“Noi, italiani d’Europa, guardiamo con grande interesse alla sponda Sud del Mediterraneo. Le imprese meridionali potranno investire ed esportare di più. Possiamo essere l’hub energetico, penso al porto di Gioia Tauro, dove arriveranno le fonti energetiche non solo per l’Italia ma anche per il resto d’Europa“, ha detto a Reggio Calabria il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il Piano Mattei per l’Africa è un piano di interesse nazionale varato dal governo italiano. Con l’obiettivo di imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il continente africano e costruire partenariati su base paritaria. Superando la logica donatore-beneficiario. E generando benefici e opportunità reciproche. Il governo ha illustrato alle nazioni africane l’impianto, i principi generali e le possibili aree di cooperazione. Il Vertice Italia-Africa si è svolto per la prima volta al rango di capi di Stato e di governo. All’iniziativa hanno partecipato i rappresentanti di 46 Nazioni africane, oltre 25 capi di Stato e di governo, i tre presidenti delle istituzioni europee e i vertici delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana, delle organizzazioni internazionali, delle istituzioni finanziarie e delle banche multilaterali di sviluppo.

Piano Mattei
Sul tema è intervenuta anche Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca. “Il Piano Mattei ha tutte le potenzialità per diventare un vero strumento di cooperazione internazionale, capace di generare sviluppo condiviso, occupazione e stabilità. Ma perché ciò accada, è indispensabile passare dalle parole ai fatti, con un’attuazione concreta, trasparente e partecipata -afferma Carmela Tiso-. Solo così l’Italia potrà davvero giocare un ruolo credibile e strategico nel futuro del continente africano e nella costruzione di un nuovo equilibrio euromediterraneo”. Sostiene Carmela Tiso: “Il Piano Mattei rappresenta, sulla carta, un progetto strategico di grande interesse per rafforzare la cooperazione tra l’Italia e il continente africano. È un approccio dichiaratamente non predatorio, incentrato sulla condivisione delle fasi progettuali con gli Stati africani, e con l’obiettivo di generare un impatto concreto per le popolazioni locali“.

Europa-Africa
Intanto una doppia missione lampo prima a Tunisi e poi a Istanbul. Giorgia Meloni è stata in Tunisia per incontrare il presidente Kais Saied. Poi – dopo aver fatto rientro a Roma nel tardo pomeriggio – è ripartita per il bilaterale col presidente turco Recep Tayyip Erdogan che si è svolto al Palazzo di Dolmabahce. Prima dei due viaggi si è tenuta la riunione presieduta dalla premier a Palazzo Chigi. Dopo il Cdm è stato fatto un punto sull’immigrazione irregolare assieme ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, ai ministri competenti e al sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha la delega ai servizi segreti. Il dossier è tra quelli monitorati costantemente dal governo, che non perde di vista i numeri degli arrivi, soprattutto in un periodo come quello attuale, sempre particolarmente “caldo” sul fronte degli sbarchi. Gli ultimi dati forniti da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, hanno evidenziato d’altronde come il Mediterraneo centrale rimane la rotta migratoria più trafficata dell’Ue. In particolare la Libia continua ad essere il principale Paese di partenza, con circa 21mila migranti arrivati in Italia, con un aumento dell’80% rispetto all’anno scorso.

Incontri
Tra i temi affrontati dalla presidente del Consiglio nel faccia a faccia con Saied – al centro anche dei colloqui a Istanbul- c’è stata proprio la gestione dei flussi. L’incontro, riferisce Palazzo Chigi, è stata l’occasione per fare il punto “sull’eccellente cooperazione in materia migratoria e sull’impegno comune nel contrastare le reti criminali di trafficanti di esseri umani e allo stesso tempo promuovere vie legali di migrazione anche nel contesto del Processo di Roma”. Durante l’incontro è stato poi condiviso “l’eccellente livello della cooperazione bilaterale, a partire dallo stato di avanzamento delle progettualità del Piano Mattei per l’Africa. Richiamando anche la dichiarazione congiunta sulle attività di cooperazione allo sviluppo firmata a gennaio”. Particolare attenzione è stata rivolta “al settore idrico e a quello agricolo e, specificamente, al progetto “Tanit” per l’impiego di acque reflue per il recupero di terreni agricoli e alla prossima creazione di un centro di formazione agricola a vocazione regionale”.

Domanda dell’Europa
La missione ha permesso inoltre di affrontare un altro dossier di primaria importanza, ovvero quello della cooperazione nel settore dell’energia, con Meloni e Saied che hanno condiviso “come Italia e Tunisia siano snodi strategici per mettere in comunicazione il potenziale di produzione energetica dell’Africa e la domanda crescente dell’Europa”. In questo quadro, la premier ha perciò riaffermato “l’impegno italiano nella realizzazione dell’elettrodotto Elmed, infrastruttura strategica per Italia e Tunisia e il continente europeo. Un progetto che vede anche l’impegno del settore privato italiano per la produzione di energie rinnovabili in Tunisia”. Anche il tema energia, così come quello migranti, è tornato sul tavolo del vertice in agenda a Istanbul. A fine aprile il presidente turco era stato a Roma per il quarto Vertice intergovernativo tra i due paesi e per l’occasione Meloni ed Erdogan avevano discusso anche delle crisi geopolitiche, dal conflitto in Ucraina alla crisi in Medio Oriente. E ovviamente del presente e del futuro della Libia, con la premier che aveva ribadito il comune impegno per una piena stabilizzazione attraverso la mediazione delle Nazioni Unite.

