Tavolo sull’Appennino: sos tenuta produttiva e occupazionale

Avviata una petizione per difendere il lavoro, sostenere le imprese e attrarre nuovi investimenti

Appennino
Bologna (@ RitaMichelon da Pixabay)

L’economia dell’Appennino in Emilia-Romagna sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Passando da area marginale a vera e propria infrastruttura economica e sociale del presente. Solo nell’Appennino bolognese il sistema economico conta oltre 11.000 unità locali, quasi 30.000 addetti e genera un valore aggiunto superiore a 3,1 miliardi di euro. Recenti analisi di Unioncamere Emilia-Romagna evidenziano una crescita sia del Pil che dei residenti in alcune aree montane. Accanto all’agricoltura e ai comparti tradizionali, crescono i servizi alle imprese, il turismo sostenibile e l’enogastronomia. In regione sono presenti circa trenta cooperative di comunità che danno lavoro a un centinaio di persone e generano oltre 5 milioni di euro di valore della produzione, gestendo negozi di paese, rifugi e servizi di prossimità. Realtà come Appennino l’Hub sono entrate a pieno titolo nei rapporti ufficiali sull’economia regionale, offrendo supporto strategico, incubazione d’imprese e innovazione sociale. La Regione Emilia-Romagna ha stanziato quasi 100 milioni di euro per contrastare lo spopolamento e potenziare i territori montani, affiancati da strategie mirate sul capitale umano come la STAMI dell’Appennino reggiano. Le STAMI (Strategie Territoriali per le Aree Montane e Interne) sono strumenti di programmazione della Regione Emilia-Romagna per sostenere lo sviluppo, ridurre i divari territoriali e contrastare la sofferenza demografica ed economica delle zone montane.

evoluzione
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Semplificazione

La tenuta produttiva e occupazionale dell’Appennino bolognese, ma soprattutto strumenti e azioni per garantirle. Come l’istituzione di una Zona economica speciale che non si limiti alla semplificazione amministrativa, ma comprenda incentivi, agevolazioni sul costo del lavoro e investimenti infrastrutturali. Sono i temi del confronto al Tavolo di ripresa economica della Città metropolitana di Bologna. A coordinarlo il capo di gabinetto della Città metropolitana Stefano Mazzetti. Tra i partecipanti il sindaco metropolitano Matteo Lepore, la sindaca di Marzabotto a supporto del sindaco metropolitano alle Politiche per l’Appennino bolognese Valentina Cuppi. Le istituzioni locali, le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria del territorio. L’incontro è partito da un aggiornamento sull’andamento dell’economia appenninica, presentato da Guido Caselli, vicesegretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna. I dati descrivono un territorio vitale. Con un valore aggiunto in crescita dello 0,4%, presenze turistiche aumentate del 129% dal 2014 e una popolazione prevista ancora in aumento del 3% al 2050, in controtendenza rispetto a gran parte dell’Appennino italiano. Il territorio presenta inoltre una forte identità industriale. Il manifatturiero rappresenta il 35% degli addetti, con oltre 10.000 occupati, e la metalmeccanica il 23%. Emergono tuttavia segnali da non sottovalutare. Nell’ultimo anno gli addetti sono diminuiti dello 0,3%, con flessioni del 2,9% nel manifatturiero e del 3,2% nella metalmeccanica. Mentre l’occupazione cresce negli altri Appennini e nel complesso della città metropolitana.
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Focus Appennino

“Abbiamo voluto riprendere il filo di un confronto che non riguarda soltanto Gaggio Tech, ma il futuro della manifattura, del lavoro e dell’intero sistema produttivo dell’Appennino”, ha detto il sindaco metropolitano Matteo Lepore. “In questi anni, insieme alla Regione, ai Comuni e alle parti sociali, ci siamo battuti per mantenere le attività produttive sul territorio e salvaguardare l’occupazione. Oggi siamo di fronte a un cambio di fase e dobbiamo costruire una proposta unitaria, con poche priorità chiare e azioni concrete sulle quali iniziare subito a lavorare. Tra queste c’è certamente la Zes per l’Appennino: non importa chi abbia avanzato per primo questa proposta, quello che conta è arrivare a realizzarla”. E’ appena stata lanciata una petizione per chiedere al governo l’istituzione di una Zona Economica Speciale per l’Appennino bolognese. O comunque l’introduzione di un regime straordinario di sostegno equivalente, capace di difendere il lavoro, sostenere le imprese e attrarre nuovi investimenti. La crisi che sta attraversando la montagna bolognese non può più essere affrontata come una successione di singole vertenze. La vicenda della Gaggio Tech è soltanto l’ultimo segnale di una difficoltà che viene da lontano. Negli ultimi anni chiusure e ridimensionamenti di importanti realtà manifatturiere hanno indebolito il tessuto produttivo e occupazionale dell’Appennino, con conseguenze che riguardano non soltanto i lavoratori coinvolti, ma il futuro stesso di intere comunità. La popolazione e le istituzioni non intendono rassegnarsi a un Appennino nel quale ogni crisi industriale significa perdere posti di lavoro, competenze e abitanti.
Appennino
Foto di Petr Slováček su Unsplash

Specificità del territorio

La montagna bolognese ha una storia industriale importante, professionalità di grande valore e imprese che continuano a investire. Ha bisogno però di strumenti straordinari per poter competere e per attrarre nuovi investimenti. Da qui la richiesta al governo di riconoscere la specificità di questo territorio e di intervenire concretamente. La Conferenza programmatica “Appennino al futuro” ha attraversato diversi comuni della montagna coinvolgendo amministratori, sindacati, imprese e cittadini. La petizione sollecita sgravi e crediti d’imposta per chi investe e mantiene la produzione in Appennino. Una forte semplificazione delle procedure amministrative. Agevolazioni sul costo del lavoro e un piano di investimenti sulle infrastrutture, sulla viabilità, sui collegamenti digitali, sul trasporto pubblico e sui servizi essenziali. La questione non riguarda soltanto come intervenire quando un’azienda entra in crisi. Occorre creare le condizioni perché le imprese scelgano di restare in Appennino e perché altre decidano di venire a investire sul territorio. Difendere il lavoro significa anche contrastare lo spopolamento. Infatti senza occupazione, servizi e infrastrutture non c’è futuro per la montagna. La petizione vuole coinvolgere cittadini, lavoratori, imprese, amministratori e forze sociali. Al governo l’Appennino bolognese non chiede assistenza, bensì strumenti per competere, produrre e creare lavoro.

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