Il ricambio generazionale nelle imprese italiane evidenzia un progressivo invecchiamento dei titolari. Con una forte concentrazione di imprenditori anziani e una carenza di continuità per le competenze giovanili. I titolari di imprese individuali con almeno 70 anni sono 314.824 (il 10,7% del totale), in crescita rispetto ai 290.328 di dieci anni fa (8,9%). Il Mezzogiorno, rileva Unioncamere, registra i tassi più alti di titolari anziani, con punte in Basilicata (15%) e Abruzzo (14%). Il tessuto imprenditoriale italiano poggia per il 93% su basi familiari. Ma solo il 20% delle aziende riesce a superare il passaggio da nonno a nipote. Si riscontra tra le criticità una perdita potenziale di competenze e professionalità tradizionali. Affiancata a una bassa partecipazione femminile nei settori chiave e alla crescente e strutturale importanza della forza lavoro immigrata. Indicativo è il caso della provincia di Massa Carrara ci sono 853 titolari di imprese individuali che hanno almeno 70 anni, le attività guidate da under 35 sono scese a 1.296: il 42% in meno rispetto al 2014, e il rischio è di perdere aziende sane perché senza ricambio generazionale. A sottolinearlo è la Cna Massa Carrara in base al dossier dell’associazione “Imprese senza ricambio“. Nelle imprese familiari il passaggio generazionale fallisce spesso per tensioni personali, rivalità e difficoltà a cedere il comando più che per ragioni economiche. Uno studio di William Group rileva che i passaggi generazionali falliscono solo per il 15% a causa di carenze strutturali in ambito fiscale e legale. La vera responsabilità è invece attribuibile a problemi di governance (60%) e di comunicazione (25%). Un quarto delle aziende non riesce a mantenere continuità generazionale non tanto per fattori di natura finanziaria quanto per conflitti relazionali. Ossia condivisione inadeguata delle informazioni, aspettative non divulgate, dinamiche emotive non affrontate.

Ricambio difficile
Secondo i dati Unioncamere-InfoCamere rispetto al 2015 i titolari di impresa over 70 sono aumentati di 104 unità, mentre la loro incidenza è cresciuta di 2,6 punti percentuali. Dall’altra parte, però, il bacino dei giovani imprenditori si restringe. Secondo l’Istituto di studi e ricerche della Camera di commercio Toscana nord ovest, nel 2025 le imprese guidate da under 35 erano 1.296, il 6,3% del totale provinciale, in calo dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Il confronto con il passato racconta una trasformazione ancora più netta. Dal 2014 al 2025 le imprese giovanili sono diminuite di circa il 42%. Nello stesso periodo il tasso di imprenditorialità giovanile è sceso dal 6,8% al 4,5%, anche in un contesto demografico sfavorevole, con i residenti under 35 diminuiti di oltre l’11%. “Il passaggio generazionale non può essere visto solo come un problema di chi lascia l’impresa, ma deve diventare un’opportunità per chi vuole entrarci – dichiara Giacomo Altamura, presidente dei Giovani imprenditori di Cna Massa Carrara -. Molti giovani hanno idee, competenze e voglia di mettersi in gioco, ma incontrano ostacoli concreti. Ossia redito, burocrazia, costi iniziali e mancanza di percorsi di accompagnamento. Rilevare un’attività già avviata può essere una strada importante, ma servono strumenti capaci di mettere davvero in contatto chi vuole lasciare l’impresa con chi vuole raccoglierne il testimone”. Solo il 30% delle imprese familiari supera l’avvento della seconda generazione, il 13% prosegue oltre la terza e appena il 3% arriva alla quarta (Family Firm Institute). Un dato preoccupante che induce a domandarsi cosa ostacoli la continuità d’impresa.

Tesoro da tutelare


