GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE 2018, 00:01, IN TERRIS

Quel legame tra sesso e cervello

Dimostrata la differenza cerebrale tra uomini e donne. L'esperto: "Verità nota, oggi minata dall'ideologia"

FEDERICO CENCI
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Cervelli a confronto
Cervelli a confronto
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omini e donne sono differenti. Nel fisico, ma anche nella mente. Un tempo sarebbe stato superfluo affermarlo, trattandosi di una di quelle verità insite nel comune sentire delle persone d’ogni latitudine e civiltà. Oggi, invece, immersi come siamo in un clima culturale di decostruzione dei modelli tradizionali e del diritto naturale, una simile affermazione riecheggia come un tuono.


"Differenze molto chiare"

A farsene portavoce è l’Università di Cambridge, dove è stato condotto quello che viene definito “il più vasto studio mai realizzato” sul tema. Più di 670mila persone sono state coinvolte a svariati test on-line. La conclusione - pubblicata dal Times e ripresa in Italia dal Corriere della Sera - è che le donne sono più empatiche e gli uomini più razionali. Il gentil sesso è più propenso alle emozioni, mentre i maschi prediligono fatti e meccanismi. In una dichiarazione scritta il dott. Varun Warrier, della squadra di ricercatori (quattro in tutto: un neuroscienziato, uno psichiatra e due psicologi), ha affermato che “queste differenze sessuali nella popolazione tipo sono molto chiare”. Ma da cosa derivano? Dalla natura, ma non solo. Warrier sottolinea che “da studi correlati” si può evincere che le differenze “sono in parte genetiche, in parte influenzate dalla nostra esposizione ormonale prenatale e in parte causate dall’esperienza ambientale”. Gli autori ci tengono altresì a precisare che le differenze osservate nel loro studio possono essere applicate solo alle medie di gruppo, non agli individui. Gli studiosi di Cambridge spiegano inoltre che le due teorie riguardano soltanto l’empatia e la sistematizzazione, dunque non possono attenersi ad altri aspetti come, ad esempio, l’aggressività.


Il parere dell'esperto

“Lo studio conferma ciò che le neuroscienze hanno sempre dimostrato, ma lo fa con un campione molto esteso e quindi di grande valore statistico”. Il prof. Paolo Scapellato, docente a contratto di Psicologia clinica all’Università Europea di Roma, commenta ad In Terris il lavoro dei suoi colleghi di Cambridge. “Che i cervelli di maschi e femmine sono diversi è noto da sempre, ma come sono diverse tutte le cellule del corpo, definite da un sistema cromosomico diverso”, aggiunge. Eppure, affermare questa ovvietà oggi può sembrare un gesto rivoluzionario. “Forse in questo periodo in cui la scienza viene manipolata a fini ideologici - riflette Scapellato - non si è più nemmeno liberi di fare studi statistici o divulgarne gli esiti se questi, anche se lontanamente e forzatamente, possono contrastare con il pensiero dominante, che pretende di annullare la natura, negandola o negandone l’importanza, per sostituirla con nuove leggi autoproclamate”. Lo psicologo rileva che “siamo al centro di 'una guerra' antropologica tra chi ritiene di conoscere il mondo basandosi sulla natura e chi nega la natura e sostiene che ogni legge venga decisa dalla cultura dominante”. Secondo Scapellato, “va sottolineato come chi parte dalla natura accetta le leggi e le conoscenze date appunto dalla natura, mentre chi basa tutto sulla cultura finisce per avallare principi posti da qualche gruppo di potere, molto più pericolosi”.


C'è discriminazione?

I ricercatori inglesi ci tengono ad affermare: “Usare i nostri risultati per discriminare in base al sesso sarebbe pernicioso, perché conta sempre il singolo individuo”. Ma perché questa precisazione? Da che deriva il timore che un simile studio possa assumere fini discriminatori? “Non ci vedo niente di discriminante”, commenta Scapellato. Lo psicologo ricorda che lo studio, oltre a parlare di differenze sessuali, affronta anche il tema dell’autismo. Di qui la sua opinione secondo cui “prendere spunto da uno studio scientifico sull’autismo per ventilare presunte discriminazioni di genere, togliendo ogni riferimento all’autismo, è un atto subdolo e tendenzioso ed evidenzia ancora una volta come le lotte sociali ormai vengono combattute non più per i deboli e i bisognosi, ma per difendere lobby di potere”.

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