Suor Agnese: “Agostino come modello per educare”

La vocazione delle Agostiniane Serve di Gesù e Maria al servizio delle nuove generazioni: la missione formativa e l'incontro con Leone XIV. Intervista a In Terris della religiosa che è dirigente scolastico dell’Istituto Teresa Spinelli di Roma

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a sx (@ Scuola Teresa Spinelli) Istruzione (@ Pexels da Pixabay)

Educare sulle orme di Sant’Agostino. Maria Chiofi (Suor Agnese) è dirigente scolastico dell’Istituto Teresa Spinelli di Roma (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado). Spiega a In Terris Suor Agnese: “I principi ispiratori e ideali di ogni scuola cattolica devono necessariamente essere quelli evangelici e noi, in quanto Agostiniane Serve di Gesù e Maria, cerchiamo di non dimenticare che ‘fare scuola’ deve essere un servizio incondizionato alla Verità, come ebbe ad esprimersi il Santo Padre Papa Leone XIV in occasione dell’udienza privata che ha concesso ad un gruppo ristretto di noi agostiniane, il 5 luglio scorso”. Ecco le parole del Pontefice: “Sappiamo che una cultura senza Verità diventa strumento di potenti. Anziché liberare le coscienze, le confonde e le distrae secondo gli interessi del mercato, della moda e del successo mondano”. E ancora, invitandoci a riprendere in mano il ‘De Magistro‘ di Sant’Agostino, afferma che l’insegnamento esteriore deve sempre portare all’incontro col Maestro interiore, che è Gesù”.

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@ Scuola Teresa Spinelli

La vocazione di educare

Papa Francesco parlava di crisi educativa e Leone XIV richiama continuamente il valore della formazione dei giovani. Quali principi e ideale seguite voi Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria per occuparvi dei bambini e dei ragazzi nella vostra scuola paritaria a Trastevere?
“La nostra scuola, inserita nel contesto del quartiere Trastevere da quasi 150 anni, ha visto passare generazioni di alunni che, senza dubbio, hanno contribuito a fare la storia della nostra società come autentici cittadini intenti a seminare e coltivare semi di onestà, di sapere, di amore impiantati nel loro animo assieme alla cultura”.
Compagni nelle vostre classi sono stati due monumenti del cinema italiano, come il regista Sergio Leone e il compositore di colonne sonore premio Oscar Ennio Moricone. Può raccontarci questa storia inedita?
“Siamo orgogliose di aver avuto nella nostra scuola dell’infanzia due talenti, che qui hanno mosso i loro primi passi di bambini: Sergio Leone ed Ennio Morricone. La loro storia è stata tramandata a noi suore di Piazza Mastai dalla loro maestra Suor Scolastica Macciocchi, che ho avuto modo di conoscere e quindi di ascoltare il suo ricordo di questi due alunni, allora normali bambini, ma poi divenuti celebri. Io personalmente ho un ricordo diretto che risale a pochi anni prima dalla scomparsa di Ennio. Risposi ad una sua inaspettata telefonata che mi lasciò quasi incredula. Il motivo della sua chiamata era quello di chiedermi di poter recuperare una foto della sua maestra, poiché “quella santa suora, con infinita e santa pazienza, cercava fino al pomeriggio di imboccarmi gli spaghetti che la mamma mi metteva nel porta pranzo”. Il racconto così gioviale e semplice mi ha rappresentato che la grandezza è sempre nella semplicità. Colsi l’occasione di invitarlo a scuola ma purtroppo non riuscì a venire in quanto ormai molto anziano. Nel 2016 è stato girato un documentario, a cura della società cinematografica Talent United di Amsterdam, sull’amicizia tra Morricone e Leone. Nell’affrontare il loro legame sono risaliti fino alla nostra scuola dove hanno filmato alcune scene”.

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Papa Leone XIV (@ Vatican media)

Il Beato Pio IX vi concesse “ad uso perpetuo” nel 1877 il palazzo di piazza Mastai dove da un secolo e mezzo educate generazioni di alunni. Quali esigenze hanno gli scolari della società odierna?
“Educare non è mai stato facile e non lo sarà stato certamente anche quando la nostra Opera ebbe inizio nel lontano 1877. Oggi sembra diventare sempre più difficile, tanto che si parla di ‘emergenza educativa’, come ebbe ad esprimersi Sua Santità Benedetto XVI nella sua lettera alla diocesi e alla città di Roma, nel gennaio 2008. In generale, tutti coloro che sono oggetto di educazione-formazione hanno bisogno di punti fermi di riferimento, punti fermi che soltanto una famiglia solida e stabile sa dare. La scuola in questo percorso di formazione dell’individuo trova continuità per favorire la crescita dell’Uomo e del Cittadino, strutturata secondo la moderna visione europeista e cosmopolita. I ragazzi oggi hanno bisogno soprattutto di vicinanza, ascolto e fiducia, che nascono dall’amore. Ogni vero educatore deve donare qualcosa di sé e soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare egoismi e diventare a loro volta capaci di autentico amore”.
Quale emozione si prova nel ritrovare adulti gli ex alunni che sono cresciuti in un istituto così ricco di tradizione?
“Sono tante le emozioni che si provano nell’incontrare, anche dopo anni, ex allievi che ritornano nella ‘loro’ scuola. Si percepisce che l’emozione è reciproca, in quel volto di uomo o donna cresciuti si ritrovano i tratti di quel volto dei bambini che ti riporta lontano nel tempo, facendo riaffiorare ricordi, aneddoti e legami indissolubili. Ma ciò che tutti in qualche modo esprimono è la riconoscenza del bene ricevuto e che ha forgiato la loro vita. E questo non può che confortarci sul valore della nostra missione”.

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@ Scuola Teresa Spinelli

Nella vostra scuola senza frontiere accogliete anche bambini provenienti da zone di crisi come la Striscia di Gaza. Chi di loro le è rimasto più impresso?
“L’inclusione è sempre stata una caratteristica della nostra scuola, memori del carisma tramandatoci da Madre Teresa Spinelli, che privilegiava soprattutto gli ultimi e noi siamo profondamente convinte del valore inestimabile della dignità umana. Da alcuni anni la scuola ha assunto la connotazione della multiculturalità, infatti sono presenti alunni che provengono da tutto il mondo portando la ricchezza di altre culture e fedi secondo un principio di fratellanza universale. Abbiamo accolto e continuiamo ad accogliere, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, bambini fuggiti dalla guerra, dalla povertà, scampati da naufragi, ognuno con il proprio carico di sofferenze, di paure che hanno segnato profonde ferite nelle loro giovani vite. Cerchiamo di rendere confortevole e sicura la loro permanenza, breve o lunga che sia, nella nostra scuola, dando loro tanto calore umano ma anche tanto amore cristiano come Gesù lo dimostrava ai ‘piccoli’, suoi prediletti. Sarebbero tante le storie da raccontare, quella attuale si riferisce a un ragazzo palestinese proveniente da Gaza. È arrivato con il papà attraverso i corridoi umanitari e affidato alla Comunità di Sant’Egidio. Frequenta da noi le medie, è in Italia per motivi di salute e seguito dall’Ospedale Bambino Gesù. Si è integrato con tutti i suoi compagni, è benvoluto da tutti. Ci ha dato una enorme lezione di vita quando inaspettatamente, durante una lezione di geografia, invitato a raccontare della sua terra, ha voluto parlare della guerra e mostrare un video, che la mamma aveva inviato il giorno prima, in cui il fratellino più piccolo era ricoverato in ospedale a causa di grave malnutrizione procurata dall’infamia della guerra. È stato un momento di profonda commozione e coinvolgimento per tutti”.

Foto di Hannah Busing su Unsplash

Educare è una missione. Quali caratteristiche deve avere secondo lei un bravo insegnante?
“È un concetto alla base di questa delicata professione, lo ribadisco spesso ai miei docenti. Il bravo insegnante è chiamato a essere catalizzatore di cambiamento, guida che ispira i ragazzi, non solo ad imparare, ma a diventare cittadini coscienti e impegnati, capaci di affrontare un futuro incerto, con resilienza, creatività e senso critico. Un docente di scuola cattolica, poi, deve essere in linea con i principi ispiratori e pedagogici dei fondatori delle congregazioni di appartenenza. I nostri, ad esempio, hanno come guide non solo il Vangelo, ma Sant’Agostino e la Venerabile Madre Teresa Spinelli, che indicano le vie da seguire per essere bravi insegnanti. Coerenza, umiltà nella Verità, pazienza, equilibrio e maturità, attenzione al singolo, spirito di servizio, amore per i propri alunni: queste dovrebbero essere le qualità primarie di qualunque docente per vocazione”.

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