Ricoveri e impatto familiare: sos salute mentale

L'urgenza di riallocare le risorse regionali incentivando i territori sotto media nazionale a redistribuire fondi interni, mobilitando centinaia di milioni e riducendo disuguaglianze territoriali

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Salute mentale (@ Marcel Strauß su Unsplash)

Emergenza salute mentale. Avverte Andrea Fiorillo, presidente della European Psychiatric Association: “Per i 2 milioni di esclusi dalle cure in Italia servono risorse e personale. Gli investimenti sono il 3,5% delle risorse rispetto al 6% richiesto dall’Unione Europea e questo taglia fuori dai servizi una fetta di popolazione che invece avrebbe bisogno di diagnosi e terapie mirate oggi disponibili”. L’appello è stato ribadito in occasione della Giornata mondiale per la Salute mentale. 86 comunitĂ , piazze, scuole, carceri e luoghi di cura si sono collegati con piazza Santa Maria Della PietĂ  a Roma. Qui, infatti, si è riunito il Collegio nazionale dei dipartimenti di Salute mentale (Dsm). Sotto la guida di Fabrizio Starace, psichiatra direttore del dipartimento di Torino 5 e presidente uscente del Collegio. E di Giuseppe Ducci, direttore del Dipartimento della Asl Roma 1 e presidente eletto del Collegio nazionale. Il congresso è stato organizzato da Motore SanitĂ . Spiega Ducci: “L’obiettivo è accendere i fari sulle necessitĂ  e urgenze delle cure psichiatriche in Italia e nei territori. Partendo da un’analisi approfondita dei dati per proporre le direttrici di una riforma della Salute mentale da attuare nel Paese. A cominciare dal basso e dall’esperienza quotidiana vissuta nei luoghi della cura, del disagio e della sofferenza. E nei dipartimenti che innervano il tessuto assistenziale“.

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Progetto HERE4U. Foto: Unicef

Sos salute mentale

Fari puntati sulle prioritĂ  per i servizi di salute mentale nel nostro Paese. CosĂŹ da proporre un programma strategico per il miglioramento e lo sviluppo dei Dipartimenti di Salute Mentale in Italia. Il primo nodo è il sottofinanziamento che in base allo standard fissato oltre 20 anni fa (nel 2001) dovrebbe essere il 5% della torta come obiettivo minimo raccomandato per i Paesi a basso e medio reddito. E  che invece in Italia, riferisce Lapresse, è attestato a una media che non supera il 3%. A fronte del 10% dello standard internazionale (Francia, Germania, Canada, Regno Unito). I mancati investimenti in Salute mentale si traducono in maggiori costi diretti e indiretti. E cioè il 3,3% del Pil (stima Ocse) di cui lo 0,2% per cure psichiatriche. Il sottofinanziamento della salute mentale genera infatti costi maggiori per l’intero sistema in termini di ricoveri, farmaci, perdita di produttivitĂ  e impatto familiare.

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Foto di WOKANDAPIX da Pixabay

Tre strategie

La proposta del Collegio nazionale dei Dipartimenti di Salute mentale indica l’urgenza di una svolta. E il cambiamento si traduce in tre strategie. E cioè rifinanziare e ampliare le previsioni e l’intesa siglata nel 2022. Con progetti di rafforzamento dei dipartimenti attraverso fondi vincolati e rendicontazione di risultati superando l’attuale frammentazione (tipo quella del bonus psicologo). Poi raggiungere il faro del 5% del fondo sanitario nazionale. Ciò significa mobilitare circa 2,3 miliardi annui integrando risorse del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e adeguando gli standard di personale. Infine riallocare le risorse regionali incentivando i territori sotto media nazionale a redistribuire fondi interni. Mobilitando centinaia di milioni e riducendo disuguaglianze territoriali. “Quando si parla di risorse – aggiunge Ducci – non si fa riferimento solo a quelle economiche. L’obiettivo prioritario è infatti l’adeguamento degli organici agli standard Agenas, approvati in Conferenza Stato Regioni tre anni fa. E migliorare i processi di reclutamento, responsabilizzando anche la componente universitaria per favorire l’ingresso del personale in formazione nei Dipartimenti”.

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Foto di K. Mitch Hodge su Unsplash

Modello organizzativo

C’è poi la questione del modello organizzativo. Ossia dipartimento integrato con le dipendenze patologiche e i servizi per etĂ  evolutiva. La transizione adolescente-adulto. La multidisciplinarietĂ  come valore organizzativo, culturale e strategico. In pratica un nuovo modello organizzativo che distingue la psichiatria come disciplina medica e la salute mentale come sistema interdisciplinare, valorizzando le diverse professionalitĂ . Il Dipartimento di Salute Mentale è infatti un’organizzazione multiprofessionale che integra discipline complementari e professionalitĂ  diverse. I principi guida sono la recovery e l’empowerment degli utenti e professionisti. L’inclusione sociale e la lotta allo stigma. Laddove i nodi da sciogliere attuali sono l’attuale modello di psichiatria generalista dominante, la prevalenza dell’approccio medico-farmacologico. La carenza di trattamenti psicosociali efficaci e la necessitĂ  di modelli scientificamente validati. Prosegue Giuseppe Ducci: “Noi proponiamo Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (Pdta) integrati per adulti, dipendenze, infanzia e adolescenza. Modelli della ‘stepped care’ (cura graduale) meno invasivi. Budget di Salute per integrazione sociale. Ampliamento delle porte d’ingresso ai servizi. Tenendo ben presenti i nuovi bisogni emergenti relativi ai disturbi alimentari. Neurosviluppo (spettro autistico, Adhd e disabilitĂ  intellettive. Disturbi di personalitĂ  (comorbilitĂ  con abuso di sostanze). La regolazione emotiva (adolescenti in transizione verso l’etĂ  adulta)”.

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Foto: Unicef

QualitĂ  delle cure

A fronte di ciò occorre migliorare l’accesso e la qualitĂ  delle cure puntando sull’accesso ampliato. Ovvero visite psicologiche, triage infermieristici, primo contatto con assistenti sociali e reti di prossimitĂ ). Il superamento del modello medico-centrico, (rafforzamento degli interventi psicosociali, psicoterapia e riabilitazione con psicologi ed educatori). E la sicurezza degli ambienti (dignitĂ  utenti, sicurezza operatori e superamento stigma interno). Tenendo sempre ben presenti i fari della prevenzione selettiva (nelle scuole su ritiro sociale, fobia scolastica, consumo di sostanze). Della integrazione territoriale (sinergie con medicina primaria nelle Case della ComunitĂ ). Dell’intervento precoce (programmi dedicati alla psicopatologia dell’adolescenza e giovani adulti). E delle reti di comunitĂ  (coinvolgimento di associazionismo, enti locali, settori produttivi)”. Cruciale poi il rapporto tra psichiatria e giustizia. Il 10-15% della popolazione detenuta ha un disturbo mentale grave (6.000-9.000 persone). Ma esistono solo 320 posti in 33 sezioni specializzate per circa 60 mila detenuti in Italia. Il superamento dell’ospedale psichiatrico giudiziario ha avuto conseguenze drammatiche sui servizi di Salute mentale. A causa dell’enorme dilatazione delle misure di sicurezza non detentive. Oggi le strutture residenziali ed ospedaliere sono occupate in misura significativa da persone soggette a misura di sicurezza di tipo psichiatrico. Anche in presenza di situazioni che con la psichiatria hanno solo un contatto marginale.

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