Un modello inclusivo come obiettivo da condividere. In occasione del Giubileo dei detenuti la Cei ha invocato un “indulto differito”. Oltreché iniziative finalizzate al reinserimento sociale delle persone che escono dal carcere: “Apriamo le porte dei nostri cuori e le porte delle nostre comunità”. A Roma nell’aula Giubileo dell’Università Lumsa si è svolto il convegno “Oltre la Pena: sicurezza, salute e valore sociale. Un nuovo protocollo per il detenuto con OUD (Opioid Use Disorder)”. Si è trattato di un momento cruciale di dialogo tra il sistema giudiziario, la sanità e le scienze sociali sulla gestione delle dipendenze all’interno delle strutture penitenziarie. Un’importante iniziativa scaturita dalla necessità di far convergere la cultura del diritto e le scienze umane per definire responsabilità, percorsi decisionali e modelli assistenziali mirati. Al centro del dibattito, la presa in carico delle persone detenute con disturbo da uso di sostanze (DUS) e concomitante disagio psichico e sociale. In questo ambito, i disturbi del comportamento e le comorbidità psichiatriche presentano infatti prevalenze significativamente superiori rispetto alla popolazione generale, richiedendo un approccio specialistico e multidisciplinare.

Modello inclusivo
Le più recenti evidenze scientifiche dimostrano che l’adozione di terapie efficaci e ben tollerate, in particolare le formulazioni long-acting, consente interventi altamente personalizzati. Tali soluzioni migliorano radicalmente l’aderenza terapeutica e garantiscono la continuità delle cure. Partendo dal setting carcerario fino al delicato percorso di reinserimento sul territorio. L’obiettivo del convegno è stato quello di promuovere la definizione di protocolli condivisi e applicabili, orientati a un modello di salute olistico e centrato sulla persona. Un approccio libero da stigma e pregiudizi, capace di coniugare la sicurezza degli istituti, la tutela della salute del singolo e il valore sociale della cura. L’evento dal titolo “Oltre la Pena: Sicurezza, Salute e Valore Sociale. Un nuovo protocollo per il detenuto con OUD (Opioid Use Disorder)” si è svolto nell’ambito delle attività didattiche promosse dal prof. Alfredo De Risio. Docente di Psicologia criminale e di Psicologia clinica penitenziaria dell’Università LUMSA e direttore del Master di secondo livello in Psicologia dell’esecuzione penale e offender management presso la LUMSA Master School, e trova le sue fondamenta in un dialogo culturale e scientifico tra il Centro di ricerca interdipartimentale sui sistemi sociali e penali DAS – Diritto alla Speranza della LUMSA e l’Associazione dei Centri per la Ricerca e l’Osservazione dei Sistemi Salute (ACROSS). I lavori sono stati aperti dai saluti istituzionali del professor Francesco Bonini (rettore dell’Università LUMSA), di Andrea Delmastro Delle Vedove (sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia) e Riccardo Turrini Vita (Garante Nazionale dei diritti delle Persone private della Libertà personale).

Diritto alla speranza
L’introduzione di Ernesto Napolillo (direttore generale dei detenuti e del trattamento DAP) ha dato il via agli approfondimenti della sessione mattutina (9-13). Governance del budget e impatto dei nuovi trattamenti farmacologici. Diritto alla Salute come Garanzia di Dignità. Gestione Territoriale e Budget Salute. Modelli e strumenti di integrazione: L’esperienza di “Regina Coeli”. La sessione pomeridiana è stata aperta dall’introduzione del senatore Giuseppe Lumia (già presidente della Commissione parlamentare Antimafia). E ha visto i relatori confrontarsi su varie tematiche. E cioè Sicurezza, ordine e aspetti sanitari negli istituti penitenziari. Il percorso di rieducazione e l’accesso al lavoro; Il ponte verso il reinserimento: le comunità terapeutiche e altre forme di residenzialità. Il diritto alla speranza.

