“Dio perdona sempre”, ripeteva papa Francesco ai detenuti.“Il carcere è un’istituzione e quell’istituzione va difesa come tutte le istituzioni e a quell’istituzione si deve il rispetto proprio delle istituzioni”, afferma il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo. E aggiunge: “Antigone, la protagonista della tragedia greca, è una di quelle persone, tra virgolette, alle quali va tutta la nostra empatia. Perché un innocente che subisce la violenza del potere non può che avere la nostra simpatia”. Prosegue Colosimo: “Ma il pericolo di trasformare un’intera popolazione di detenuti in innocenti quando sono lì per scontare una pena è un pericolo che io devo dichiarare a me”. Formazione, lavoro e welfare sono elementi imprescindibili per favorire il reinserimento sociale di persone detenute. Partono da qui gli 8 nuovi progetti che la Fondazione con il Sud sosterrà con quasi 3 milioni di euro e che saranno avviati in Basilicata (1 in provincia di Potenza); Campania (4 nelle province di Napoli, Caserta e Benevento); Puglia (2 in provincia di Barletta-Andria-Trani) e Sicilia (1 in provincia di Catania). Le iniziative sono state selezionate con la terza edizione del bando “Evado a lavorare”.

Supporto ai detenuti
“Spesso siamo davanti a notizie che ci raccontano di persone che nelle carceri compiono gesti con cui esprimono profondo malessere. Da inizio 2025 sono già più di 60 i suicidi negli istituti penitenziari italiani”, ha dichiarato Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud. “Il lavoro, ma anche tutta la rete di servizi di accompagnamento professionale e di supporto emotivo e personale, sono certamente strumenti imprescindibili per restituire dignità al tempo trascorso in carcere, oltre a ridurre drasticamente il rischio di recidiva che si verifica nel 70% dei casi tra chi non lavora e solo nel 2% tra chi ha vissuto un’esperienza lavorativa durante il periodo di detenzione, che nello stesso tempo beneficia anche di ricadute positive sull’autostima e sul benessere”. I progetti sperimenteranno percorsi di reinserimento sociale e lavorativo di persone in esecuzione penale che, partendo dalla dimensione occupazionale, siano in grado di rispondere in modo multidimensionale ai diversi bisogni sociali (casa, salute, inclusione).

Seconda possibilità
L’obiettivo è offrire una reale e concreta ‘seconda possibilità’ ai detenuti, ponendo al centro la persona e le sue peculiarità. Sono previsti percorsi formativi anche con il rilascio di qualifiche professionali in vari ambiti (agricolo, spettacolo, alimentare, servizi alla persona ed educativi, socio-assistenziali, cantieristica navale e restauro imbarcazioni). Strumenti di ricerca del lavoro anche attraverso servizi di matching con i bisogni delle imprese; tirocini e inserimenti lavorativi; supporto abitativo e psicologico anche con accompagnamento nella gestione delle emozioni. Attività di sensibilizzazione rivolte soprattutto alle aziende sulle opportunità dell’inclusione lavorativa di persone che hanno scontato o stanno scontando la pena in carcere, promuovendo l’abbattimento del pregiudizio nei loro confronti. Inserimento lavorativo è previsto all’interno di realtà consolidate Si prevede di coinvolgere nelle attività 500 persone detenute, attivando quasi 200 tirocini formativi e stipulando oltre 120 contratti di lavoro. In tutti i casi l’inserimento lavorativo è previsto all’interno di realtà consolidate, suddivise al 50% tra cooperative sociali partner e realtà profit del territorio.

Fuori dal carcere
Le 8 iniziative finanziate coinvolgeranno nelle partnership progettuali più di 100 organizzazioni (con una media di 13 partner a progetto) tra cooperative e imprese sociali, enti pubblici, associazioni, fondazioni, diocesi, organizzazioni di volontariato e 24 strutture penitenziarie. Come spiega il Cnel nel report “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere“, i detenuti e le detenute che lavorano sono solamente il 34,3% (21.235) della popolazione carceraria. Oltre l’85% nel 2024 ha lavorato alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Fra le tipologie di lavoro in cui sono impegnate le persone detenute si osserva una concentrazione nei servizi d’istituto (70,7%). Mentre il 5,4% lavora in istituto per conto di cooperative o imprese, il 5,3%, essendo in regime di semilibertà, lavora in proprio o per conto di datori di lavoro esterni e il 5% si occupa della manutenzione dei fabbricati. Per quanto riguarda la formazione, il XXI rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone (2025) riporta percentuali tendenzialmente basse di persone coinvolte in corsi all’interno degli istituti. Al 31 dicembre 2024 risultavano attivi 393 corsi, con la partecipazione di solo il 7,2% delle persone detenute.

