Vicenza è la prima provincia veneta per numero di società benefit: con 134 realtà registrate alla data del 30 giugno supera solo d’un soffio Padova, a quota 133, seguita da Treviso a 128, Verona, con 100 realtà e Venezia, a quota 82. Belluno e Rovigo registrano invece numeri ancora limitati, 9 nel primo caso, 7 nel secondo. Questa la fotografia dell’Osservatorio sulle società benefit promosso dalla Camera di commercio di Brindisi-Taranto con InfoCamere. A livello regionale le società benefit sono 593 (quasi il 10% delle benefit nazionali) con 21348 addetti, e una su cinque è manifatturiera, quasi il doppio della media italiana, Proprio con l’obiettivo di valorizzare e mettere in rete le aziende, in particolare del Nordest, impegnate a coniugare competitività, responsabilità d’impresa e impatto positivo sui territori, sono aperte fino al 14 settembre le candidature per la quarta tappa della Benefit Competition, la prima competizione nazionale specificamente dedicata alle Società Benefit italiane, promossa dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’appuntamento, in programma il 16 ottobre a Padova, è organizzato in collaborazione con Camera di Commercio di Padova in SMACT Competence Center. Sono ammesse anche le imprese che stanno valutando la trasformazione: non è necessario averla formalizzata al momento dell’iscrizione.

Galassia benefit
Analizzando il numero di addetti impiegati nelle società benefit, il primato spetta a Padova con 6632, seguita da Treviso con 5904 e Vicenza con 5461, mentre Verona ne conta 1434 e Venezia 1001. In due province la manifattura è il primo settore. A Treviso riguarda il 32,81% delle società benefit, quasi tre volte il dato medio italiano; a Vicenza il 28,36%, due volte e mezzo. A Padova prevalgono le attività professionali con il 29,32%, davanti a telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica con il 18,8%. A Venezia le professionali sono il 30,49%, venticinque imprese su 82. Una Società Benefit è un’impresa che, nell’esercizio di un’attività economica, unisce allo scopo di lucro (dividere gli utili) l’obiettivo di generare un impatto positivo o ridurre gli impatti negativi su persone, comunità, territorio e ambiente. Introdotte in Italia nel 2016, non sono un tipo societario autonomo, ma una qualifica che qualsiasi società a scopo di lucro (di persone o di capitali) può assumere modificando il proprio statuto. Vera Negri Zamagni, storica dell’economia, ha insegnato in diverse università fra cui quella di Bologna. È fondatrice della European Review of Economic History, rivista di storia economica europea pubblicata da Cambridge University Press. Per Ecra, assieme a Stefano Zamagni, ha pubblicato “Economia cooperativa, Paese civile” (2019).

Settori
Spiega la professoressa Negri Zamagni: “Il primo esemplare delle Società Benefit sorse negli Stati Uniti nel 2010, ma sbarcarono in Europa con la legge italiana del 2016, per poi diffondersi in tanti altri paesi non solo europei”. Come recita la legge italiana, si tratta di società che “nell’esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti e associazioni e altri portatori di interesse”. Per essere definite Società benefit le imprese devono includere nel loro statuto gli obiettivi sociali a cui si vogliono dedicare e redigere ogni anno un rapporto sulle realizzazioni effettuate in tale campo, da depositare presso le Camere di commercio insieme al bilancio. Sono attive in tutti i settori, con particolare incidenza numerica nelle attività professionali e nei servizi di informazione. Mentre il numero degli addetti si addensa soprattutto nei settori noleggio, viaggi, supporto alle imprese, manifattura e commercio. Per quanto riguarda gli obiettivi sociali, si registra una grande varietà, che si può raggruppare nelle seguenti aree. Relazioni col territorio, investimento sul benessere dei dipendenti, sviluppo di progetti imprenditoriali guidati da sostenibilità e solidarietà e da impatto ambientale positivo, compreso l’efficientamento energetico e il controllo della filiera di fornitura, promozione della biodiversità colturale e di pratiche di sistemazione agricole e forestali, adozione di etica professionale e di gestione trasparente.

Svolta
E’ stata promossa un’associazione di riferimento, Assobenefit, che ha il compito di mantenere viva una comunicazione interna ed esterna, organizzare incontri di discussione e approfondimenti conoscitivi. Si tratta ancora di una nicchia di società, che però hanno un tasso di crescita rapidissimo e mostrano davvero comportamenti “diversi” dalle imprese capitalistiche “classiche”, rappresentando l’avanguardia di quella che potrebbe diventare una svolta nel modo di fare impresa in Italia. La loro presenza, puntualizza la storica dell’economia, ha dato maggiore spazio al cosiddetto “impact investment”, ossia a quel capitale che ricerca investimenti con qualche rendimento, ma con una spiccata attenzione ai risvolti sociali dell’attività svolta dall’impresa. Infatti, le classiche cooperative non possono offrire grandi spazi a questo “impact investment”, dato che gli apporti esterni di capitale nelle cooperative sono marginali in quanto il loro capitale è fornito direttamente dai soci. Osserve la professoressa Negri Zamagni: “La diffusione delle società benefit potrebbe favorire tutti coloro che vivono con grande disagio l’idea di essere costretti a lavorare in imprese che non contribuiscono al miglioramento della società e alla promozione dei talenti dei lavoratori, facendo aumentare quella soddisfazione sul lavoro, che è oggi così carente da incentivare dimissioni, depressioni e sballo, e rilanciando il “management umanistico” di tradizione italiana”.

