La citazione di Dag Hammarskjöld – “L’Onu non è stata creata per portarci in Paradiso, ma per salvarci dall’inferno” – ricorda che quando si codificano carte universali, l’obiettivo è prevenire conflitti e catastrofi, al fine di evitare il peggio per l’umanità. Stefano Polli è vicedirettore dell’agenzia Ansa dal 2014. In precedenza è stato caporedattore del servizio diplomatico e della redazione esteri dell’Ansa. È stato inviato speciale, seguendo importanti avvenimenti come la prima guerra del Golfo, le guerre nei Balcani, la guerra civile albanese, la guerra Etiopia-Eritrea. Ha inoltre partecipato ad alcuni dei più importanti summit europei ed internazionali (UE, ONU, G7, G20, Nato). Ha intervistato in esclusiva Fidel Castro a Cuba ed è stato tra i primissimi giornalisti occidentali a recarsi, nel 2000, in Corea del Nord. È analista di politica e diplomazia internazionale, e docente di giornalismo presso l’università Lumsa di Roma. “C’erano una volta l’Onu e il Wto: potrebbe sembrare l’inizio di una favola e invece è il punto da cui partire per spiegare quello che sta succedendo nel mondo – spiega Stefano Polli-. Semplicemente le regole non ci sono più, gli accordi e le consuetudini che regolavano i rapporti tra gli Stati sono state quasi del tutto spazzate via e sono state sostituite, in molti casi, dalla prepotenza e dalla legge del più forte. Dall’Ucraina a Gaza fino ad arrivare alle guerre commerciali scatenate da Donald Trump con mezzo mondo, quello che colpisce è la mancanza di punti di riferimento legali e giuridici, quell’insieme di leggi internazionali che la comunità globale aveva messo insieme soprattutto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, dopo la prima metà del novecento segnata da due guerre mondiali, milioni di morti, l’Olocausto e atrocità di ogni tipo”.

Aja
Prosegue Polli: “Il diritto internazionale era stato rafforzato con coraggio e visione. Alle Convenzioni dell’Aja si erano aggiunte le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e i tre protocolli aggiuntivi di aggiornamento del 1977 e del 2005. Erano state create le Nazioni Unite, come punto di riferimento super partes per sciogliere le controversie internazionali e per garantire la pace, erano state create varie Corti, tra le quali quelle dell’Aja per giudicare i colpevoli di crimini contro l’umanità. Erano state date anche ‘regole’ per la guerra, per la salvaguardia dei civili e degli obiettivi civili, come ospedali e scuole, durante i conflitti, per garantire anche il ‘principio di umanità’ durante le guerre, per il giusto trattamento dei prigionieri, condannando l’uso dello stupro e della fame come armi di guerra. La stessa cosa era state fatta per l’economia internazionale con gli accordi di Bretton Woods e la creazione prima del Gatt e poi del Wto“.

Reciprocità
L’obiettivo, aggiunge Polli, “era quello di dare regole al commercio mondiale, promuovere il libero mercato anche attraverso la riduzione delle barriere tariffarie, dare trasparenza agli scambi, sostenere il principio di reciprocità. La globalizzazione è nata anche da questo. Il senso di tutto questo adesso sembra perduto”. L’invasione russa dell’Ucraina, osserva il vicediretore dell’Ansa, “ha infranto i principi del rispetto della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale, le violenze dell’esercito russo a Bucha (un simbolo degli orrori di quella guerra) e in altre città hanno violato tutte le regole del rispetto e la salvaguardia dei civili. La risposta dell’Occidente è stata ferma almeno nella prima parte della storia di questo conflitto, anche se l’irrilevanza dell’Onu è apparsa subito evidente. Ma l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha dato il colpo finale al crollo del sistema di regole internazionali, prima sposando la narrazione russa del conflitto (anche se ora sembra che ci sia in corso un ripensamento del tycoon) e poi scatenando la guerra dei dazi”.

Europa-Usa
“La bozza di accordo tra Usa ed Ue va contro le regole del libero mercato e le consuetudini che avevano garantito l’alleanza e l’amicizia transatlantica dal dopoguerra ad oggi- analizza Polli-. Il presidente americano ha, di fatto, imposto un aumento unilaterale dei dazi (le merci americane che arrivano in Europa non sono toccate dall’intesa) e investimenti europei giganteschi negli Usa che probabilmente i 27 non potranno assolutamente permettersi. L’America è storicamente la paladina del libero mercato e Trump sta andando esattamente nella direzione opposta stracciando la fiducia con l’Europa e mettendo le basi per una crescita dell’inflazione in America e nel resto del mondo. La guerra di Gaza pone altri interrogativi seri e drammatici. Nessuno dimentica il mattatoio a cielo aperto fatto da Hamas il 7 ottobre e la condanna contro Hamas rimane e deve rimanere forte ancora oggi. Ma le decine di migliaia di morti civili palestinesi, le donne e i bambini innocenti uccisi non possono essere tollerati. Così come è assolutamente inaccettabile la mancanza di cibo, acqua e medicinali nella Striscia”.

Ue senz’anima
Spiega Stefano Polli: “L’uccisione poi di persone in fila per il pane ha creato un sentimento di sgomento, vergogna e disorientamento nel mondo, al punto che incredibilmente lo stesso Trump, che ha sempre appoggiato Netanyahu, ha dovuto ammettere che a Gaza ‘c’è molta gente affamata’ invitando il primo ministro israeliano a ‘garantire’ il cibo e gli aiuti necessari. Per chiudere, due parole sull’Europa. Si è mostrata debole, e adesso anche divisa, nei negoziati con Trump. La potenza americana intimorisce e l’Ue ha in realtà poche armi per ribattere alla strapotere della Casa Bianca, ma avrebbe dovuto mostrarsi meno accondiscendente e più assertiva. Cosi come su Gaza, dove non esiste una politica estera comune europea e dove i 27 vanno in ordine sparso. Eppure, in questa fase storica sono in gioco i valori e i principi che sono alla base della costruzione europea. E forse anche ‘l’anima’ dell’Europa, nata con grandi ideali sulle macerie della seconda guerra mondiale. Sarebbe bene non dimenticarli”.

