“Riparo, riposo, cura”: il ministero di comunione

"Il Signore ci tiene per mano, omelie inedite" a cura di Riccardo Bollati, Luca Caruso, Federico Lombardi

La comunione ecclesiale è il legame profondo, spirituale e visibile, che unisce i fedeli a Cristo e tra loro all’interno della Chiesa cattolica, fondato sul battesimo e nutrito dall’eucaristia. Essa rappresenta la natura intima della Chiesa come “popolo di Dio” e corpo mistico, caratterizzata da carità, unità nella fede e struttura gerarchica. Il battesimo incorpora nella Chiesa, mentre l’eucaristia è il “seno-apice” della comunione, trasformando i fedeli nel corpo di Cristo. Il libro “Il Signore ci tiene per mano”, a cura di Riccardo Bollati, Luca Caruso e Federico Lombardi, presenta le omelie mai lette delle messe “private” di Joseph Ratzinger. Quelle celebrate da Papa regnante e da Papa emerito con la famiglia pontificia. Oltre a ospiti di passaggio, sia nella cappella del Palazzo Apostolico sia nel monastero Mater Ecclesiae, dopo la rinuncia al pontificato. La prefazione del libro è stata scritta dall’arcivescovo Georg Gänswein, già segretario particolare di Benedetto XVI, ora nunzio apostolico nei Paesi baltici. Padre Federico Lombardi firma l’introduzione all’opera pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana.

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Foto © VaticanMedia

Comunione e salvezza

La prima Lettera di san Pietro è parte di una catechesi battesimale in cui l’apostolo spiega ai battezzandi e ai battezzati che cosa sia essere un cristiano e che cosa è l’essenza del cristianesimo. Oggi più che mai, specialmente nei luoghi dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, la missione primaria degli uomini chiamati al sacerdozio è chiara. Quella di tenere libera la soglia che introduce al mistero della salvezza, indicandola a tutti senza bisogno di troppe parole. Da 63 anni si celebra la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. Nella basilica di San Pietro Leone XIV ha presieduto domenica la solenne liturgia eucaristica. Nell’omelia Robert Francis Prevost ha preso spunto dal passo del Vangelo secondo Giovanni letto durante la liturgia per suggerire l’orizzonte aperto e vasto quanto il mondo in cui si svolge il “servizio del prete”. Si tratta di un “ministero di comunione” offerto per condividere con tutti la “vita in abbondanza” che “viene a noi nel personalissimo incontro” con Cristo. Leone XIV indica spunti per cogliere l’ampiezza e la natura della missione a cui sono chiamati.

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Sacerdoti (@ Karl Raymund Catabas su Unsplash)

Vocazione

Ai sacerdoti Robert Francis Prevost non chiede complessi piani o iperattivismi pastorali. Ricorda piuttosto che facilitare l’incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti è un tutt’uno col celebrare l’eucaristia e la riconciliazione“. Infatti “radunare è sempre e di nuovo impiantare la Chiesa”. Leone XIV nella sua omelia richiama il “rimprovero amaro” che Gesù nello stesso Vangelo rivolge a coloro che hanno nascosto la chiave di un passaggio che doveva essere aperto a tutti. La sollecitudine primaria di ogni missione sacerdotale è quella di tenere libera la soglia e indicarla, senza bisogno di troppe parole. Una missione tutta intessuta nel segno della libertà e della gratuità. Il contrario delle strategie umane volte a accorpare persone in maniera forzosa, spingendole a entrare in recinti senza uscita. “Ci sono appartenenze che soffocano, compagnie in cui è facile entrare e quasi impossibile uscire”, evidenzia Leone XIV.

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