Tra religione e letteratura: le forme della preghiera nella tradizione americana

Un libro raccoglie importanti contributi sul rapporto tra preghiera, cultura e letteratura nella tradizione americana, incluso un saggio di don Cristiano Marasca sul cosmoteandrismo nell’opera di John Steinbeck

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Preghiera. Foto © Ri Butov da Pixabay.

Le forme della preghiera nella tradizione americana. E’ appena uscito per Morlacchi University Press l’importante volume “Tra religione e letteratura” a cura di Giuseppe Nori e Mirella Vallone. Il libro raccoglie vari contributi sul rapporto tra preghiera, cultura e letteratura nella tradizione americana. Tra i saggi anche l’intesa analisi di don Cristiano Marasca sul cosmoteandrismo nell’opera di John Steinbeck. Il cosmoteandrismo, termine coniato dal filosofo e teologo Raimon Panikkar, descrive una visione del reale in cui ogni ente è costituito da un insieme indissolubile di tre dimensioni: cosmo (materia), teos (divino) e andros (umano). John Steinbeck (1902-1968), è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e mondiale. Vincitore del National Book Award e del premio Pulitzer per “Furore” nel 1940, nel 1962 venne insignito del premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Per le sue scritture realistiche e immaginative, che uniscono l’umore sensibile e la percezione sociale acuta”.

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Foto di chris robert su Unsplash

Preghiera e letteratura

Nel 1964 il presidente Usa Lyndon B. Johnson conferì inoltre la Medaglia presidenziale della libertà. Sulla scia di studi precedenti, quali Faith in literature (2017), Deserto e spiritualità (2020) e Il sermone puritano (2024), il volume offre un ulteriore contributo all’analisi dell’interazione tra religione, fede e letteratura in ambito americano. L’interesse si concentra sulla preghiera. Evento primario tra linguaggio e azione che tesse in sé desiderio e ricerca di senso, mistero e vulnerabilità. Numerose sono le forme e le definizioni della preghiera con cui poeti e scrittori, tesi a re-immaginare il mondo, si sono misurati nelle loro opere. Di queste i saggi qui raccolti esplorano vari aspetti e nodi – verbali e stilistici, politici e razziali, culturali e cultuali, ecologici e rituali – emblematici dell’America profonda e della sua contemporaneità. Nato a Jesi nel 1973 don Cristiano Marasca ha conseguito la maturità classica presso il liceo “Cappuccini” di Ancona. Sempre ad Ancona presso l’Istituto Teologico Marchigiano della Pontificia Università Lateranense ha ottenuto il Baccellierato in Sacra Teologia con il massimo dei voti. Ha proseguito gli studi a Roma nella Città del Vaticano presso la Facoltà di Diritto Canonico dell’Institutum Utriusque Iuris della Pontificia Università Lateranense, sempre con il massimo dei voti. Nel 2016 si è inoltre laureato con lode in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali (Lingua e Letteratura e cultura Araba e Anglo-americana). È giudice presso il Tribunale Ecclesiastico Regionale Piceno di Fermo, Vicario Giudiziale della Diocesi di Jesi, Cancelliere Vescovile, Direttore dell’Archivio Storico Diocesano. Inoltre è Vice direttore della Biblioteca Diocesana Card. Petrucci Coordinatore della Scuola Diocesana di Teologia, Direttore dell’Ufficio diocesano Insegnamento della Religione Cattolica Educazione Scuola-Università, parroco, è uno degli assistenti dei campi nazionali di formazione capi AGESCI. Assistente di zona per gli scout e responsabile del Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile.

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Foto di freestocks su Unsplash

Curatori

Giuseppe Nori è professore di Lingua e Letteratura Angloamericana all’Università di Macerata. È autore di monografie, edizioni critiche, e saggi sui classici dell’Ottocento (Melville, Hawthorne, Emerson, Bancroft, Whitman, Stephen Crane) e del Seicento (Herbert e Thomas Rogers, Milton, Anne Bradstreet). Si è occupato inoltre di narrativa e poesia moderniste (Sh. Anderson e Fitzgerald, Pound e Amy Lowell). L’altra curatrice dell’opera, Mirella Vallone, è professoressa associata di Letteratura Angloamericana presso il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia. La sua ricerca si concentra sui temi dell’identità, della memoria, della traduzione culturale, del trauma, della fede. E sul rapporto tra letteratura e religione. Ha tradotto e curato l’edizione italiana di “La sovranità e la bontà di Dio” di Mary Rowlandson e le raccolte poetiche di Mohja Kahf, E-mail da Shahrazad e Le poesie di Agar. È inoltre curatrice del volume Faith in literature: religione, cultura e identità negli Stati Uniti d’America e co-curatrice, insieme a Giuseppe Nori, di Deserto e spiritualità nella letteratura americana. E con Giuseppe Nori e Carla Vergaro, di “Il sermone puritano tra adattamenti e contaminazioni”.

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Anniversario

A proposito di Usa e John Steinbeck, chi non ha sognato di percorrerne le onde d’asfalto, tra i cespugli rotolanti del deserto e le luci dei motel, ferma nel tempo come i versi che ha ispirato. L’iconica Route 66, 3755 chilometri che dividono in due la pancia degli Stati Uniti come una cicatrice, da est ad ovest, compie 100 anni l’11 novembre 2026, e States si preparano a rendere omaggio alla “Mother Road” simbolo della libertà e della prima fuga verso Ovest negli anni della grande depressione. Oggi ha un profili social e la cantano ancora poeti come Bob Dustwalker. “Lungo la Route 66 dormono ancora, auto arrugginite, ferme nell’ora/. Scheletri lucenti di un tempo lontano, che il sole accarezza con tocco umano”. Ma la mitica strada che attraversa otto stati – da Chicago, nell’Illinois, a Los Angeles, in California – è entrata prepotentemente nella storia della letteratura e dell’arte. Attraverso romanzi come “Furore” di John Steinbeck, o “On the road” di Jack Kerouac, per non parlare del cinema con Easy Rider di Dennis Hopper con Peter Fonda e Jack Nicholson, o dei bellissimi quadri di Bob Dylan. Un luogo mitico che comprende nel suo percorso il Gran Canyon. Secondo uno studio condotto da Brand USA, i road trip figurano tra le tre esperienze turistiche che più attraggono i visitatori internazionali. Per questo Brand Usa, insieme al segretario Sean Duffy e al Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti, ha lanciato l’iniziativa Great American Road Trip. Così da mettere in risalto oltre 250 luoghi iconici lungo le strade più celebri del Paese. Inclusa naturalmente la leggendaria Route 66.
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Foto di Marisa Sias da Pixabay

Luogo iconico

Si parte dal Route 66 Hall of Fame and Museum di Pontiac, Illinois, dove è possibile ammirare cimeli e scattare foto davanti al più grande murale del celebre cartello “Route 66”. Il Missouri è noto per le sue numerose attrazioni lungo la Route. Questa parte è ricca di curiosità uniche. Come la sedia a dondolo più grande del mondo.E la seconda forchetta più grande del mondo a Springfield. Sebbene breve con poco più di 20 km, il tratto del Kansas include diversi punti d’interesse per gli appassionati di storia. Tra cui il Marsh Arch Bridge (Rainbow Bridge). Il Baxter Springs Heritage Center & Museum. E il Galena Mining & Historical Museum. The Oklahoma Route 66 Museum di Clinton, Oklahoma racconta la storia della Route, com’è stata fondata e il periodo storico in cui nacque. Non può mancare una sosta alla celebre Blue Whale of Catoosa, a Catoosa, Oklahoma, attualmente in fase di ristrutturazione in vista del centenario. A Luther, la storia prende vita alla Threatt Filling Station. Costruita nel 1915, fu un punto di riferimento per i viaggiatori afroamericani lungo la Mother Road. Inserita nel 2021 nella lista dei Most Endangered Places del National Trust for Historic Preservation, da allora ha vissuto una rinascita sia materiale che in termini di visibilità. In Texas, ad Amarillo, racconta l’Ansa, si trova il celebre Cadillac Ranch, una famosa installazione artistica a cielo aperto. Mentre a Santa Rosa, New Mexico, il Route 66 Auto Museum espone una collezione di auto d’epoca e cimeli. Sempre in New Mexico, aprirà presto il nuovo West Central Route 66 Visitor Center ad Albuquerque. Si tratta di una struttura polifunzionale di 2.000 metri quadri che ospita una collezione di insegne al neon, un museo, anfiteatro, sala conferenze, negozio di souvenir. Oltreché spazi per eventi e mercati all’aperto. Inoltre, il progetto artistico “Route 66 Remixed”, in collaborazione con Meow Wolf, Refract Studio e artisti locali, trasformerà la Central Avenue in un “road trip artistico”. Con installazioni su larga scala ed esperienze digitali che celebrano le tradizioni locali. Le installazioni comprendono esperienze di realtà aumentata in location come il Guild Theater e l’Albuquerque Museum Sculpture Garden. Oltre ad opere fisiche tra cui sculture e la decorazione del bus Albuquerque Rapid Transit.
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Foto di Alexa da Pixabay

Siti

Si possono esplorare, riferisce l’Ansa, i singoli siti oppure seguire un itinerario tramite un’interfaccia web. Hakim Bellamy, il primo poeta laureato di Albuquerque, sarà il narratore e racconterà l’esperienza del road trip. A ovest nello stato dell’Arizona si trova il Petrified Forest National Park, l’unico parco del sistema dei Parchi Nazionali a includere un tratto della storica “Mother Road”. L’Arizona ospita anche alcune tra le attrazioni più particolari sulla Route 66 come il Jack Rabbit Trading Post a Joseph City, o la città di Winslow, resa celebre dalla nota canzone degli Eagles “Take It Easy“. E Kingman, sede dell’Arizona Route 66 Museum e il Route 66 Electric Vehicle Museum. La Route termina in California, all’iconico Santa Monica Pier, che ospita un parco divertimenti con vista sull’oceano. Ma prima di arrivarci, vale la pena visitare il sito e museo del primo McDonald’s, appena fuori dalla Route 66 a San Bernardino, e l’Elmer’s Bottle Tree Ranch nel Deserto del Mojave. Alla fine del percorso, a Santa Monica, i visitatori possono vedere l’insegna “End of the Trail” sul leggendario molo come simbolica conclusione della Mother Road, uno dei punti più fotografati della città, con una vista mozzafiato sull’oceano e la costa, a pochi passi dal “West Coaster” del Pacific Park, la giostra a tema Route 66.

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