Servizio civile universale: ecco come cambia l’esperienza volontaria Scu

Il governo interviene per offrire un'alternativa formativa e di cittadinanza attiva. La situazione in Europa

Scu, si cambia. Il Servizio civile universale in Italia è un’esperienza volontaria per giovani tra 18 e 29 anni. Permette di dedicare fino a 12 mesi al servizio della comunità in diversi  ambiti. E cioè assistenza, protezione civile, ambiente, cultura, educazione, agricoltura e promozione della pace. Si riceve un rimborso spese mensile (circa cinquecento euro), crediti formativi e punteggio nei concorsi pubblici. Lo Scu è gestito tramite bandi e la piattaforma Domanda on line (Dol). Si tratta di un’alternativa formativa e di cittadinanza attiva che offre crescita personale e professionale. E’ nata dall’obiezione di coscienza al servizio militare ed ora è aperta anche alle donne. Il Consiglio dei ministri, su proposta della premier Giorgia Meloni e del ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi, ha approvato una delega sullo Scu. Il provvedimento si articola lungo due direttrici principali. Da un lato, conferisce deleghe legislative per il riordino e il coordinamento delle politiche nazionali per i giovani e per la revisione organica della normativa in materia di servizio civile universale. Dall’altro, introduce disposizioni valide fin da subito per rivedere la disciplina e le finalità relative alla Carta Giovani nazionale e per istituire l’Osservatorio permanente per le politiche per i giovani.

Scu
foto © Avvenire

Scu-Europa

Con la semplificazione e il riordino delle disposizioni vigenti il governo intende garantire l’attuazione della Strategia dell’Unione europea per la gioventù. Promuovendo la partecipazione dei giovani alla vita politica, economica e sociale, nel rispetto del principio di equità intergenerazionale. Il provvedimento, in linea con la Strategia Ue, definisce la categoria dei “giovani” come persone “di età compresa tra i 14 e i 30 anni”. In ambito nazionale la Strategia Ue, con orizzonte temporale almeno quinquennale, viene definita con un provvedimento condiviso tra Stato ed enti territoriali. La delega per la revisione della normativa sul servizio civile universale è un duplice obiettivo. La razionalizzazione e la semplificazione delle procedure attraverso l’adozione di un testo unico. In questo modo il governo vuole fornire agli operatori del settore un impianto logico e puntuale. Valorizzare la capacità progettuale degli enti. Rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo. Promuovere la certificazione delle competenze acquisite dagli operatori volontari. Così da favorire lo sviluppo del sistema di servizio civile in un’ottica di efficientamento e di migliore utilizzo delle risorse pubbliche.

Giorgia Meloni e Papa Leone XIV (@ Imagoeconomica via governo.it)

Osservatorio giovani

Con disposizioni immediatamente operative è stata attribuita gratuitamente la “Carta giovani nazionale” alle persone di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Uno strumento per l’accesso ai servizi istituzionali, per la fruizione agevolata di beni e servizi e per favorire la crescita personale, sociale e culturale dei beneficiari. Inoltre è stato istituito un nuovo ufficio presso il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Si tratta dell’Osservatorio permanente per le politiche per i giovani. Una sede di confronto e raccordo politico-strategico e funzionale tra le amministrazioni pubbliche interessate e l’organo consultivo cui è demandata la rappresentanza dei giovani (Consiglio nazionale dei giovani). Intanto l’Europa si interroga sulla leva militare. C’è chi immagina l’anno sabbatico come una pausa tra studio e lavoro, e chi ora potrà viverlo in uniforme. Nel dibattito europeo sul riarmo e sul rafforzamento delle forze armate di fronte alla minaccia russa, anche il Regno Unito compie un passo nuovo: Londra ha annunciato un programma di “gap year” militare retribuito destinato ai giovani sotto i 25 anni. Il piano, che dovrebbe partire a marzo 2026, prevede inizialmente il reclutamento di circa 150 giovani, destinati a diventare oltre mille nel giro di pochi mesi.

Britannia
Foto di Marcin Nowak su Unsplash

Modello Regno Unito

I partecipanti potranno fare un’esperienza di formazione nelle Forze armate – Esercito, Royal Navy o Royal Air Force – con percorsi pensati per fornire competenze utili sia in ambito militare sia civile. Il programma dell’Esercito prevede 13 settimane di addestramento di base all’interno di un tirocinio di due anni, mentre quello della Marina durerà un anno e offrirà competenze marittime spendibili anche fuori dal settore militare. Ancora in fase di definizione, invece, l’offerta della Raf. “È una nuova era per la Difesa”, spiega il segretario di Stato John Healey. La mossa britannica segue, seppur con modalità diverse, le iniziative di Francia e Germania. A Parigi il presidente Emmanuel Macron ha annunciato un servizio volontario “puramente militare” di dieci mesi, al via dall’estate 2026, aperto a uomini e donne di 18 anni e retribuito, con l’obiettivo di rafforzare gli organici e raddoppiare il numero dei riservisti. Berlino ha invece varato una riforma che introduce questionari obbligatori e visite mediche per i giovani uomini, mentre l’arruolamento resta volontario. Un sistema pensato per preparare il terreno a un eventuale ritorno della leva, se le esigenze di sicurezza lo richiederanno.

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Credit: Imagoeconomica

Priorità

Nel Nord Europa, la Danimarca ha compiuto un passo ulteriore. Uomini e donne sopra i 18 anni sono ora obbligati a registrarsi e a partecipare alla “Giornata della Difesa”. La priorità resta ai volontari, ma se il numero non sarà sufficiente scatterà l’estrazione a sorte, che potrà coinvolgere entrambi i sessi. La durata del servizio è stata inoltre estesa da 4 a 11 mesi. Più netta la scelta della Croazia, che dal 2026 reintrodurrà la leva obbligatoria maschile di due mesi. Anche in Italia il tema è tornato al centro del confronto politico. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha aperto alla discussione parlamentare su nuove forme di servizio, militare o civile. La Lega lo vorrebbe obbligatorio, che sia militare o civile. Segnali diversi, ma convergenti, di un’Europa che torna a interrogarsi su come preparare le nuove generazioni alla difesa comune.

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