Nel Nord Kivu e in centinaia di altri angoli del pianeta. Il martirio come segno di una presenza nel mondo che da duemila resiste a persecuzioni e discriminazioni. Una testimonianza particolarmente forte è quella di don Vincent Machozi, un sacerdote assunzionista della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver studiato all’Università di Boston, don Machozi è tornato nella sua terra natale, nonostante il pericolo. Ha lavorato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle atrocità nel Nord Kivu. La Domenica delle Palme 2016, dopo soli tre giorni dalla pubblicazione di un rapporto che implicava i governi congolese e ruandese nelle violenze, 10 soldati hanno preso d’assalto l’edificio dove alloggiava e lo hanno giustiziato. “Padre Machozi ha svolto un ministero coraggioso, anzi impavido, cercando di proteggere le persone nella sua patria- sottolinea Robert Royal, presidente del Faith & Reason Institute di Washington-. Lo ha fatto, in parte, perché nessun altro stava facendo qualcosa per loro”. Intanto nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo l’escalation di violenza ha causato un aumento del 50% del numero di bambini che soffrono la fame. Save the Children ha analizzato i nuovi dati dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc). Tra gennaio e giugno di quest’anno, si legge in un comunicato dell’organizzazione, in tutto il Paese il numero complessivo di bambini che si trovano ad affrontare un livello di crisi o peggiore di insicurezza alimentare è salito a 14,6 milioni, con un aumento di 2,3 milioni rispetto ai 12,3 milioni dello stesso periodo del 2024. Nel Paese un bambino su quattro attualmente fatica ad avere accesso a cibo sufficiente.

Sos Nord Kivu
Nelle province orientali, maggiormente segnate dal conflitto – Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu e Tanganyika – l’analisi di Save the Children ha rilevato in particolare che il numero di bambini colpiti è aumentato del 47% rispetto allo stesso periodo (gennaio-giugno) dell’anno scorso, da 3,6 milioni a 5,4 milioni. Il peggioramento della crisi alimentare è alimentato dall’escalation della violenza, con scontri nel Nord e Sud Kivu e conflitti armati in corso in Ituri che si sono intensificati dall’inizio dell’anno. Negli ultimi mesi, quasi 3 milioni di persone sono state costrette a spostarsi, sia a causa del conflitto sia per tornare nelle loro aree di origine, rendendo l’accesso al cibo ancora più difficile. Attualmente, secondo i dati più recenti dell’Unhcr, sono 6,4 milioni gli sfollati interni a causa del conflitto nella Repubblica Democratica del Congo di cui oltre la metà (3,8 milioni) solo nel Nord e Sud Kivu. Una 25enne, madre di quattro figli, è stata costretta a fuggire dal suo villaggio nel Nord Kivu nel 2024 a causa dell’aumento della violenza. Tuttavia, dopo che il campo di sfollati dove si erano trasferiti è stato smantellato, la sua famiglia è rimasta senza un rifugio sicuro. Ora vivono in condizioni difficili con una famiglia ospitante, che lotta a sua volta per procurarsi del cibo. “Per soddisfare i bisogni della mia famiglia, lavo vestiti per famiglie che ne hanno bisogno. Così riesco a procurarmi un po’ di cibo per la mia famiglia, anche se non è sufficiente – ha raccontato – Se nessuno ha necessità di lavare vestiti, allora trascorriamo quella giornata a dormire senza mangiare nulla. Questo ha un impatto sui miei figli, come Grace, di 2 anni, che ha già sofferto di malnutrizione in due occasioni. La seconda volta, ho notato che la bambina aveva già un edema, non aveva appetito e aveva difficoltà a succhiare. L’ho riportata alla clinica dove ha ricevuto un trattamento gratuito e la sua salute sta migliorando. Ne sono felice. La mia paura è che, mentre noi troviamo cibo con difficoltà, questa situazione di malnutrizione si ripeterà più volte e colpirà altri bambini“.

Insicurezza
L’insicurezza alimentare ha effetti devastanti sulla salute dei bambini. Porta a malnutrizione, crescita stentata, indebolimento del sistema immunitario e maggiore vulnerabilità alle malattie. Senza un apporto nutritivo sufficiente, i bambini hanno maggiori probabilità di soffrire di anemia, grave deperimento e ritardi nello sviluppo, che possono avere conseguenze a lungo termine sul loro sviluppo fisico e cognitivo. I bambini che non hanno sufficiente accesso al cibo faranno anche fatica a concentrarsi e ad apprendere, se avranno accesso all’istruzione. “Stiamo assistendo a un’escalation catastrofica della fame tra i bambini della Repubblica Democratica del Congo – ha dichiarato Greg Ramm, direttore nazionale di Save the Children nel Paese – Le violenze in corso nelle regioni orientali del Paese hanno causato milioni di sfollati, lasciando le famiglie senza accesso a cibo, assistenza sanitaria e altri servizi essenziali. I tassi di povertà rimangono elevati, soprattutto nelle aree rurali. La comunità internazionale deve intervenire immediatamente per affrontare questa crisi e prevenire ulteriori sofferenze, soprattutto tra i bambini“.

Testimonianza di sangue
A racchiudere e attualizzare il senso del Venerdì Santo è proprio la testimonianza di sangue di don Vincent Machozi, il prete assunzionista di Bunyuka che nel territorio di Beni (Nord Kivu), è stato ucciso in odio della fede. Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nel convento dove risiedeva. Secondo Amisi Kalonga, amministratore del territorio del Beni, si è trattato di un assassinio mirato. L’intenzione dei killer era quella di uccidere padre Machozi e Abdul Paluku Kalemire III, capo della comunità di Basho, in missione nella zona e ospite dello stesso convento. Racconta Kalonga a Zenit: Iil gruppo armato era composto da dieci uomini che hanno minacciato i lavoratori della parrocchia e che cercavano il capo della collettività e il prete”. E aggiunge: “La loro missione era evidentemente quella di uccidere il capo della collettività di Bashu e il sacerdote ma non sono riusciti completamente nella loro efferata missione”. Fonti della sicurezza hanno riferito che dopo l’omicidio gli assassini sono fuggiti a bordo del veicolo di Kalemire, abbandonandolo poi in un altro villaggio. “Perché mi uccidete?”. Sono queste le ultime parole di padre Vincent Machozi, sacerdote assunzionista ucciso nel villaggio di Vitungwe-Isale, a 15 chilometri da Butembo, nel Territorio di Beni (Provincia del Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo).

Riflessione sulla pace
Secondo quanto riferito a La Croix da padre Emmanuel Kahindo, vicario generale della Congregazione degli Assunzionisti (Agostiniani dell’Assunzione), egli stesso di nazionalità congolese, “alcuni militari sono arrivati su dei veicoli verso mezzanotte, hanno abbattuto la porte e l’hanno ucciso sul posto”. Alcune testimonianze riportate dall’agenzia Fides sostengono che gli autori dell’assassinio sono da ricercare tra le forze armate congolesi (Fardc). Il sito Benilubero riferisce che “una decina di soldati in uniforme delle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo, pesantemente armati, che viaggiavano in jeep, hanno fatto irruzione nel perimetro del centro sociale Mon Beau Village, dove si erano riuniti i capi tradizionali Nande per prendere parte ad una riflessione sulla pace convocata da Mwami Abdul Kalemire III”, capo della comunità di Basho, in missione nella zona e ospite dello stesso convento. I soldati, precisa Zenit, hanno subito chiarito che volevano colpire il capo Kalemire e p. Vincent. Nonostante il tentativo degli astanti di nascondere la presenza delle due persone prese di mira, i militari hanno scoperto padre Vincent che si trovava all’aperto, nel cortile, e stava lavorando al suo computer portatile. Si è sentita una raffica di arma automatica mentre padre Vincent gridava: “Perché mi uccidete?”. Kalemire III si è salvato solo perché aveva appena lasciato padre Vincent per andare a riposarsi. Padre Vincent era già stato minacciato di morte, tanto è vero che nel 2003 era stato costretto all’esilio negli Stati Uniti. Questo non gli aveva impedito di diventare Capo Redattore di Benilubero. Dopo il suo ritorno nella Repubblica democratica del Congo, era sfuggito a sette attentati.

Sofferenze nel Nord Kivu
Padre Vincent aveva denunciato più volte le sofferenze della popolazione Nande causate dalla presenza nel Territorio di Beni di diversi gruppi armati dediti allo sfruttamento illegale del coltan (minerale usato nella fabbricazione di componenti elettronici per apparecchi elettronici), spesso con la connivenza dell’esercito regolare. Il religioso era nato nel 1965. A 17 anni era entrato nella Congregazione degli Assunzionisti. Dopo aver completato gli studi in Francia fu ordinato ad Angers nel 1994. Ha insegnato al seminario di Kinshasa ed ha conseguito un dottorato all’Università di Boston in risoluzione dei conflitti. Poco prima del martirio di padre Vincent era stato gravemente ferito in un agguato stradale a Katwiguru, 30 chilometri da Rutshuru, nell’est della Repubblica democratica del Congo, un sacerdote dell’Ordine dei Chierici Regolari Minori (Padri Caracciolini).

