Il problema della deforestazione, avverte il Wwf, colpisce molte aree del pianeta, ma in particolare quelle aree che forniscono legname pregiato e sono anche più ricche di biodiversità come le foreste pluviali e tropicali. Negli ultimi 30 anni la superficie forestale a livello mondiale si è ridotta di oltre 420 milioni di ettari, con un ritmo, che dal 2010, è di circa 4,7 milioni di ettari all’anno. Il vertice dell’Organizzazione del Trattato di Cooperazione Amazzonica (Otca) a Bogotà ha prodotto una dichiarazione congiunta in cui i Paesi aderenti assumono l’impegno a portare avanti una serie di proposte comuni in vista della Cop30 che si terrà a novembre in Brasile, nella città di Belém. La “Dichiarazione di Bogotà”, prevede tra i suoi punti principali l’impegno congiunto contro la deforestazione, la creazione di un fondo per i boschi tropicali e di un meccanismo di dialogo permanente. Oltreché la partecipazione dei popoli indigeni nei meccanismi decisionali e la creazione di un centro di intelligence congiunto a Manaos, in Brasile. Critiche da associazioni ambientaliste sono arrivate tuttavia per l’assenza nel documento di una dichiarazione dell’Amazzonia come “area libera dallo sfruttamento di idrocarburi”. Un punto a cui si sono opposti Ecuador, Perù e Venezuela e lo stesso Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva che ospiterà la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.

Sos deforestazione
La coalizione di ong per l’Amazzonia Libera da Combustibili Fossili ha emesso un comunicato dove accusa specialmente il presidente Lula “di voler assumere la leadership climatica come anfitrione della Cop30 mentre promuove l’espansione della frontiera petrolifera nell’Amazzonia brasiliana”. Il World Wildlife Fund (Fondo mondiale per la vita naturale) è una fondazione internazionale indipendente. Fu costituita nel 1961 e organizza e sovvenziona programmi che mirano a salvare sia le specie in pericolo di estinzione sia gli ambienti naturali in cui esse vivono, raccogliendo i fondi necessarî per queste attività . Rileva il Wff: “Il ritmo con cui stiamo consumando le foreste del pianeta è preoccupante, peraltro i dati sulla deforestazione non tengono conto delle aree che ogni anno vengono irrimediabilmente degradate a causa del sovrasfruttamento delle foreste, dell’inquinamento e delle conseguenze di tutti quei disastri, naturali o di origine antropica, originati da eventi climatici, incendi e da conflitti“.

Risorse delle foreste
La situazione, secondo la sigla ambientalista, “è grave non solo perché le foreste ospitano livelli di alta biodiversità, ma anche direttamente per oltre un miliardo di persone che vivono in paesi in via di sviluppo, in condizioni di estrema povertà, è strettamente dipendenti dalle risorse delle foreste“. Prosegue il Wwf: “In alcuni Paese occidentali, come l’Italia si registra una contro tendenza con un aumento spontaneo della superficie forestale a causa dell’abbandono delle aree agricole marginali collinari e montane. Si tratta in gran parte di boschi giovani e poveri di biodiversità, ma sicuramente un processo naturale di riforestazione che va assecondato nel futuro prossimo”. Inoltre “il tema della conservazione delle foreste è all’interno dei nostri programmi di conservazione da sempre. Ci battiamo per contrastare l’intenso sfruttamento della risorse forestale, soprattutto nelle aree del pianeta di maggiore importanza per la biodiversità. E cioè in Amazzonia, nel Bacino del Congo, in Borneo e nel sud-est asiatico”.

Origine certificata
Il Wwf propone “la gestione e lo sfruttamento sostenibile delle foreste attraverso l’adesione di imprese del legname e di tutti gli altri attori della filiera ai marchi di sostenibilità come il Forest Stewardship Council (FSC). Viene promossa la certificazione anche di alcune aree forestali italiane, in particolare sulle Alpi e in Sardegna per la produzione del sughero. Un lavoro che non permette di allentare l’impegno. Ogni anno, infatti, le sole industrie del legname prelevano 1,6 miliardi di metri cubi di legname”. E “ognuno di noi può influenzare il mercato scegliendo prodotti legnosi e non legnosi come carta, sughero, ecc. che hanno una origine certificata FSC. E’ ormai un marchio diffuso ed è possibile trovare mobili, parquet, carta e libri prodotti attraverso lo sfruttamento sostenibile e certificato delle foreste. Proprio acquistando tali prodotti o richiedendoli ai negozianti è possibile promuovere la diffusione di questo sistema di certificazione anche in altri paesi e in altre organizzazioni, contribuendo dunque alla conservazione delle ultime foreste del pianeta“.

