L’economia dell’Appennino in Emilia-Romagna sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Passando da area marginale a vera e propria infrastruttura economica e sociale del presente. Solo nell’Appennino bolognese il sistema economico conta oltre 11.000 unità locali, quasi 30.000 addetti e genera un valore aggiunto superiore a 3,1 miliardi di euro. Recenti analisi di Unioncamere Emilia-Romagna evidenziano una crescita sia del Pil che dei residenti in alcune aree montane. Accanto all’agricoltura e ai comparti tradizionali, crescono i servizi alle imprese, il turismo sostenibile e l’enogastronomia. In regione sono presenti circa trenta cooperative di comunità che danno lavoro a un centinaio di persone e generano oltre 5 milioni di euro di valore della produzione, gestendo negozi di paese, rifugi e servizi di prossimità. Realtà come Appennino l’Hub sono entrate a pieno titolo nei rapporti ufficiali sull’economia regionale, offrendo supporto strategico, incubazione d’imprese e innovazione sociale. La Regione Emilia-Romagna ha stanziato quasi 100 milioni di euro per contrastare lo spopolamento e potenziare i territori montani, affiancati da strategie mirate sul capitale umano come la STAMI dell’Appennino reggiano. Le STAMI (Strategie Territoriali per le Aree Montane e Interne) sono strumenti di programmazione della Regione Emilia-Romagna per sostenere lo sviluppo, ridurre i divari territoriali e contrastare la sofferenza demografica ed economica delle zone montane.

Semplificazione

Focus Appennino

Specificità del territorio
La montagna bolognese ha una storia industriale importante, professionalità di grande valore e imprese che continuano a investire. Ha bisogno però di strumenti straordinari per poter competere e per attrarre nuovi investimenti. Da qui la richiesta al governo di riconoscere la specificità di questo territorio e di intervenire concretamente. La Conferenza programmatica “Appennino al futuro” ha attraversato diversi comuni della montagna coinvolgendo amministratori, sindacati, imprese e cittadini. La petizione sollecita sgravi e crediti d’imposta per chi investe e mantiene la produzione in Appennino. Una forte semplificazione delle procedure amministrative. Agevolazioni sul costo del lavoro e un piano di investimenti sulle infrastrutture, sulla viabilità, sui collegamenti digitali, sul trasporto pubblico e sui servizi essenziali. La questione non riguarda soltanto come intervenire quando un’azienda entra in crisi. Occorre creare le condizioni perché le imprese scelgano di restare in Appennino e perché altre decidano di venire a investire sul territorio. Difendere il lavoro significa anche contrastare lo spopolamento. Infatti senza occupazione, servizi e infrastrutture non c’è futuro per la montagna. La petizione vuole coinvolgere cittadini, lavoratori, imprese, amministratori e forze sociali. Al governo l’Appennino bolognese non chiede assistenza, bensì strumenti per competere, produrre e creare lavoro.

