MARTEDÌ 16 OTTOBRE 2018, 11:00, IN TERRIS


MEMORIA

Il ruolo delle vittime nella storia

CATERINA MAZZITELLI
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Il cimitero di guerra di Anzio
Il cimitero di guerra di Anzio
E

siste un'inquietudine diffusa nel Paese. L'avvertiamo tutti con uno stato di sofferenza e disagio. Probabilmente si tratta di un effetto di ritorno e di un riflesso delle grandi trasformazioni in atto.

Il razzismo esiste?  L'italiano è conosciuto come persona di cuore; ne ha dato piena dimostrazione in tempo di guerra. Tutti noi rifiutiamo l'idea: si tratta di un sentimento negativo che sentiamo estraneo al Dna della nostro popolo. Razionalmente non va rinnegata l'esistenza di questa pulsione, che proviene dalla profondità della persona. Probabilmente, in qualche misura, maggiore o minore, è presente in ciascun individuo. Si tratta di dominare queste sensazioni di "rifiuto"; guai a formarne oggetto di una filosofia di vita e di linee e direttive programmatiche.

Occorre mantenere obiettività di giudizio in ogni momento. Quale potrà essere il passo ulteriore? Il credo cristiano impone di non giudicare. E' difficile una serena interpretazione di questo imperativo. Il "giudizio" si affaccia alle nostre menti naturalmente; occorre pensare con termini equivalenti "non condannare senza scampo". Si tratta di un richiamo alla compassione umana, che è una forma di amore universale e di voler bene.

Qual è il ruolo delle vittime nella storia? Appartengono a di tutti i generi, sono del passato e dei nostri giorni: uomini e donne, bambini e anziani, uccisi, sgozzati, impalati, violentati ,annegati. Gli ultimi della scala di priorità: gli animali, oggetto di maltrattamenti continui, senza ragione alcuna, del tutto insensati.

Abbiamo di fronte una sorta di cimitero, lungo lungo, che dal passato arriva ai nostri giorni. L'uomo non cambia; a conti fatti, rappresenta, in tutto e per tutto, un essere miserevole;  lo è ancor di più, quando si vale di una forza congiunta con altri.

Con la mente dobbiamo andare oltre. Ci sono altre vittime: quelle che subiscono i nostri atteggiamenti di chiusura, di esercizio del potere, di superficialità, di indifferenza. Come ricordarle? Ciascuna di esse porta una scia di dolore e lacera il nucleo familiare di provenienza.

Le vittime di solito appartengono al ceto più debole. Se ne creano di nuove in ogni fase storica, ciclicamente,  proprio per mancanza di una memoria effettiva, presente in ciascuno di noi. Anche noi possiamo essere responsabili, a causa del nostro cattivo operato professionale. Le vittime della storia devono portare a noi stessi. Risalta così il ruolo della vittima: mostrare le nefandezze degli esseri umani e l'assenteismo e l'insipienza di tutti gli altri.

 

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