Il settore moda italiano è un pilastro economico che comprende oltre 150.000 aziende, genera miliardi di euro di fatturato. Ed è fortemente specializzato in poli produttivi del Centro-Nord come la Toscana, le Marche e il Veneto. Il comparto è attualmente in una fase di transizione. Attraversa una contrazione dei volumi di vendita ma punta su digitalizzazione e sostenibilità. A Roma è stato firmato a Roma l’Accordo Quadro tra Unioncamere, Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda. Con l’obiettivo di consolidare la collaborazione nella formazione delle competenze e nella transizione scuola lavoro nel settore moda. La filiera della moda e degli accessori conta oltre 50 mila imprese e 500 mila addetti. Lo scopo dell’accordo è rafforzare il collegamento tra sistema educativo e sistema produttivo della moda italiana. Contribuendo a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro.

Mismatch
Il mismatch lavorativo è il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Si verifica quando le competenze offerte dai candidati non corrispondono a quelle richieste dalle aziende, oppure quando c’è una disparità tra il livello di istruzione posseduto e quello richiesto per la mansione. In Italia, questo fenomeno tocca oltre due imprese su tre e si articola in tre forme principali. Skill mismatch (qualitativo). Ossia le competenze tecniche o trasversali dei lavoratori non sono in linea con l’evoluzione del mercato. Mismatch quantitativo. Cioè la mancanza numerica di candidati con una specifica formazione, soprattutto in ambito tecnico-scientifico (Stem) e digitale. Mismatch verticale. Ovvero lavoratori sotto-qualificati o, al contrario, sovra-qualificati rispetto al ruolo ricoperto. Chi è alla ricerca di un percorso di studi o di riqualificazione per evitare questo disallineamento può esplorare i programmi di formazione pratica e orientamento promossi da enti come Generation Italy. O consultare i report dell’Osservatorio di Confindustria per scoprire quali sono le figure professionali più richieste dal mercato.

Focus moda
L’intesa avrà durata triennale: dal 2026 al 2028. In questo modo viene rinnovato il protocollo già siglato per il triennio 2022-2025 25. E il progetto punta a promuovere iniziative congiunte capaci di valorizzare il contributo di ciascun soggetto, Da una parte il sistema camerale nella lettura dei fabbisogni e nei servizi di orientamento al lavoro. E dall’altra le associazioni di rappresentanza delle imprese nel collegamento con le filiere produttive. “Per il sistema camerale sostenere questo percorso significa rafforzare il legame tra formazione e mondo produttivo. Offrendo ai giovani strumenti concreti per orientarsi e alle imprese competenze realmente utili alla loro crescita”, spiega Andrea Prete, presidente di Unioncamere. Secondo Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, “il rinnovo del protocollo con Unioncamere è un passo concreto verso il futuro del Sistema Moda italiano”. E si inserisce pienamente nella visione del Piano Strategico Nazionale appena presentato da Confindustria Moda e da Confindustria Accessori Moda in Parlamento Questo percorso “si inserisce nella più ampia attività che le nostre due associazioni, voce del Sistema Moda in Confindustria, stanno portando avanti insieme al ministero dell’Istruzione e del Merito”.
Innovazione ed export
Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda, evidenzia che “le filiere della moda e dell’accessorio stanno vivendo una trasformazione profonda”. Servono “giovani preparati, curiosi e pronti a unire sapere manifatturiero e innovazione tecnologica”. Con questo accordo “lavoriamo per rafforzare i mestieri del futuro”. Valorizzando “le professionalità che rendono unica la nostra manifattura”. E “garantendo continuità a un patrimonio che è, prima di tutto, umano”.
Il settore ha dovuto far fronte a una riduzione dei volumi e dei margini rispetto ai picchi post-pandemia. Spingendo le aziende a ripensare le proprie strategie. La digitalizzazione e l’e-commerce restano i motori principali per raggiungere i mercati esteri. Affiancati da un forte focus sulla responsabilità sociale ed ecologica. Il sistema moda italiano si attesta su volumi di decine di miliardi. Con un calo generale dei consumi che ha incentivato una riorganizzazione aziendale. Le esportazioni sono sostenute da istituzioni come l’Agenzia Ice che promuove il Sistema Moda e il Made in Italy nelle principali fiere globali.


