Il sacrificio nella mente e nella storia. Il domenicano padre Emmanuel Albano è docente alla Facoltà Teologica Pugliese e all’Angelicum. Il suo ultimo saggio (“In-contro al sacrificio”, Marcianum Press) analizza il sacrificio e, in modo particolare, la sua ricezione ed elaborazione all’interno della disciplina psicologica. Spiega padre Albano: “Intrecciato con la dimensione religiosa, il dispositivo sacrificale ha attraversato un gran numero di culture ed è stato oggetto di attenzione e approfondimento da parte di più discipline tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo“. A partire da questo dato significativo padre Albano si sofferma sulle diverse prospettive psicologiche che hanno affrontato l’argomento. Come anche su alcuni dei più rilevanti approcci antropologici e filosofici che ne hanno nutrito la riflessione. La ricerca include una possibile lettura del presente attraverso la lente del dispositivo sacrificale in relazione al concetto di limite. E approda alla necessità di andare in-contro al sacrificio, riconoscendolo parte integrante dell’esistenza.

Mente e storia
Tanto più ricca per il fatto di riconoscersi in varie psicologie, tante prospettive di osservazione e metodologie di analisi. Ne risulta un itinerario che restituisce il tema sacrificale come luogo interpretativo che oscilla tra condizione umana e indebito abuso ideologico. Tra ineluttabile destino e scelta volontaria. O anche tra chiaro indizio del trascendente e comoda mistificazione religiosa. All’interno di queste – e altre – prospettive interpretative emerge una sorta di costante, che sempre finisce per riproporre in qualche modo il dispositivo sacrificale come una parte necessaria dell’economia della vita. Facendo emergere – a mo’ di sezione aurea (riprodotta nella copertina) – una sorta di grammatica dell’esistenza. Nessuno, pur desiderandolo, le può sfuggire. Può solo elaborarne la presenza, in una carrellata di letture che da analisi del tema sacrificale, diventa restituzione del soggetto interpretante. In un gioco che mai smette di restituire la relazione tra soggetto interpretante e vita interpretata. Tuttavia dal libro emerge quella che per l’autore sembra essere una certezza. La contemporaneità occidentale tende a rifiutare il sacrificio perché inclinata sempre più a rifiutare il limite.

Ambivalenza
“Da qui la necessità – evidenzia padre Emmanuel Albano all’Ansa– di andare in-contro al sacrificio. Dove questa parola ‘incontro’ contiene dentro di sé tale ambivalenza che se da un lato riconosce un certo movimento refrattario rispetto al sacrificio, dall’altro neanche rinuncia ad andargli verso. Perché riconosce che il sacrificio è parte della vita. Elemento necessario per poterla affrontare. Senza il quale non è possibile essere conforto e consolazione per gli altri”. Secondo Treccani.it il sacrificio è un atto di culto rituale presente in tutte le tradizioni religiose, che implica generalmente un atteggiamento di sottomissione al sacro e il desiderio di stabilire un rapporto con esso. Il sacrificio può comportare offerte di doni, cerimonie, invocazioni, preghiere. Nel cristianesimo il termine è applicato soprattutto alla morte di Cristo, offerta per i peccati del mondo, e alla commemorazione di essa nell’eucaristia. Per estensione si intende per sacrificio qualsiasi offerta, reale o simbolica, materiale o spirituale, fatta a Dio o alla divinità.

