualmente e psicologicamente. Secondo la Commissione assegnatrice, Murad “è vittima di crimini di guerra. Ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime. Fa parte della minoranza yazida del nord dell'Iraq, dove ha vissuto con la sua famiglia nel remoto villaggio di Kocho. Nell'agosto 2014 lo Stato islamico (Isis) ha compiuto un attacco brutale e sistematico ai villaggi del distretto di Sinjar, finalizzato a sterminare la popolazione yazida. Nel villaggio di Nadia Murad sono state massacrate diverse centinaia di persone. Le donne più giovani, compresi bambini minorenni, sono state rapite e detenute come schiave del sesso. Prigioniera dell'Isis, Nadia Murad fu ripetutamente oggetto di stupro e altri abusi”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.