LUNEDÌ 25 MARZO 2019, 00:01, IN TERRIS

Quelle menzogne che incoraggiano la ludopatia

Il 3,2 per cento dei giocatori patologici ha tra i 15 e i 19 anni

MILENA CASTIGLI
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l gioco d'azzardo è un fenomeno in aumento in Italia, in particolare tra i giovani. Il volume d’affari ha superato nel 2017 i 100 miliardi di euro. Lo rivela un’analisi dell’Eurispes, diffusa in occasione della Festa del Papà, evidenziando come “circa quattro uomini su dieci in Italia (38,8%) spendono il proprio denaro per il gioco legale: di questi, il 23,2% gioca solo dal vivo, il 12,4% solo on line e il 12,4% partecipa su entrambi i circuiti". 


Il rapporto Eurispes

Preoccupante il dato secondo cui le percentuali più alte di quanti dichiarano di giocare si rilevano tra i più giovani: il 45,9% tra i 25 e i 34 anni e il 40,4% tra i 18 e i 24 anni, mentre nelle altre classi di età considerate il valore non supera mai il 38% circa - sottolinea l’Eurispes -. Tra i giochi legali con vincita in denaro il più diffuso è il Gratta e Vinci, con solo il 16,9% di giocatori che risponde di non giocarci mai, contro l’83% circa di chi vi gioca qualche volta, spesso o addirittura sempre. Diffusissimi anche Lotto e SuperEnalotto (78,1%). Non mancano gli altri tipi di giochi, complesi quelli fruibili su internet: meno della metà dei giocatori d’azzardo ha l’abitudine di giocare con le Slot Machines/Vlt (41,6%), di partecipare a scommesse non sportive (35,2%), giochi di carte (32,4%), Bingo (30,6%), scommesse ippiche (27,3%) e al Casinò (23,8%). I più giovani si confermano come i più assidui partecipanti in tutte le tipologie di gioco. Il rapporto indaga anche sulle motivazioni che inducono a giocare: al primo posto si classifica la speranza di una grossa vincita (27,2%), seguita dalla ricerca di denaro “facile” (24,3%) e dalla voglia di divertirsi (22,3%). Interessante leggere che, sia tra i giocatori sia tra i non giocatori, prevalga l’opinione secondo cui la promozione, da parte dello Stato, del cosiddetto "gioco lecito e responsabile" non sia una condotta giusta poiché - conclude Eurispes - anche il gioco lecito crea dipendenza (26,8%) e comporta comunque il rischio di perdere ingenti somme di denaro (15,1%). Al 39,7% dei giocatori è infatti capitato di avere la sensazione di spendere troppo giocando: “qualche volta” per il 28,3%, “spesso” per l’11% e “sempre” per lo 0,4%.


Ludopatia

Il rapporto stilato dall'Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali non parla di dipendenze, ma solo di abitudine al gioco con vincite in denaro. Ma non è affatto difficile passare dal semplice gioco occasionale (il "grattino" della domenica, per intenderci) all'incapacità di smettere, anche di fronte a notevoli perdite economiche. In questo caso, si parla di ludopatia (o "gioco d'azzardo patologico"), vale a dire quel grave disturbo del comportamento che nell'edizione 2013 del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (Dsm) è stato inquadrato nella categoria delle cosiddette "dipendenze comportamentali". Il termine "dipendenza" non è casuale. Secondo l'Associazione Psichiatri, infatti, la ludopatia ha una forte attinenza con la tossicodipendenza; il giocatore d'azzardo patologico mostra una crescente perdita di controllo nei confronti del gioco d'azzardo, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell'apparente tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche (facendosi prestare i soldi e coprendosi di debiti) e trascurando gli impegni che la vita gli richiede. 


Come cambia il nostro cervello

La ludopatia non ha solo ricadute economiche o sociali, distruggendo famiglie e prosciugando conti in banca; non è un semplice "vizio" o innocuo passatempo, ma una malattia vera e propria che modifica alcune regioni del cervello, come spiegato dal dottor Vincenzo Marino, direttore del dipartimento Dipendenze dell’Azienda sanitaria locale di Varese, psichiatra e psicoterapeuta, docente di Sociologia della devianza presso l’Università degli studi dell’Insubria in un recente articolo apparso su Famiglia Cristiana. "Il gioco d’azzardo compulsivo, più di qualunque altra droga, modifica biologicamente il sistema nervoso - spiega il dott. Marino -; nell’ippocampo del giocatore patologico determinate informazioni (gioco, vinco, sto bene; perdo, gioco ancora fino a quando non vinco di nuovo eccetera) restano scritte per sempre. Come le droghe, le vincite stimolano il centro cerebrale del piacere a produrre dopamina, generatrice di benessere e gratificazione. Ciò stimola il desiderio di giocare e di vincere. È una malattia del profondo, una patologia cronica da cui non si guarisce mai completamente. Le cure possono tenerla a bada, renderla asintomatica. Ma basterà che lo stimolo si ripresenti (è sufficiente vedere una slot machine o una pubblicità) per ricadere nel gioco".


Giovani e minori

Una piaga che non tralascia i ragazzi, anche minorenni. "Oggi sono in questa condizione tra le 800 e le 900 mila persone, il 2,2 per cento della popolazione. E il 3,2 per cento dei giocatori patologici ha tra i 15 e i 19 anni", evidenzia il dott. Marino, che dà anche alcune semplici regole per giocare responsabilmente e non cadere nella dipendenza: giocare saltuariamente, giocare piccole cifre, darsi un limite, smettere quando non si rispettano questi limiti. Regole che però valgono solo per gli over 18. Il gioco d'azzardo in Italia è infatti vietato ai minorenni. Ma questo solo sulla carta. Sono infatti quasi 700 mila i ragazzi tra 14 e 17 anni che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno: di questi, quasi 70 mila i giocatori problematici, seppur teen-agers. Sono i dati dello studio epidemiologico sul gioco d’azzardo pubblicato lo scorso anno e realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con “Esplora”, nell’ambito di un accordo scientifico con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. "Lo studio epidemiologico osservazionale, il più grande mai realizzato in Italia – ha spiegato sul Corriere la coordinatrice Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto - ha avuto l’obiettivo di ottenere una stima rappresentativa della dimensione del fenomeno del gioco d’azzardo sul territorio nazionale nella popolazione adulta - coinvolgendo un campione di 12 mila persone - e in quella scolastica minorenne, col coinvolgimento di circa 15 mila studenti dai 14 ai 17 anni, per i quali la normativa in vigore vieta in assoluto la pratica del gioco d’azzardo. I giocatori d’azzardo sono coloro che hanno giocato almeno una volta nell’ultimo anno - chiarisce Pacifici – . Ebbene, nella popolazione adulta abbiamo riscontrato che il 34,6 per cento della popolazione adulta gioca, cioè 18 milioni e mezzo di cittadini, di questi un milione e mezzo sono giocatori problematici, cioè faticano a gestire il tempo da dedicare al gioco, a controllare la spesa, alterando i comportamenti sociali e familiari". "Rispetto all’età di iniziazione, che è un fattore di rischio importante - prosegue Pacifici - aumenta la percentuale di chi ha iniziato a giocare tra 9 e 12 anni nel giocatore problematico". Sembrerebbe esistere dunque un rapporto tra l'iniziazione in giovane età e l'insorgere della dipendenza patologica, già a partire dall'adolescenza.


Uscire dal tunnel

Tante le iniziative in aiuto di quanti vorrebbero uscire dal tunnel della dipendenza dal gioco d'azzardo. Dal percorso terapeutico offerto dalla Comunità Papa Giovanni XXXII, al numero verde 800.558822 creato dall’Istituto Superiore di Sanità che in modo anonimo e gratuito orienta i giocatori a rischio e problematici e i loro familiari sui servizi più vicini al loro domicilio in grado di sostenerli. Resta però imprescindibile un lavoro a monte da compiere in famiglia, soprattutto nei confronti di bambini e giovanissimi: la necessità di educare i nostri figli ad evitare il gioco con vincite in denaro e scardinare il sistema di menzogne che fa percepite l'azzardo (vedi le pubblicità dei casinò on line o quelle dei vari "grattini") come possibile fonte di "soldi facili" e strada sicura per una vita da favola tra lusso e vacanze. La realtà è ben diversa: per uno che vince, decine di migliaia perdono. E in molti, troppi, si ammalano nel tentativo di rincorrere un miraggio. Un gioco che, decisamente, non vale la candela.

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