Un mondo in guerra. Nel mondo sono in corso 59 conflitti armati, un numero che rappresenta il livello più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Il dato è certificato dal Global Peace Index che stima come questi conflitti coinvolgano più di 92 paesi e abbiano causato oltre 233.000 vittime nel solo 2024, portando a una grave crisi umanitaria globale. Giulio Sapelli si è laureato nel 1971 in Storia economica a Torino, la città in cui è nato nel 1947. È stato professore ordinario di Storia economica e politica presso l’Università degli Studi di Milano, di Trieste e presso altre università europee, delle due Americhe, dell’Australia e della Nuova Zelanda.

Opere
I suoi libri sono stati pubblicati in tutto il mondo. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione di importanti imprese industriali e finanziarie. Consigliere di amministrazione della Fondazione Eni Enrico Mattei. Un intellettuale poliedrico, quindi. Fra i suoi libri: L’Europa del Sud dopo il 1945 (Rubbettino). La globalizzazione cambia di segno.L’esperienza della cooperazione bancaria (Storia e Letteratura). Il Sapelli. Blog di una crisi 2004-2014 (goWare). Il potere in Italia (goWare). Dalla Russia con dolore. Il nuovo disordine mondiale (goWare). Cleptocrazia. Il meccanismo unico della corruzione tra economia e politica (Guerini e Associati). La dottrina Obama e le sue conseguenze. Gli Stati Uniti e il mondo, un nuovo inizio?, (goWare).

nella foto: missile ONLY ITALY
Sos guerra
“Se non c’è una guerra atomica non vuol dire che non ci sia una guerra convenzionale, e che la gente continui a morire”. Il professor Giulio Sapelli riprende una vecchia, lucida, riflessione di Henry Kissinger per esprimere le proprie preoccupazioni sulla situazione geopolitica internazionale: “Io penso che ci sarà un’espansione della guerra convenzionale; i russi sono spaventati e quindi aggressivi, faranno altre provocazioni sui Paesi baltici e quindi potrebbero esserci errori. Poi spero che il buon senso prevalga. Ma ci sono condizioni perché una guerra ci sia. Il futuro appare molto difficile”, ha detto l’economista in un dibattito a Pordenonelegge. In una situazione così complessa si inquadra la figura “per niente diplomatica” e che “alimenta i conflitti” che è Donald Trump. “Basta vedere i pasticci che fa, tipo la Groenlandia, che è un attacco ai russi, o l’India, che ha rapporti storici con la Russia”. Questa dell’India è una vicenda che “può creare difficoltà all’interno della regione con il Pakistan che cerca di rafforzarsi e fa un accordo con i sauditi“.
Credit: BAE SYSTEMSMondo in subbuglio
Insomma, un mondo in subbuglio “nell’assenza assoluta dell’Europa”, come è anche il caso di Gaza, e “un’informazione che se non è fatta da ignoranti” talvolta “è fatta in malafede”. “Nessuno nota che Abu Mazen non ha detto nulla contro quest’ultimo attacco di Israele”, ha sottolineato. Donald Trump rappresenta “il capitalismo che cerca di riannodare i fili della centralizzazione capitalistica”, ma “non è all’altezza dell’immane compito che ha”. Inoltre “è l’America che non riesce a produrre più figure di alto profilo, anche perché la cultura woke ha distrutto tutto”.

