Il Sudan è devastato dalla guerra civile tra esercito regolare e paramilitari. La situazione umanitaria sta diventando una catastrofe. “Aumentano le vittime per fame e malattie e la gente comincia a nutrirsi con gli alimenti destinati agli animali”, riferisce il bollettino dell’Onu. Nel Darfur orientale il campo di sfollati di Lagawa, che ospita più di 7 mila persone, sta affrontando gravi carenze alimentari. Nella città assediata di El Fasher, nel Darfur settentrionale, le “persone stanno morendo di fame e malnutrizione”. Le cucine umanitarie sono state chiuse per mancanza di scorte alimentari. “Alcune persone – afferma il portavoce delle Nazioni Unite- hanno cominciato a consumare mangime per animali”. In questa area del Paese, continua l’Onu, aumentano i casi di colera mentre le forniture mediche stanno diminuendo. La fame non deve mai essere usata “come arma di guerra”, come nei conflitti in corso a Gaza e in Sudan, ha ribadito il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Il video messaggio è stato diffuso al vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari (UNFSS+4) organizzato ad Addis Abeba, in Etiopia.

Allarme fame
“I conflitti continuano a diffondere la fame a Gaza, in Sudan e altrove. La fame alimenta l’instabilità e mina la pace. Non dobbiamo mai accettare la fame come arma di guerra”, aggiunge Guterres. Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha avvertito che i tassi di malnutrizione nella Striscia di Gaza stanno raggiungendo “livelli allarmanti”, con “un picco di decessi a luglio“. Il Sudan, da parte sua, è precipitato in una violenta guerra civile dall’aprile 2023 tra l’esercito, che controlla il centro, il nord e l’est del terzo paese più grande dell’Africa, e le Forze di Supporto Rapido (Rsf), paramilitari che controllano quasi l’intera regione occidentale del Darfur. Il conflitto ha causato decine di migliaia di morti e ha costretto oltre 14 milioni di persone a fuggire dalle proprie case e abitazioni. Inoltre ha causato “la peggiore crisi umanitaria al mondo”, secondo le Nazioni Unite.

Food Systems Summit
“E’ la prima volta che il dibattito sulla sicurezza alimentare si svolge in terra africana. Si tratta di un riconoscimento per il nostro continente. Siamo fieri di essere al centro. Questo è un evento cruciale per fare il punto dei progressi compiuti sul tema chiave della sicurezza alimentare“. E’ stato questo il messaggio di apertura del secondo summit dei Sistemi alimentari delle Nazioni unite, il Food Systems Summit Stocktacking Moment + 4, (UNFSS+4), che si è svolto ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. Un appuntamento cruciale, co-presieduto dall’Etiopia e dall’Italia, a 5 anni dallo scadere degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dell’Agenda 2030. La sessione di apertura ad alto livello è stata inaugurata dalla vicesegretaria generale delle Nazioni Unite, Amina Mohammed, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali.

Bilancio
Il vertice è stato un momento di bilancio in un contesto internazionale dei più complessi, tra guerre, dazi, rincari dei prezzi del cibo ed eventi climatici estremi, che colpiscono in particolare alcune popolazioni, a cominciare da Gaza e dal Sudan. Il summit di Addis Abeba è stata anche un’occasione per rafforzare l’impegno politico per raggiungere l’obiettivo “Fame zero” dell’Agenda 2030. Il summit rappresenta la seconda verifica dei progressi rispetto al Vertice delle Nazioni Unite del 2021 sui sistemi alimentari, dopo l’UNFSS+2, che si era tenuto a Roma nel luglio 2023.

