L’impegno sociale si apprende in classe. All’Università Europea di Roma riprendono le attività di responsabilità sociale. Un progetto che viene promosso nell’ambito delle iniziative del Centro di formazione integrale dello stesso ateneo capitolino. Come ogni anno, gli studenti prenderanno parte a progetti realizzati in collaborazione con diverse realtà che operano nel sociale sul territorio. L’Uer festeggia quest’anno il suo ventennale. “Fin dalla nascita, queste attività – ricorda l’ateneo retto dai Legionari di Cristo – occupano un ruolo centrale nella formazione e nella crescita personale degli studenti. Sensibilizzandoli alle dinamiche sociali, all’esercizio attivo della solidarietà e al riconoscimento del valore sociale intrinseco nell’impegno professionale. Nell’anno accademico 2025/2026 saranno più di trecento gli studenti che parteciperanno a quaranta attività, progetti e laboratori”.

Responsabilità sociale
“Ogni anno la nostra esperienza di responsabilità sociale accoglie nuove associazioni e collaborazioni”, spiega padre Enrico Trono, direttore del Centro di formazione integrale Uer. “Tanti giovani ci comunicano d’aver vissuto un’esperienza positiva, che ha contribuito ad accrescere la propria sensibilità e il loro sguardo verso gli altri“. Gli studenti dell’Università Europea di Roma collaboreranno con diverse realtà che operano nel sociale (associazioni, onlus, fondazioni, laboratori, organizzazioni di volontariato). Svolgendo attività di vario genere. E cioè assistenza a minori e disabili. Supporto a persone senza fissa dimora o in condizioni di disagio. Tutela dell’ambiente. Promozione della cultura e dell’educazione. Sostegno a persone anziane o malate. Raccolta di farmaci e generi alimentari. L’Università Europea di Roma (Uer) è un ateneo privato fondato nel 2004 dai Legionari di Cristo, che ha iniziato le attività nel 2005. Offrendo corsi principalmente nelle scienze umane, economia, medicina e giurisprudenza.

Disabilità-lavoro
Intanto in Italia risulta occupato solo il 33,5% delle persone tra i 15 e i 64 anni con gravi disabilità. Inoltre, anche quando occupati, non sempre le posizioni lavorative corrispondono a competenze e livelli di qualificazione acquisiti. E il quadro accademico presenta analoghe criticità. Su circa 36 mila studenti con disabilità iscritti alle università italiane, meno di 500 accedono a percorsi di ricerca post-laurea. Inoltre non tutte le amministrazioni pubbliche hanno pienamente coperto le posizioni riservate dalla legge 68 del 1999. Una norma che promuove l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità attraverso il collocamento mirato. Sono questi alcuni temi che hanno fatto da sfondo al confronto attivo sul tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità nei contesti scientifici. L’evento “Talenti (in)visibili: disabilità, ricerca e pari opportunità” è stato organizzato dai Comitati unici di garanzia (Cug) di Enea, Asi, Inaf, Infn, Iss, Istat e Sapienza Università di Roma.

Oltre le barriere
Nel corso dell’incontro si è discusso anche delle barriere ancora presenti nel mondo della ricerca e dell’alta formazione. Degli strumenti per favorire l’accessibilità e la piena partecipazione. Del ruolo di istituzioni, disability manager, medici competenti e responsabili del personale. Del valore della diversità come leva di innovazione scientifica e culturale. Enea ha partecipato all’evento con il direttore del personale, Davide Ansanelli. A testimonianza dell’impegno dell’ente nel promuovere ambienti di lavoro inclusivi, accessibili e attenti alle competenze di tutte le persone.

