“La cucina italiana è un simbolo globale e il cibo è un atto di giustizia intergenerazionale”, afferma il rettore Elena Beccalli. L’Università Cattolica del Sacro Cuore, nella sua sede di Piacenza-Cremona, ha ospitato la prolusione dello chef stellato Carlo Cracco. L’innovazione in cucina, infatti, “nasce dall’incontro tra esperienza e futuro”. Una “autentica alleanza fra generazioni”. Focus sulla nutrizione nell’ateneo fondato da padre Agostino Gemelli, a partire dall’esperienza di uno chef stellato che, ha sottolineato Elena Beccalli, “con la creatività dei suoi piatti ha contribuito a rendere la cucina italiana un simbolo globale“. La riflessione del rettore parte da due assunti legati all’alleanza tra generazioni. “In un’epoca segnata da una transizione demografica senza precedenti, il binomio tra nutrizione e longevità rappresenta una nuova frontiera dei diritti umani”, spiega Elena Beccalli. Inoltre, aggiunge, “l’invecchiamento non deve essere inteso come un processo di sottrazione, bensì un’estensione della dignità umana assicurata anche dalle scelte alimentari”. In questi due assunti “è contemplato l’universo interdisciplinare al centro delle attività dei campus di Piacenza e Cremona“.

Focus-cibo
Sul primo versante, precisa il rettore dell’Università Cattolica, “longevità significa non solo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni”. Ciò testimonia “il legame tra nutrizione, longevità e diritti umani”». Ma il problema della nutrizione corretta riguarda anche le giovani generazioni. Prosegue Elena Beccalli: “Nel 2026, lo scenario globale descrive una realtà paradossale: per la prima volta nella storia, il numero di bambini e adolescenti obesi ha superato quello dei sottopeso”. Si tratta di “un tema politico in senso ampio, di una questione sociale di primo livello”. La professoressa Beccalli lancia dunque un appello all’azione su un impegno condiviso tra istituzioni, comunità e mondo della ricerca. Un invito rivolto principalmente alle istituzioni. Affinché “riconoscano pienamente la nutrizione clinica come componente primaria dei livelli essenziali di assistenza”. Poi alle comunità. Perché “riscoprano il valore del pasto condiviso, potente antidoto alla solitudine, che a sua volta rappresenta una delle cause più insidiose della malnutrizione“. Infine alla scienza. Perché “continui a innovare nel campo delle tecnologie alimentari senza mai perdere di vista la centralità del piacere del gusto e della qualità dell’esperienza alimentare“.

Atto di giustizia
Una risposta concreta è “la creazione di un nuovo centro di ricerca di eccellenza sulla longevità nel campus di Cremona, avviato con l’Università Bocconi, mediante il sostegno della Fondazione Invernizzi”. Il rettore dell’ateneo cattolico evidenzia un altro aspetto. “Se l’uomo è ciò che mangia e se la nostra umanità dipende dalla responsabilità verso l’altro, allora garantire la sicurezza nutrizionale è un atto di giustizia universale e intergenerazionale”. Per questo “combattere la povertà alimentare e la malnutrizione clinica non è solo un obiettivo sanitario, è l’unico modo per abitare una società che possa ancora dirsi civile”. È necessario quindi assegnare rilevanza alla sostenibilità sociale e ambientale, oltre che economica, sottintendendo uno sviluppo nel presente non realizzato a scapito di quello futuro.

Formazione
Ciò rimanda a “un profilo di giustizia intergenerazionale, basata su un’alleanza tra generazioni”. Di questo ha parlato anche lo chef Carlo Cracco nella sua prolusione. Esprimendo il senso stesso della cucina. Che “non rappresenta soltanto un insieme di tecniche o l’espressione di una creatività individuale”. E’ soprattutto “un patrimonio culturale che si sviluppa e si arricchisce grazie alla trasmissione di conoscenze, esperienze e valori tra maestri e allievi”. Come figura più significativa per l’alleanza di generazioni, lo chef ha ricordato quella di Gualtiero Marchesi. Che “rappresenta non soltanto un grande cuoco, ma anche un maestro capace di formare e ispirare intere generazioni di professionisti”.

