LUNEDÌ 06 GENNAIO 2020, 18:31, IN TERRIS

ACCORDI INTERNAZIONALI

Perché calano le adozioni di bimbi stranieri

Continuano a scendere i minori autorizzati ad entrare in Italia per unirsi alle loro nuove famiglie. Cosa non funziona nel sistema delle intese bilaterali

GIACOMO GALEAZZI
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Adozione
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egli ultimi anni le adozioni internazionali sono state interessate da un forte calo, in un trend che pare rallentato, ma che tuttavia non si è ancora invertito. Sono calate le coppie che hanno fatto richiesta di autorizzazione all’ingresso in Italia di minori stranieri alla C.A.I.(commissione per le adozioni internazionali) ovvero le coppie che, in possesso del decreto di idoneità, hanno concluso con successo l’iter adottivo attraverso l’intermediazione di un ente autorizzato. Un migliaio, dunque, e per lo più concentrate nelle regioni del nord, principalmente la Lombardia e il Veneto con, a seguire, il Lazio: a livello territoriale le aree con il maggior numero di coppie adottanti si confermano in linea con i precedenti monitoraggi.


Le difficoltà burocratiche

Nel 2018 è stato autorizzato l’ingresso in Italia di minori, contro i 1.439 del 2017. In Vietnam, riferisce Vita, è in corso una riorganizzazione delle procedure di adozione internazionale e si dovrà attendere ancora qualche mese per comprendere gli ulteriori sviluppi. Una delegazione vietnamita ha individuato a Roma strategie comuni per una maggiore trasparenza ed efficienza delle procedure di adozione nonché per proseguire nella cooperazione per progetti mirati all’infanzia di quel paese. Diventano papà in media a 47 anni (46,8 per l’esattezza) e mamme a 45. In nove casi su dieci è il primo figlio (88%) e spesso l’unico (il 79% ha chiesto l’ingresso di un solo minore), anche se aumentano le coppie disponibili all’adozione di più minori: il 21% delle coppie adottanti nel 2018 ha accolto due o più bambini. Sono alcuni dei dati riportati nel report statistico della Commissione Adozioni Internazionali, “Dati e prospettive nelle Adozioni Internazionali”. Un accordo bilaterale con la Cambogia, la Slovacchia che riapre le adozioni, un incontro con la Repubblica Democratica del Congo: dalla Commissione Adozioni Internazionali arrivano notizie della ripresa di incontri con i Paesi d’origine. 


Il ruolo del ministro 

La Commissione per le Adozioni Internazionali (Cai) è l'autorità centrale italiana in materia di adozioni internazionali prevista dalla Convenzione de L'Aja del 29 maggio 1993 sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale. E' composta dal presidente, un vicepresidente e da rappresentanti/commissari delle istituzioni scelti sulla base della loro esperienza e competenza nel settore dei minori. I commissari svolgono un ruolo di collegamento con l'amministrazione o l'ente di appartenenza. Il loro mandato è di 3 anni e può essere rinnovato una sola volta. Partecipano alle attività della Commissione anche tre esperti. Il presidente della commissione è il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti


Più maschi che femmine

Nel primo semestre 2018, la Federazione Russa si conferma come primo Paese con 74 autorizzazioni all’ingresso, seguita dall’India (66), dalla Colombia (61) e dall’Ungheria (58) e dall’Etiopia (46). Tra i primi quindici Paesi ricompare la Lituania, rimasta fuori negli ultimi anni, a scapito della Polonia. L’Europa si conferma il continente da cui arriva il maggior numero di bambini, ma con un peso sempre più contenuto: nei primi sei mesi del 2018 scende al 38%. L’Asia, con il 25,7%, raggiunge e supera l’America (23,4%) e l’Africa si attesta al 12,9%. Nel primo semestre 2018, il 12% delle adozioni vengono da paesi che non hanno né ratificato né firmato né aderito alla Convenzione dell’Aja. La Federazione Russa rimane il Paese con il maggior numero di minori adottati (200), seguita dalla Colombia (169), dall'Ungheria (135), dalla Bielorussia (112) e dalla Cina (84). Nei primi sei mesi del 2018 i minori autorizzati all’ingresso in Italia a scopo adottivo sono stati 603. Siamo a -60% rispetto al primo semestre del 2012, con un calo però che sembra arrestarsi negli ultimi due semestri. Più maschi che femmine (60% contro 40%), con un’età compresa tra i 5 e i 9 anni (quasi uno su due, il 48,3%, è in questa fascia d’età): questo il ritratto medio dei minori adottati in Italia.


La responsabilità genitoriale

I più piccoli (1-4 anni) sono il 41,1%, mentre le classi d’età più estreme - sopra i 10 anni e con meno di un anno - contano rispettivamente il 6,8% e il 3,8% di minori adottati. Il paese che registra un’età media più alta è il Cile (8,9 anni), quella più bassa il Vietnam (2,2 anni). Solo l’1,9% dei minori stranieri adottati in Italia era orfano. Il 53% aveva i genitori, a cui è stata revocata la responsabilità genitoriale mentre il 45,1% aveva subito un abbandono o una rinuncia alla genitorialità da parte dei genitori biologici.


La situazione dei minori nel mondo

Nel corso del 2019: a gennaio, violenze, sfollamenti e condizioni climatiche invernali estremamente dure in Siria settentrionale e orientale hanno ucciso almeno 32 bambini. A febbraio, si sono verificati diversi attacchi violenti contro i centri di cura per l’ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale, e gli attacchi sono continuati in tutto l’anno. A marzo, oltre 150 persone, fra cui 85 bambini, sono stati uccisi durante un attacco da parte di un gruppo armato al villaggio di Ogossagou, nella regione Mopti del Mali centrale, con un ulteriore attacco a Sobane-Kou in cui sono rimasti uccisi altri 24 bambini. Ad aprile, 14 bambini sono stati uccisi e 16 gravemente feriti da un’esplosione vicino a due scuole a Sana’a, in Yemen, dove 1 scuola su 5 non può più essere utilizzata come diretto risultato del conflitto. 


Blocco

Lo scorso maggio l’Unicef ha chiesto ai governi di far tornare nei loro paesi d’origine i bambini che ne sono cittadini o figli di cittadini che sono stati abbandonati nei campi o in centri di detenzione nel nordest della Siria. Circa 28.000 bambini stranieri da oltre 60 paesi diversi, fra cui circa 20.000 dall’Iraq, rimangono bloccati nel nordest del paese. Nello stesso mese, sono stati segnalati uccisioni e ferimenti di bambini con l’aumento delle violenze nello stato Rakhine in Myanmar. A giugno, 3 bambini sono stati utilizzati per detonare esplosivi che hanno ucciso 30 persone e ferito altre 48 in un centro comunitario per vedere le partite di calcio a Konduga, nello Stato di Borno in Nigeria. Nelle prime due settimane di giugno, sembra siano stati uccisi almeno 19 bambini nel corso delle proteste in Sudan, con altri 49 feriti.

 

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