Verso il centenario del Papa sceso dal trono

Il prossimo anno ricorrono i cento anni dalla nascita di Joseph Ratzinger. Si preparano le celebrazioni per il centenario del Papa sceso dal trono.

Papa
foto; Mallio-FalIcioni-

Si preparano le celebrazioni nel 2027 per il centenario del Papa sceso dal trono. Il prossimo anno ricorrono, infatti, i cento anni dalla nascita di Joseph Ratzinger. A Roma e in Germania sono verranno organizzati convegni e incontri sull’opera di Benedetto XVI, nato a Marktl am Inn, diocesi di Passau, il 16 aprile del 1927 (Sabato Santo) e battezzato lo stesso giorno. Il padre, commissario di polizia, proveniva da un’antica famiglia di agricoltori della Bassa Baviera, di condizioni economiche piuttosto modeste. La madre era figlia di artigiani di Rimsting, sul lago Chiem, e prima di sposarsi aveva lavorato come cuoca in vari hotel. Joseph Ratzinger trascorse l’infanzia e l’adolescenza in Traunstein, piccola località vicina alla frontiera con l’Austria, a trenta chilometro da Salisburgo. In questo contesto, che egli stesso ha definito “mozartiano”, ricevette la sua formazione cristiana, umana e culturale. Verrà ricordato per la ricerca teologica e come l’unico Papa ad aver abdicato negli ultimi sei secoli. C’è un altro passo d’uscita, in questo caso scongiurato in extremis, nella sua biografia. Il 16 aprile 2002 è un martedì e sulla scrivania di Giovanni Paolo II c’è una busta non gradita all’anziano Pontefice. Si tratta delle dimissioni del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede che quel giorno compie 75 anni, l’età canonica del collocamento a riposo per i responsabili delle diocesi e dei dicasteri vaticani.

Papa
@ Vatican media

Papa teologo

È un atto dovuto in base alle leggi in vigore nella Chiesa universale che regolamentano il pensionamento dei presuli. La norma era stata introdotta nel 1966 da Paolo VI che chiedeva di presentare “spontaneamente” la rinuncia all’ufficio. Fu poi nel 1988 la Costituzione apostolica della Curia Romana Pastor bonus di Giovanni Paolo II a stabilire che i cardinali di Curia sono “pregati” di presentare le proprie dimissioni quando compiono 75 anni. E un vescovo, quando raggiunge quell’età, automaticamente decade anche da ogni altro “ufficio a livello nazionale“. Come è avvenuto sempre nella sua vita, Joseph Ratzinger rispettò fedelmente le regole. Ma Karol Wojtyla, già molto affaticato dalla malattia, non aveva alcuna intenzione di rinunciare al suo più autorevole collaboratore nel governo centrale della Chiesa. Anzi, vedeva in lui il più accreditato e auspicabile dei propri possibili successori in una futura stagione che profeticamente intuiva particolarmente complicata. Dopo un pontificato durato un quarto di secolo, tutti i potenziali “delfini” erano usciti di scena e Giovanni Paolo II vedeva nel suo supremo teologo una risorsa di cui la Chiesa non poteva privarsi.

Papa
Vangelo (@ Jasmine Ne su Unsplash)

Dedizione al Vangelo

L’intenzione di Joseph Ratzinger, invece, era quella di tornare in Germania e dedicarsi gli anni della pensione agli studi di teologia. Il modo più coerente e intimamente gratificante di concludere il suo cursus honorum, sempre in spirito di servizio e dedizione al Vangelo. Perché Giovanni Paolo II avesse respinto le dimissioni del cardinale Ratzinger contravvenendo le stesse regole da lui fissate per il collocamento a riposo dei porporati curiali lo si sarebbe capito dall’approccio collaborativo e paterno con cui Joseph Ratzinger avviò il suo pontificato. “Conosceva benissimo le difficoltà alle quali andava incontro dopo la fumata bianca e sapeva perché Giovanni Paolo II pensasse a lui come naturale prosecutore del proprio Magistero”, spiega uno stretto collaboratore di Benedetto XVI. Un episodio tra tanti aiuta a capire l’approccio di Joseph Ratzinger al ministero petrino. A volte, infatti, il senso delle cose grandi o il tratto distintivo di una personalità complessa può affiorare nitidamente da avvenimenti in apparenza minori. E così capita che una chiave di lettura per comprendere un pontificato carico di eventi sorprendenti e di profondi significati come quello di Benedetto XVI (al timone della barca di Pietro dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013) emerga da una delle tante udienze di routine che scandiscono l’agenda quotidiana di un Pontefice. Mancavano pochi giorni al Natale del 2006, il secondo di Joseph Ratzinger sul soglio petrino e, a essere ricevuta nell’Aula Nervi, è comunità Villa Nazareth per ricordare i 60 anni dalla fondazione a Roma della residenza universitaria cattolica per gli studenti poveri e meritevoli. A presiedere la struttura e a guidare la delegazione in visita al Papa è uno dei più fini diplomatici per decenni al servizio della Santa Sede, il cardinale Achille Silvestrini, che alcuni giornali avrebbero in seguito descritto come sostenitore della cordata di conclavisti favorevoli all’elezione di un candidato “progressista” in opposizione al “tradizionalista” porporato tedesco poi uscito dalla Cappella Sistina il 19 aprile 2005 con i paramenti sacri di Papa della Chiesa cattolica. Benedetto XVI, che l’11 febbraio 2013 sconvolgerà il mondo annunciando in latino la sua rinuncia al ministero di vescovo di Roma, accolse con la paterna cordialità del pastore i suoi ospiti, pronunciando parole affettuose, scegliendo espressioni di sincera ammirazione, tutt’altro che di circostanza.

Papa
Foto © VaticanMedia

Libertà della persona

“Villa Nazareth, che ha accolto nei trascorsi sessant’anni diverse generazioni di fanciulli e
giovani, si propone di valorizzare l’intelligenza dei suoi alunni nel rispetto della libertà della persona, orientata a vedere nel servizio degli altri l’autentica espressione dell’amore cristiano”, riconobbe affettuosamente. E poi aggiunse alcune considerazioni che sintetizzano il mandato che Joseph Ratzinger affidava a ciascun credente dandone lui stesso personale testimonianza: “il coraggio delle decisioni“. Infatti Villa Nazareth, sottolineò il Pontefice, vuole formare i suoi giovani al “coraggio delle decisioni”, in un atteggiamento di “apertura al dialogo, con riferimento alla ragione purificata nel crogiuolo della fede”. Lette alla luce del suo ricchissimo percorso nel cuore e al vertice della Chiesa uscita dal Concilio Vaticano II, le riflessioni rivolte da Joseph Ratzinger ai membri della comunità di Villa Nazareth risuonano come un folgorante compendio di umanesimo fondato
sul Vangelo. “La fede è in grado di offrire prospettive di speranza ad ogni progetto che abbia a cuore il destino dell’uomo“, spiegò Benedetto XVI. “La fede scruta l’invisibile ed è quindi amica della ragione che si pone gli interrogativi essenziali da cui attende senso
il nostro cammino quaggiù. La Parola di Dio richiede un ascolto attento e un cuore generoso e maturo per essere vissuta in pienezza”. Da professore di dottrina abituato più alla penombra delle biblioteche e ai colloqui individuali con gli studenti che agli interventi pubblici sotto i riflettori di un palco, l’ex perito conciliare affermò che “i contenuti della rivelazione di Gesù sono concreti”. E che “un intellettuale cristianamente ispirato deve sempre essere pronto a comunicarli quando dialoga con coloro che sono alla ricerca di soluzioni capaci di migliorare l’esistenza e di rispondere all’inquietudine che assilla ogni cuore umano“.

 

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: