VENERDÌ 17 MAGGIO 2019, 00:01, IN TERRIS

"Vi spiego perché abbiamo affisso un maxi-manifesto con un embrione"

In Terris a colloquio con Jacopo Coghe, vicepresidente dell'organizzazione Pro Vita e Famiglia

FEDERICO CENCI
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Maximanifesto per la tutela della vita nascente - Fonte: Pro Vita e Famiglia
Maximanifesto per la tutela della vita nascente - Fonte: Pro Vita e Famiglia
“C

ara Greta, se vuoi salvare il pianeta… Salviamo i cuccioli d’uomo!”. L’immagine, quella di Michelino, un embrione a undici settimane dal concepimento. La firma, quella di Pro Vita e Famiglia. In una mattina di primavera camuffata, Roma si è svegliata con un messaggio alla giovane pasionaria ambientalista svedese sotto forma di maximanifesto di ben 250 metri quadri: in pratica, grande quanto un campo da tennis. Un modo - spiegano gli organizzatori - per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sul tema della tutela della vita nascente.


Ecologia integrale

Intervistato da In Terris, Jacopo Coghe, vicepresidente dell’organizzazione pro-vita nata durante il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, respinge le polemiche sottolineando che non si tratta affatto di un attacco a Greta Thunberg. “L’ecologia è una cosa buona - afferma -, che diventa ottima quando integrale, ossia se si occupa anche del benessere dell’uomo”. Di ecologia integrale, del resto, parla anche Papa Francesco nella sua Enciclicla Laudato Si’: il concetto dà il titolo al capitolo IV e ricorre altre nove volte nel testo. Proprio ieri il Santo Padre è tornato sul tema con un tweet eloquente: “Promuovere lo sviluppo della famiglia significa sostenere la cura di ogni persona e di tutto il creato”. Gli fa eco Coghe: “Per semplificare, l’ecologia ha lo scopo di salvare l’ambiente da tutto ciò che lo inquina. Ebbene, è fondamentale combattere anche ciò che inquina l’uomo minando il suo benessere psico-fisico, cioè l’ideologia gender, la pornografia, l’aborto...”.


Michelino protagonista

Non è la prima volta che viene affisso un maxi-manifesto su un palazzo della Capitale per sostenere la vita fin dal concepimento. Nell’aprile dello scorso anno fece scalpore quello su via Gregorio VII, a due passi dal Vaticano. Il protagonista era sempre “Michelino”, la cui enorme immagine era accompagnata dalla scritta: “Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito”. Le polemiche furono roventi e giunsero fin sopra il colle del Campidoglio, tanto che dopo nemmeno tre giorni venne rimosso. “Stavolta - racconta Coghe - abbiamo cercato di invertire la comunicazione, lanciando un messaggio positivo: sul manifesto non è presente la parola aborto, piuttosto campeggia un hashtag con la scritta ‘Scelgo la vita’”. Il vicepresidente dell’organizzazione afferma che con questa gigantografia “mostriamo ciò che viene nascosto alle donne che vanno ad abortire: ossia l’embrione, che è già formato, è un essere umano nel grembo materno”. Aver optato per una comunicazione più positiva eviterà nuove censure? “Le temiamo sempre - risponde Coghe - ma stavolta ci sono meno appigli legali cui attaccarsi, dunque ‘Michelino’ resterà visibile per almeno quindici giorni”.


Europa e famiglia

Proprio in questi giorni i riflettori internazionali sono puntati sull’Alabama, dove il governatore ha firmato una legge che rende l’aborto fuori legge quasi in ogni circostanza. L’obiettivo di queste campagne pro-vita è emulare lo Stato americano? “Noi vorremmo che la legge 194 fosse resa inutile dal fatto che nessuna donna decidesse più di abortire”, commenta puntuale Coghe. Un lavoro culturale più che politico, dunque. “Il problema - spiega - è che oggi viene addotta come motivazione che giustifica l’aborto la salute psico-fisica della donna, ma non si considera la vita del bambino, che è la parte più debole. Bisogna dar voce a chi non ne ha”. Ma il lavoro culturale non esclude quello politico. Di qui nasce il manifesto che Pro Vita e Famiglia ha sottoposto ai candidati alle Europee del 26 maggio. “Lo hanno sottoscritto molti esponenti di diversi partiti - dice Coghe -, speriamo che nel prossimo Parlamento europeo possa rinascere una cultura della vita e della famiglia. Perché se non si rimette la famiglia al centro dell’Europa, non andiamo da nessuna parte”.

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