Allarme sociale per la crescita dei working poor (lavoratori poveri) e cioè persone che, pur avendo un’occupazione, vivono al di sotto della soglia di povertà a causa di un reddito insufficiente a coprire le spese di vita. Il fenomeno, noto anche come povertà lavorativa, non è dovuto solo a bassi salari, ma anche a instabilità lavorativa, part-time involontario e strutture economiche deboli, con conseguenze su chi ha carichi familiari. Un panorama stabile, ma non privo di ombreinedite. Tendenze che si consolidano, con il progressivo ritirarsi dell’ “onda anomala” innescata dalla stagione della pandemia e dei lockdown. Ma anche elementi di novità, che rimandano ad aree di disagio e di fragilità emergenti o riemergenti. E’ online sul sito internet di Caritas Ambrosiana, il rapporto La povertà nella diocesi ambrosiana prodotto dall’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse. L’aumento dei centri monitorati determina l’aumento degli utenti incontrati e censiti (18.934 persone, +9,8% rispetto all’anno precedente). Nonché l’aumento delle richieste di aiuto ricevute e degli interventi di risposta realizzati (64.431, oltre 5 mila in più rispetto al 2023).

Fragilità sociale
Tra le conferme del Rapporto 2024, vi è il fenomeno dei working poor, persone con un lavoro che si rivolgono ai centri Caritas perché in difficoltà economica. La fragilità occupazionale é sempre stata un tratto caratterizzante delle persone che si rivolgono ai centri di ascolto, ma l’andamento degli ultimi anni testimonia la profonda trasformazione del mercato del lavoro, e del fenomeno stesso della povertà, in sintonia con quanto attestato da numerose altre fonti. Se nel 2016 quasi i due terzi del campione Caritas erano rappresentati da persone disoccupate e solo il 14,5% da lavoratori poveri, nel 2024 quasi 1 persona su 4 tra quelle incontrate e ascoltate (24,6%) è in possesso di un’occupazione. Che, nei fatti, non garantisce reddito sufficiente e condizioni di vita dignitose. Il Rapporto costituisce dunque una radiografia sempre piu’ rappresentativa dei fenomeni di povertà che corrodono la società milanese e lombarda. E che almeno in parte sfuggono alla statistica ufficiale, o quantomeno alla conoscenza pubblica. Il quadro che ne emerge non attesta, dopo l’impennata di inizio decennio, dovuta alle ripetute crisi planetarie (Covid, guerre, inflazione), un incremento quantitativo dell’area di povertà.

Duplice tendenza
A fronte del ritrarsi di alcune emergenze, si osserva però una duplice tendenza. Da un lato, alcune situazioni di bisogno continuano a non trovare risposte adeguate nei territori e con il tempo rischiano di diventare croniche, come dimostra il fatto che due terzi delle persone incontrate siano assistiti che si rivolgono ai centri e servizi Caritas da anni. D’altro canto, tra le persone ascoltate e aiutate compaiono anche un terzo (percentuale piuttosto significativa) di volti nuovi, soggetti rivoltisi alla Caritas per la prima volta nel 2024, portando con se’ anche nuovi bisogni. Tra coloro che si sono rivolti ai centri Caritas nel 2024, hanno continuato a prevalere le donne (58,2%), ma la componente maschile è apparsa in leggera crescita (41,8% contro il 40,4% del 2023). Interessanti, e in parte sorprendenti, i dati relativi alle fasce d’età. Gli ultra 65enni rivoltisi ai servizi Caritas sono stati il 12,2% del totale, dato quadruplicato negli ultimi 10 anni (erano il 3,7% nel 2015). La tendenza, affermatasi durante la stagione pandemica, persiste oltre essa ed è confermata anche dalla rete nazionale dei servizi Caritas.

Terza età
Diversamente da altri indicatori, negli ultimi quattro anni il dato relativo alla presenza degli anziani si è stabilizzato, ma non è più tornato sui livelli pre-Covid. Nelle statistiche ufficiali, viceversa, gli over 65 risultano meno colpiti dalla povertà. La pandemia non ha fatto altro che esasperare e scoperchiare una condizione di vulnerabilità diffusa, dovuta a solitudine e a debolezza o assenza di reti di sostegno famigliari, amicali e sociali, prima ancora che a indigenza economica e carenze materiali. Significativa, e ancor più complessa, appare la situazione relativa ai giovani. Gli under 35 rivoltisi ai centri d’ascolto e ai servizi Caritas sono stati oltre il 19%, quasi 1 su 5, del totale dei beneficiari, dato in lento ma costante aumento negli ultimi anni. E soprattutto ben piu’ alto di quello delle statistiche ufficiali (secondo le quali gli under 35 in situazioni di poverta’ assoluta sono il 10%). In questo caso, però, torna utile incrociare il dato sull’età con quello sulla cittadinanza. La presenza degli under 35 è poco significativa tra gli italiani e più rilevante tra i cittadini comunitari, tra gli extracomunitari regolari e soprattutto tra gli extracomunitari irregolari.

Caritas Ambrosiano
Gli immigrati che si sono rivolti ai centri di Caritas Ambrosiana nel 2024, in effetti, sono stati 12.388, ovvero il 65,5% del totale delle persone aiutate. La loro presenza è aumentata di quasi 5 punti percentuali negli ultimi due anni (erano il 60,9% nel 2022), tendenza dovuta a una molteplicità di fattori, tra cui la perdurante inefficacia del quadro normativo, che spinge o lascia nell’incertezza e nella precarietà esistenziali, oltre che in una condizione di irregolarità amministrativa, molti individui. Per esempio coloro che non possono ottenere asilo, protezione umanitaria e dunque permesso di soggiorno, essendo originari di paesi ritenuti sicuri dalle amministrazioni pubbliche, pur non essendolo nei fatti. E’ il caso del Perù, da cui proviene ben il 23,1% dei migranti rivoltisi a Caritas nel 2024, dato in vorticosa crescita, come gia’ nel biennio precedente.

