Welfare di prossimità per non lasciare solo nessuno

Accordo tra la Regione Lombardia e la Fondazione Ravasi. Assessore Elena Lucchini: "Rafforziamo la rete sociale per affrontare le fragilità"

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Il welfare è chiamato a diversificare le risposte alla domanda sociale di prossimità. E cioè a rispondere all’invecchiamento della popolazione e l’emarginazione degli anziani. Integrando i servizi sociali e sanitari (case della comunità) per non lasciare le famiglie sole nel carico dell’assistenza.  La prossimità è intesa come garanzia di parità di accesso alle opportunità, principio costituzionale fondamentale per la coesione del Paese. Un intervento per rafforzare il Welfare nel quadro delle politiche regionali per il sostegno alla persona e alla famiglia. L’obiettivo è rafforzare l’efficacia delle politiche sociali migliorando l’accesso ai servizi per le persone in condizioni di fragilità. A questo proposito un accordo di collaborazione è stato sottoscritto dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione Ravasi Garzanti Ets. Il welfare di prossimità è un modello di intervento sociale territoriale che offre servizi di ascolto, supporto e inclusione direttamente nelle comunità locali, focalizzandosi sulle esigenze quotidiane di famiglie e cittadini fragili. Integra i servizi tradizionali attraverso la coperazione tra terzo settore, istituzioni e cittadini, promuovendo il “welfare generativo”. Il welfare di prossimità, quindi, come pilastro per la coesione sociale, la tenuta democratica e la qualità della vita.
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Foto di congerdesign da Pixabay

Consapevolezza

La prossimità è una dimensione sospesa tra il sistema di welfare formale, organizzato e regolato e l’azione personale e privata come l’aiuto dato ad un amico. Secondo Gianfranco Marocchi la “prossimità” nasce dalla consapevolezza di un bisogno qualificato condivisa tra più persone, accomunate generalmente dalla vicinanza territoriale. Un bisogno qualificato, e non dunque mera aspirazione al consumo voluttuario. Uno di quei bisogni su cui misuriamo il grado di civiltà e di progresso di una società. Da quelli primari, come mangiare, vestirsi, avere una casa. A quelli relativi al decoro del luogo in cui si vive, ai bisogni relazionali. Prossimità, sottolinea Marocchi, quale “disposizione a sentire anche come propri i problemi di chi è accanto”. Da qui scaturisce una risposta basata sull’impegno attivo di coloro che esprimono il bisogno. E che quindi non sono meri fruitori di un servizio o prestazione, ma anche, almeno in parte, produttori dello stesso.
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Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Esempi di welfare

Gli esempi sono moltissimi. Esperienze di co-housing, e in generale forme di solidarietà condominiale, con il reciproco sostegno tra gli abitanti rispetto a bisogni quali la cura dei figli, la vicinanza a persone anziane o comunque in condizioni di fragilità. E ancora supermercati solidali in cui chi è in difficoltà può trovare generi alimentari e sostegno per percorsi di reinserimento. Gruppi di acquisto autogestiti. Comitati di cittadini che prendono in carico la porzione di territorio in cui risiedono, ne ristabiliscono il decoro, la abbelliscono. E stabiliscono tra loro nuove forme di socialità e di mutuo aiuto. Inoltre immobili destinati a degrado che vengono ristrutturati e diventano la casa di molteplici attività aggregative e di servizio alla cittadinanza, gestite con l’impegno diffuso di cittadini e loro associazioni. E poi “pedibus” per accompagnare i bambini a scuola. Orti urbani in cui i cittadini soddisfano una parte del proprio bisogno alimentare e instaurano nuove relazioni. E molto altro.

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Collaborazione

“La collaborazione con Fondazione Ravasi Garzanti rappresenta un esempio concreto di come sia possibile rafforzare il sistema dei servizi attraverso sinergie con il Terzo Settore – afferma l’assessore a Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia, Elena Lucchini -. La rete di sportelli di prossimità ci consentirà di intercettare anche i bisogni sommersi e di accompagnare cittadini e famiglie nell’accesso alle opportunità offerte dal sistema pubblico. Vogliamo costruire un sistema sempre più integrato, in cui istituzioni, enti del Terzo Settore e comunità lavorano insieme per rispondere in modo più efficace alle nuove fragilità sociali. Questa collaborazione va esattamente in tale direzione”. Un’iniziativa che diviene paradigma. “Questo accordo – aggiunge Mario Cera, presidente di Fondazione Ravasi Garzanti Ets – riconosce il lavoro che Fondazione Ravasi Garzanti sviluppa da anni a favore delle persone anziane e delle loro famiglie, soprattutto quelle più fragili e in difficoltà. Molte persone anziane faticano ad accedere ai servizi perché non sanno come trovarli. Gli sportelli nascono per colmare esattamente questo divario, portando orientamento e supporto capillarmente nei territori”. 

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