GIOVEDÌ 07 FEBBRAIO 2019, 23:07, IN TERRIS


SALA KOCH

Minori e web: Tanti pericoli, poca prevenzione

Al Senato è andato in scena un convegno sul tema organizzato da Simone Pillon e con don Aldo Buonaiuto come relatore

NICO SPUNTONI
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Il convegno
Il convegno
I

l Convegno dal titolo "Pornografia, minori e sicurezza in Rete" voluto dal vicepresidente della Commissione Parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza, il senatore Simone Pillon è stato organizzato per aprire uno squarcio nel muro di silenzio che troppo spesso contraddistingue i media quando si tratta di parlare dei pericoli che si annidano sul web per le persone di minore età. Non solo pedopornografia, ma anche il facile accesso a siti pornografici che rischiano di distorcere la propria visione delle relazioni, e poi sfide mortali, adescamenti. Non poche sono, infatti, le conseguenze che simili fenomeni possono causare sulla tenuta psico-fisica dei più giovani, come dimostrano anche studi scientifici e accademici. Non solo informazione e riflessione, ma anche proposte nel corso dell'incontro coordinato dal giornalista Luca Telese. A parlare sono stati chiamati esperti che nei loro rispettivi settori si sono occupati del gravoso problema. L'evento è riuscito a catturare l'interesse di molti che hanno riempito la prestigiosa Sala Koch del Senato della Repubblica nel pomeriggio di oggi. Ai partecipanti è arrivato anche il messaggio di saluto della Presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati e del ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, impegnato a Bruxelles in un incontro istituzionale. 


Il saluto delle istituzioni

Nel messaggio inviato per il convegno, la presidente Casellati ha espresso "apprezzamento" per l'aver trattato un "tema di sempre più drammatica attaulità", chiedendo che la "risposta delle istituzioni sia ferma e severa" Iniziative come quella di oggi, ha scritto la presidente del Senato, sono "utili proposte anche sul piano legislativo". Anche il ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, ha inviato un messaggio da Bruxelles annunciando che"da oggi parte in collaborazione con il dipartimento Famiglia una campagna di sensibilizzazione per dire stop al cyberbullismo che andrà in onda sulla Rai. Verrà anche diffusa una brochure come aiuto ai genitori per sostenere un so consapevole di internet e dei social".


La canzone

Durante il convegno è stato trasmesso anche il videoclip della canzone "Caramelle" di Pierdavide Carone e del gruppo Dear Jack. Il brano, che affronta il tema della lotta alla pedofilia, non ha superato le selezioni per l'edizione 2019 del Festival di Sanremo. Pierdavice Carone ha fatto un intervento pubblico in Sala Koch ringraziando per l'invito e dichiarando sulla canzone: "Avevamo l'idea di portarla sul palco di Sanremo, pensando fosse il posto giusto ma qualcuno ha deciso che non è così. Oggi invece siamo a Palazzo Madama e credo sia un palco anche più importante di Sanremo. L'abuso sessuale non è una ferita che si remargina, al massimo si può cicatrizzare se non ti dissangua". L'artista ha espresso apprezzamento per il convegno perchè viene affrontato l'argomento della prevenzione. Sulla pedofilia, Carone ha detto: "Le conseguenze sono difficilmente curabili e c'è bisogno di prevenzione anche nelle scuole. Occorre trattare la pedofilia per ciò che è, ovvero un reato". Secondo il cantante, bisogna dare alle potenziali vittime la possibilità di difendersi, "disarmando l'orco".


Gli interventi

Nel corso del convegno hanno parlato come relatori diversi esperti: Filomena Albano dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, la direttrice della Polizia Postale e delle comunicazioni Nunzia Ciardi, il procuratore aggiunto del Tribunale Napoli Nord e Vicepresidente del Centro Studi Livatino Domenico Airoma,  il neurochirurgo primario della Fondazione Poliambulanza Brescia Massimo Gandolfinidon Aldo Buonaiuto, sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII e direttore di In Terris. 
Il convegno ha messo al centro anche il ruolo decisivo della famiglia e della scuola per convincere le vittime a denunciare. Il giornalista Luca Telese, moderatore dell'incontro, ha aperto la tavola rotonda dichiarando di rifiutare la definizione di "generazione millenials" per i giovani di oggi perchè lascia pensare che il discrimine è anagrafico. Il collaboratore del quotidiano "La Verità" ha detto di preferire il termine "generazione app" perchè è una generazione che "si aggiorna automaticamente come se fosse la app del telefonino". La soluzione, secondo Telese, sarebbe quella di investire sulla cultura, per poter competere contro "questi elementi della rete che sembrano spersonalizzanti ma hanno una capacità egemonica sui nostri figli". 


Il pericolo aumentato con gli smartphone

Filomena Albano ha espresso l'auspicio a nome dell'Autorità Garante per l'infanzia che l'Osservatorio nazionale per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia  possa essere convocato al più presto. Le criticità sono aumentate con il boom degli smartphone che sono accessibili in ogni momento, al contrario dei computer che sono controllabili. "Lo Stato - ha detto Albano - non può abdicare il suo compito". Il capo della Polizia Postale Nunzia Ciardi ha messo in evidenza nel suo intervento come i pericoli presenti nel mondo del web per i minori non sono costituiti solo dalla pedopornografia ma anche da fenomeni come il cyberbullismo, l'estorsiome sessuale, il sextexting, l'adescamento, i giochi come la "Blue Whale" e le sfide che portano tanti giovanissimi addirittura alla morte. In base alla sua esperienza, la dottoressa Ciardi ha osservato: "Ilpedofilo è trasversale ad ogni fascia sociale. La rete ha cambiato la sostanza del fenomeno, non solo l'entità perché il display ci isola dalla realtà interna, ci dà illusione dell'anonimato". La dirigente della Polizia ha denunciato l'ultima terribile moda nel campo della pedopornografia, quella di comprare la "regia" di abusi sessuali che avvengono su bambini di Paesi in via di sviluppo. La dottoressa Ciardi ha sottolineato come siano soprattutto i soggetti più fragili ad essere esposti all'adescamento sul web.


Contro il relativismo

Il procuratore aggiunto del Tribunale di Napoli Nord, Domenico Airoma, ha parlato di "onnipotenza dello smartphone". La politica non deve non dare messaggi negativi come quello, ha osservato il vicepresidente del Cs Livatino, che arriva con la legalizzazione della cannabis. Non basta solo la repressione ma occorre difendere i minori dalla "vera pornografia di questo tempo" ovvero "l'atteggiamento relativistico". Antonio Affinita, direttore generale Moige ha osservato che l'esplosione di internet andava gestita e controllata, invece non è stato così. Inoltre, si è domandato retoricamente: "possiamo aspettarci che un ragazzo abituato al modello pornografico, possa avere un'idea corretta dell'amore?".  Il neurochirurgo primario della Fondazione Poliambulanza di Brescia, Massimo Gandolfini ha denunciato un pericoloso tentativo in corso nella cultura dominante: "se si vuole traviare un bambino - ha detto - non c'è niente di peggio che cancellargli l'identità ed oggi per farlo c'è a disposizione questo tremendo strumento che è l'online con cui si costruisce una nuova identità". Inoltre, Gandolfini ha invitato a smetterla di dire che l'uomo è un animale sessuale che non può contenere le proprie pulsione perché questo va contro la biologia. "Le pulsioni primarie sono governabili e il sesso è una pulsione governabile", ha osservato il medico.


L'intervento di don Aldo Buonaiuto

Don Aldo Buonaiuto, sacerdote della Papa Giovanni XXIII, ha ricordato come le strutture della Comunità ospitino molti minori che hanno subito traumi per i fenomeni al centro del convegno.
"Per un minore traumatizzato è davvero difficile ricominciare e nella nostra realtà questo percorso avviene grazie a laici, uomini e donne, che mettono la loro vista accanto a quella degli ultimi". Un intervento che ha messo in evidenza quelli che sono i danni provocati dalla violenza, fisica e psicologica, sui minori. Don Buonaiuto ha citato l'etimologia della parola "pornografia", ricordando come il significato sia quello di "mettere in vendita attraverso le immagini". Secondo il direttore di In Terris occorre intraprendere una battaglia culturale per abbattere una mentalità che trae linfa dalla pornografia e che sfocia fino alla prostituzione, un'ulteriore forma di mercificazione. Don Aldo ha menzionato gli allarmanti numeri: 5 milioni di siti pornografici, il 15% di tutti i siti, e 500 milioni di pagine legate alla pornografia, avanzando quindi una denuncia contro quell'"industria immensa sempre più in crescita che fa guadagnare tanti i soldi". Il sacerdote della Papa Giovanni ha citato Benedetto XVI e il suo grido d'accusa contro "l'ampia diffusione di materiale dal contenuto erotico o pornografico, anche in Internet”. Don Buonaiuto ha puntato l'indice, poi, sull'ipocrisia dell'avvertenza "vietato ai minori" che non impedisce poi di "aprire un mondo sconfinato ed immondo con un semplice click". L'accesso dei minori alla pornografia è stato definito dal sacerdote "una forma di stupro della psiche" perchè lo porta a vedere "immagini che sono terrificanti persino per gli adulti". 


Conclusioni

Presenti all'appuntamento anche i rappresentanti delle aziende Tim, Apple, Google, Huawei, Samsung, Vodafone e 3 Wind. Una partecipazione particolarmente significativa quella dei rappresentanti dei colossi del web. I lavori del convegno, poi, sono stati conclusi dal senatore Simone Pillon che ha ringraziato tutti i presenti ed ha denunciato la tendenza nel pensiero dominante a voler far abdicare dalla funzione genitoriale. Per "vaccinare" i giovani e giovanissimi dai pericoli derivanti dal web occorre, secondo il senatore leghista, restituire "dignità ed educazione" alla famiglia, permettendole di "ricominciare a trasferire contenuti come pudore, rispetto di sè, dell'altro, del proprio corpo, del corpo altrui, dignità, saggezza, sapienza". Contenuti che solo la famiglia può veicolare, non la scuola nè le agenzie preposte. Gli interventi di esperti, le loro analisi,  riflessioni ed anche proposte, come sottolineato, potrebbero rappresentare un valido contributo anche per i legislatori. L'iniziativa ha avuto il merito di fare luce su un fenomeno troppo spesso sottovalutato e che si presenta come uno degli effetti collaterali della società digitale in cui viviamo ed anche di una cultura ormai radicata da decenni in cui prevale un'idea distorta di sessualità.

 

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