Qualità produttiva e competitività internazionale: la sfida “Made in Italy”

L'esigenza di rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni e mondo della formazione. L'iniziativa del ministero delle Imprese e del Made in Italy

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Operaio al lavoro. Immagine di repertorio. Foto di Henk Mul su Unsplash

Per migliorare la competitività, le aziende investono in formazione, ricerca e modernizzazione tecnologica. In occasione della Giornata nazionale del “Made in Italy” si è svolta la seconda edizione del forum “Creare futuro”. Tema dell’evento: “Competenze e formazione per il Made in Italy di domani’. Il forum è stato organizzato nella Sala del Parlamentino del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). E’ intervenuto Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy. L’iniziativa è stata promossa dai presidenti dei gruppi di Giovani Imprenditori di Confindustria accessori moda, Federalimentare e FederlegnoArredo. Si tratta di comparti strategici che contribuiscono con il loro know-how industriale a circa il 20% del Pil nazionale. Nata in continuità con il successo del primo appuntamento del 2025, l’edizione di quest’anno ha voluto ribadire l’importanza del ruolo delle 3 “F” simbolo del Made in Italy. Food, fashion & furniture. Così da rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni e mondo della formazione. Affrontando temi cruciali come innovazione, transizione digitale, qualità produttiva e competitività internazionale. In uno scenario globale sempre più complesso, il rafforzamento dei comparti produttivi passa attraverso le nuove generazioni.

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Foto di Papaioannou Kostas su Unsplash

Focus competitività

I giovani rappresentano un ponte tra imprese, istituzioni e mondo della formazione. A loro è riservato il compito di essere il motore dello sviluppo strategico per il Paese. L’obiettivo è rafforzare sempre più a livello internazionale il Made in Italy. Il metro di valutazione sono le proiezioni di Unioncamere-ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior. Nel quinquennio 2025-2029 le imprese italiane avranno bisogno di assumere tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori. Su base annua ciò si traduce in una domanda di circa 247-268 mila laureati o diplomati ITS Academy, 185-216 mila diplomati di scuola secondaria superiore tecnico-professionale o liceale. E circa 125-126 mila persone con qualifica di formazione o formazione professionale. La formazione si conferma elemento centrale anche nelle politiche di recruiting delle aziende. Oggi le imprese chiedono in prevalenza figure tecniche che tuttavia si trovano con difficoltà.

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Fonte: Confindustria

Efficace sinergia

Le analisi condivise da Umana, partner dell’iniziativa, evidenziano un’efficace sinergia tra il mondo del lavoro e quello della formazione, come il sistema duale. Ciò rappresenta una delle risposte più efficaci a questa carenza. Gli Its, per esempio, esprimono un placement che arriva al 90% a un anno dal diploma, pur non riuscendo ancora a colmare interamente il gap del mercato. Gli ITS sono scuole di eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma che permettono di conseguire il titolo di tecnico superiore. Sono espressione di una strategia fondata sulla connessione delle politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali. Gli Its sono fondazioni costituite da scuole, enti di formazione, università e imprese che collaborano alla progettazione e realizzazione dei percorsi formativi. La collocazione delle fondazioni Its è provinciale, ma la logica a cui ciascun Its sottende è quella regionale. Ciascun Its deve saper rispondere alle esigenze delle persone e ai fabbisogni formativi di tutte le imprese del territorio regionale e deve collaborare  con tutte le Fondazioni della rete mettendo a disposizione eccellenze, esperienze e competenze.

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