MERCOLEDÌ 25 OTTOBRE 2017, 11:07, IN TERRIS

"Voglio bambini gender neutral"

In Gran Bretagna cinque bambini a settimana entrano in cliniche per cambiare sesso

FEDERICO CENCI
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È

 record in Gran Bretagna: ogni settimana in media cinquanta bambini finiscono in una delle cliniche in cui si inizia il percorso farmacologico per cambiare sesso. Tra questi, ci sono piccoli di appena quattro anni. Lo riferisce il Mirror, citando uno specialista che parla di “massiccio aumento”.


Bloccare la pubertà

I piccoli che fanno il loro ingresso in queste strutture, soffrono di “disforia di genere”, cioè si sentono a disagio con il proprio sesso biologico. Coloro che hanno almeno undici anni, possono essere trattati con dosi di ormoni per bloccare la pubertà. Una volta raggiunta un’età più matura, questi ragazzini possono poi decidere se andare avanti con il cambio di sesso attraverso anche un’operazione chirurgica.

Un endocrinologo dell’Università di Oxford ha detto al riguardo: “Abbiamo usato questi trattamenti per i bambini che, per qualsiasi motivo, iniziano la pubertà presto, alcuni piccoli di sette anni che possono avere gravi disagi”. Il medico spiega che essi possono giungere all’età di sedici o diciassette anni e stabilire se proseguire il cambio di sesso o desistere.


2.600 bambini in clinica

Il numero di bambini che entrano nella clinica è aumentato del 24% negli ultimi sei mesi. Si tratta di 1.302 bambini. Tra loro anche due bambini di quattro anni, quattro di cinque anni e diciassette di sei anni. Nel biennio 2016/17 ci sono stati 2.016 casi, mentre le previsioni per il 2017/18 sono di circa 2.600 bambini. Nel 2009 erano 97. Al 40% di questi piccoli pazienti sono stati somministrati farmaci per il blocco della pubertà. Lo psicologo clinico Polly Carmichael ha commentato: “Non esiste una singola spiegazione per l’aumento”.

“Ma sappiamo – ha aggiunto – che ci sono stati notevoli progressi verso l’accettazione e il riconoscimento delle persone transgender e di genere diversificato nella nostra società, oltre alle maggiori conoscenze sulle cliniche di genere specializzate e sul supporto disponibile”.


Una moda?

C’è però dell’altro. Il prof. Miroslav Djordjevic, famoso urologo d’origine serba, ha sottolineato che l’ascesa potrebbe essere in parte una moda tra i genitori che condiziona i propri figli.

“Non riesco a credere che i cinquanta (pazienti, ndr) a una settimana saranno tutti transgender”, ha detto. L’urologo ha spiegato che tanti genitori chiedono aiuto, anche se in realtà non conoscono nemmeno loro stessi l’entità del disagio con il proprio sesso da parte dei figli. “Al momento sembra qualcosa di simile a una moda”, ha concluso.

Sulla stessa lunghezza d’onda lo psichiatra Robert Lefever, secondo cui “le diagnosi psicologiche sono questioni di opinione” e dunque “dobbiamo essere sicuri che stiamo trattando il bambino e non un problema psicologico di un genitore invadente”, di qui la domanda se il disturbo di genere non sia diventato “di moda”.


Il caso Paloma Faith

Che il gender in Gran Bretagna somigli molto a una moda culturale lo dimostrano diversi episodi. Ultimo in ordine di tempo quello che riguarda la cantante Paloma Faith, la quale nel dicembre scorso ha avuto un figlio che vorrà crescere senza un’identità sessuale. La trentaseienne ha detto: “Voglio tre figli che saranno ‘gender neutral'”. L’erba voglio, però, non cresce in natura.

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