La via educativa all’integrazione. Nel comune marchigiano di Jesi il progetto “Desteenazione” mette in campo operatori di strada e iniziative pensate per i ragazzi in generale e insieme per l’utenza specifica dei minori a rischio. “Per questo tipo di lavoro sociale i risultati si producono nel volgere di qualche anno – spiega a In Terris il professor Samuele Animali, vicesindaco di Jesi, avvocato, docente, dottore di ricerca in sociologia delle istituzioni giuridiche e politiche, autore di pubblicazioni sulle politiche pubbliche in materia di istruzione superiore e servizi sociali-. Spesso si tratta di politiche che associano prevenzione, contrasto e riduzione del danno. Si dice che fa più rumore un albero che cade che che una foresta che cresce. Anche perché a forza di gridare al lupo sappiamo come è andata a finire”. Un elicottero volteggia sulla parte bassa della città di Jesi, quartiere San Giuseppe. Racconta il professor Aninali: “Una città di provincia, dove un ubriaco che tenta di fermare un passante è ‘allarme sicurezza’. La scena è parte integrante di un’operazione interforze che comprende unità cinofile e 60 agenti appartenenti ai reparti mobilitati per l’occasione. L’occasione è la telefonata al 112 di un cittadino che ha visto puntare una pistola (poi rivelatasi finta) su un passante, probabilmente un figurante”.

Sfida educativa
Prosegue il vicesindaco: “Velocemente, e opportunamente come il dubbio reclama, si allestisce la perquisizione delle abitazioni di nove quasi-minorenni che nei giorni precedenti hanno registrato e diffuso su tik tok un video di musica ‘trap’ nel quale esibivano armi bianche e armi da fuoco di varia foggia e natura, in realtà repliche senza tappo rosso. In maggioranza immigrati di seconda generazione, chi più chi meno tutti conosciuti e oggetto delle attenzioni di educatori, assistenti sociali, amministrazione e delle stesse forze di polizia. I più skillati già in carico ai servizi minorili del tribunale per precedenti disavventure giudiziarie, il più conosciuto ‘messo alla prova’ in Caritas“. Aggiunge il professor Animali: “Sequestrate le armi finte e qualche grammo di droghe leggere. Solo uno dei tanti episodi che affollano quotidianamente le pagine dei giornali dedicate alla cronaca del territorio. Quasi tutto bene dunque? Non tanto. L’operazione sembra tranquillizzare i cittadini e mandare un messaggio a un manipolo di ragazzotti disagiati che si sono accompagnati a due-tre giovani delinquenti, tutti con velleità artistico-musicali”.

Effetto social
“Si è trasformata invece nell’occasione per riaccendere l’enfasi dialettica, per usare un eufemismo, di chi ignorando bellamente i comunicati ufficiali e fermandosi ai titoli dei giornali parla di un drammatico acutizzarsi della criminalità ‘in città’ – afferma il vicesindaco-. E anche di chi plaude alla dimostrazione muscolare delle forze dell’ordine non, come sarebbe naturale, come segno di una dovuta attenzione alle paturnie dell’opinione pubblica, ma come prova del nove che allora l’allarme è giustificato. Se poi le punizioni sono lievi, perché evidentemente tali sono i crimini, allora la narrazione si rovescia e secondo gli autoproclamati ‘opinion leader‘ del caso la colpa è di giudici pietosi, di leggi che legano le mani alla polizia, quando non anche di complotti per favorire la sostituzione etnica”. Dal punto di vista dei protagonisti, sottolinea Animali, “tutto questo clamore fa curriculum e arriva loro su un piatto d’argento, una sorta di alleanza non scritta tra chi si vuol rappresentare come fuorilegge e chi si vuol accreditare a giustiziere. Questa gente ha usato un’etichetta consolidata sui social (San Giuseppe = bronx)”. E “in un mondo dove sei vivo in base ai click che collezioni hanno pensato bene di utilizzarla come una medaglia. Con la loro messinscena hanno avuto i classici 15 minuti di celebrità, rivendicando una ‘patente’ come nella famosa novella di Luigi Pirandello (‘Lei deve crederci sul serio!’, dice lo iettatore al Giudice). Più esageri più attiri l’attenzione; più attiri l’attenzione più cresce il clamore; più cresce il clamore più hai la prova che esagerare funziona”.

Risposta educativa
Sostiene il professore Animali: “La risposta che dovrebbe dare sicurezza semplicemente porta gli imprenditori della paura a cambiare registro. Un giornale locale titola ‘i boss del Boario’ (Campo boario è il nome del parco al centro del quartiere e Boario #1 il titolo del video). Un altro giornale parla ripetutamente di baby gang, mentre un partito politico racconta che non esiste più l’ ‘isola felice’. Ma in quale romanzo l’abbiamo vista l’isola? Qui in provincia le stesse notizie si rincorrono tra cittadine e paesi, tra costa ed entroterra. Da una parte i compagni di classe taglieggiano un malcapitato coetaneo, di là uno studente delle medie va a scuola col coltello per affrontare un coetaneo parimenti attrezzato e così via discorrendo. Quotidianità che si replica con qualche variante nella maggior parte delle metropoli e delle province del Bel paese”. Quindi “impossibilità di camminare tranquilli”? A guardare le statistiche le strade non sembrano affatto un luogo pericoloso. Evidenzia il vicesindaco: “Lo sono invece le mura domestiche teatro di femminicidi, uxoricidi e altre vendette tra parenti, oltre che di truffe ed effrazioni; i cantieri e fabbriche che fanno da sfondo alle morti bianche. Le istituzioni dove anziani e persone con disabilità consumano nell’incuria i loro ultimi giorni di vita. Che però guarda un po’ non creano lo stesso allarme sociale di 4 sprovveduti che bullizzano i loro coetanei o se le danno di santa ragione tra loro, mobilitando in questa maniera schiere di cittadini impauriti e altrettanto folte schiere di odiatori e di forcaioli da tastiera”.

Dati reali
Sostiene il professor Animali: “Fuori dai social media Jesi è una città viva, con tre teatri, cinque librerie, due biblioteche pubbliche, conferenze e altre manifestazioni culturali che si accavallano nei week-end, sale cinematografiche, fabbriche (ancora) aperte e indici di criminalità sotto la media, controllo del territorio discreto come può esserlo in un posto dove ci si conosce quasi tutti. Dove i raggiri e i furti in appartamento li fanno i pendolari della delinquenza comune, che – l’estraneo si nota – il più delle volte vengono identificati e processati, nonostante la carenza di personale che lamentano le forze di polizia e l’appello a installare nuove telecamere per agevolare le indagini. Come nella maggior parte dei posti di questo genere c’è anche un’innegabile dose di disagio, attestata per esempio dallo spaccio al minuto di svariati tipi di sostanze, con corollario di dipendenze più o meno manifeste. Ma l’offerta evidentemente segue la copiosa domanda”. Nel frattempo il presidente del tribunale dei minorenni all’inaugurazione dell’anno giudiziario dichiara che sospenderà le udienze penali per mancanza di personale. “Senza che ciò rimanga sulle pagine dei quotidiani per più di una giornata”, precisa il vicesindaco.

Comportamenti violenti
“I comportamenti violenti dei giovani stanno oggettivamente suscitando un grande allarme sociale – riflette il professor Animali-. Soprattutto quando sono in gruppo. Diffondono la convinzione che stia crescendo una generazione sempre più violenta, con l’aggravante dei futili motivi. Del resto, perché dovrebbero fidarsi del mondo degli adulti? Che esempi possono trarre? Da Trump in giù è la violenza la regola del gioco. Chiunque ormai rivendica di dover rispondere alla propria coscienza, invece che ad una norma sociale condivisa. A partire dal linguaggio: boss, gang, choc, branco, blitz. La disumanizzazione di due o tre, forse irrecuperabili, forse no, si trasforma nell’etichettamento e nel sacrificio di un’intera generazione di pseudo stranieri (perché italiani figli di immigrati) che studiano, lavorano e cercano di costruirsi una vita, e per esteso di una religione, di una cultura, di uno status”. Ma poi sono davvero in aumento i reati minorili? Risponde il vicesindaco: “La tendenza generale nei paesi occidentali indica una progressiva diminuzione, però con un un rapidissimo rimbalzo dopo il covid. Dopo la pandemia il disagio giovanile più in generale ha avuto un’impennata, dai disturbi alimentari, al ritiro sociale, ai comportamenti autolesivi. Anche la violenza può esserne un’espressione”.

Gruppi di giovani
Rileva Annali: “Parliamo di reati di strada commessi da gruppi di giovani che il più delle volte sono fluidi, informali, improvvisati, senza gerarchie e senza quel controllo del territorio che siamo abituati ad associare a una vera e propria banda. Un adolescente che sente di non avere futuro, a causa di difficoltà personali, di mancanza di supporto genitoriale e di esclusione sociale, magari imbocca le sue scorciatoie facendosi forza del supporto al gruppo e prendendo di mira soprattutto coetanei considerati più fortunati. Alla base non sembrano esserci tanto (soltanto) bisogni economici, ma un misto di rivalsa e disperazione. Di qui anche la ricerca di visibilità e consenso, della fama collegata alla costruzione di un personaggio o alla produzione di contenuti, nella speranza di farne magari una fonte di reddito”. Inoltre “già da bambino un pre-adolescente di seconda generazione ha iniziato a percepire non solo la diseguaglianza, ma soprattutto la mancanza di opportunità per colmarla che porta al risentimento, con comportamenti che si diffondono per contagio. A chiudere il cerchio provvede l’ansia degli adulti che considerano i giovani fonte di “panico morale”, pericolo da contenere e reprimere. Talvolta senza riferimento a dati oggettivi e soprattutto senza memoria di periodi storici in cui il confronto con gli adulti era altrettanto problematico. In una comunità in cui la componente di anziani è in aumento si invocano più controlli e punizioni esemplari. Una risposta ideologica, perché propone una ricetta apparentemente semplice per affrontare un fenomeno complesso“.

Società e paura
Come in un vecchio sketch di Antonio Albanese di raggelante attualità: “Senza la paura non si vive: una società senza paura è come una casa senza fondamenta”. L’importante non sono le soluzioni ma i problemi. Analizza il vicesindaco: “In passato le persone senza fissa dimora. I rom. Oggi i ‘maranza’. Ad ogni momento storico i suoi nemici. Grazie ai quali diventa possibile il progressivo sgancio dallo stato di diritto e il superamento dell’equilibrio dei poteri, e si fa appello alle misure emergenziali ed allo stato di eccezione. Dal 1998 a oggi sono stati adottati in Italia almeno quattro ‘pacchetti sicurezza’ e numerosi altri interventi legislativi emergenziali, su iniziativa dei più vari schieramenti politici”. Aggiunge il professor Animali: “La paura è un sentimento comprensibile e facile da manipolare e nel dibattito pubblico si sta facendo di tutto per rappresentarlo ed alimentarlo. Se la forza riscrive il mondo la guerra non rimane segregata al fronte, ma permea i linguaggi, le emozioni e l’intero discorso pubblico, trasformando la violenza in criterio di legittimazione dell’azione politica e, ancora prima, in principio costitutivo dell’essere umano“.

Lavoro di comunità
“Invece di fare le piste ciclabili costruiamo le galere”, si leggeva in un virgolettato comparso in un articolo di un giornale locale. Puntualizza il professor Animali: “A parlare era una residente di San Giuseppe, facendo riferimento a quanto accaduto nei giorni scorsi. Un popolo di persone spaventate consente di sviare da qualunque problema indicando il nemico di turno, quello per cui le città ci sembrano sempre meno vivibili. E allora ben vengano le galere, e abbasso le piste ciclabili. Perché tanto chi ha più il coraggio di uscire di casa? Dobbiamo interrogarci se il disagio (o la trap) possa essere liquidato semplicemente come una questione di ordine pubblico o di immigrazione. Ognuno il suo mestiere: i servizi lavoro di comunità, le forze di polizia contrasto, tutti facciamo prevenzione. Nelle conclusioni dell’indagine condotta dal Dipartimento centrale della pubblica sicurezza. si evidenzia che nell’attenzionare le condotte violente si dovrebbero proporre alternative culturali/sociali (centri di aggregazione, centri sportivi, etc.), si dovrebbe fare rete con tutti i soggetti interessati, in primis famiglia e scuola, si dovrebbe assicurare ascolto e coinvolgimento nei processi decisionali. Le politiche sociali si vedono poco e quindi sono elettoralmente poco premianti, ma intanto ci sono”.

Politiche sociali
Prosegue il vicesindaco: “Si lavora precocemente sui bambini con problemi di comportamento con visite domiciliari frequenti e supporto alle madri; si costituiscono équipe multidisciplinari, per interventi individuali o nelle classi e per consulenza ai docenti e supporto ai genitori; si dà occasione ai ragazzi di fare esperienze in gruppo, luoghi di aggregazione gratuiti per evitare di accentuare il senso di esclusione sociale (e sì, i nostri ‘delinquenti’ hanno imparato a girare video di buona qualità in uno di questi centri). Per i più grandi si moltiplicano i percorsi di formazione professionale, anche fosse solo nella prospettiva della riduzione del danno. Servizi psicosociosanitari con adeguate risorse hanno la possibilità di intercettare precocemente i problemi famigliari, sociali e sanitari (come la dipendenza da sostanze). Un sistema penale minorile che da quasi quarant’anni prende in carico i minori autori di reato con interventi particolarmente efficaci rappresenta un modello che andrebbe rafforzato e non smantellato. Idem per un sistema di accoglienza e controllo efficace per i minori stranieri non accompagnati. Si tratta di presidi che esistono e funzionano soprattutto se ci si crede e quindi ci si investono risorse ed energie. Il Campo boario non è un covo di pericolosi ‘maranza’ armati”.

Recupero
“Da qualche anno a questa parte si sono moltiplicate le occasioni di stare insieme con mercatini, fiere, iniziative pubbliche, merende e quant’altro, in collaborazione tra associazioni, enti e comitato di quartiere, anche nell’ambito di progetti di rigenerazione urbana e sociale, come lo Spazio del rjuso, il recupero dell’area archeologica e di Parco in parco – racconta il professor Animali- Di giorno è affollato di famiglie e bambini che magari si accalcano davanti al telone di un cinema all’aperto. C’è ancora molto da fare ma sono stati sistemati i marciapiedi, c’è stata la manutenzione straordinaria delle palestre, procedono i lavori alla scuola media, a breve verrà rifatto il manto del campo sportivo e verrà aperto un nuovo parco. Chi dormiva all’addiaccio sotto una tettoia è stato via via aiutato. Sono aumentati i posti nel centro pomeridiano. Con fondi Pnrr procede al recupero della struttura per i senzatetto e di uno stock importante di alloggi di edilizia sociale. Sono stati creati dei tavoli istituzionali nei quali si confrontano operatori sociali, sanitari e della sicurezza”.

