Allarme Mali. La crisi maliana minaccia di contagiare altri Paesi dell’Africa occidentale, non solo il Niger. In Guinea-Bissau, l’esercito ha annunciato di aver sventato un tentativo di colpo di Stato alla vigilia delle elezioni di novembre, segno della fragilità politica diffusa nella regione. Il ramo di al Qaeda nel Sahel ha rivendicato un attacco contro un convoglio dell’esercito del Mali e contro “un contingente russo” nella regione di Gao, nell’est del Paese africano. Il Gruppo di appoggio all’Islam e ai musulmani (Jnim) informa che “un convoglio dell’esercito e un contingente russo sono stati attaccati con un ordigno esplosivo improvvisato”. La rivendicazione è arrivata dopo che le Forze armate del Mali hanno annunciato la morte di “numerosi terroristi” in un bombardamento condotto nella stessa regione di Gao, dove il ramo locale di al Qaeda ha lanciato “una jihad economica” contro il governo. Bloccando il transito di carburanti e provocando una crisi che ha indotto diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Italia, a fare appello ai propri connazionali perché lascino il Mali. La presenza russa nel Paese africano è legata ai mercenari della Wagner, arrivati a Bamako negli anni scorsi per sostenere la giunta maliana nella lotta al terrorismo, e poi della milizia Africa Corps, che ha sostituito il primo gruppo.

Sos Mali
“All’alba accolto da una folla festante è arrivato a Bamako un convoglio di un migliaio di autocisterne con carburante scortato dall’esercito”, dicono fonti locali. Riferendo all’agenzia missionaria vaticana Fides la situazione nella capitale maliana. Dove cresce il disagio per il blocco imposto dal gruppo jihadista Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (Jnim “Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani”) che cerca di impedire alle autocisterne provenienti da Senegal e Costa d’Avorio di rifornirla di idrocarburi. “La strategia jihadista di bloccare le principali vie di comunicazioni tra una città e un’altra è in atto da tempo in diverse aree del Mali, in particolare nelle regioni di Gao, Mopti, Timbuctu e Kidal” spiegano le nostre fonti. I jihadisti hanno ampliato “il loro raggio d’azione al circondario di Bamako, prendendo di mira soprattutto i carichi di carburante e i mezzi civili, come autobus e automezzi privati. In questi ultimi casi prendono di mira le donne, picchiando quelle che non portano il velo, per poi taglieggiare autisti e passeggeri. Vi sono pure casi di rapimenti a scopo di riscatto”. Secondo le nostre fonti “a Bamako l’allarme per la carenza di benzina e di altri carburanti deriva non solo dai blocchi imposti dai jihadisti ma anche dall’accaparramento effettuato da diverse persone che si appropriano di grandi quantità di carburante per poi rivenderlo a prezzo maggiorato al mercato nero”.

Jnim
“L’esercito risponde organizzando carovane di rifornimenti scortate dai militari, al punto che le autocisterne non scortate sono considerate sospette” dicono le fonti. “Ma il problema in realtà è più complesso perché è in atto da tempo una guerra della benzina tra jihadisti e militari” sottolineano. “Questi ultimi avevano infatti notato che in alcune zone arrivavano quantitativi di carburante che eccedevano le esigenze locali. Sospettando che il quantitativo in eccesso finiva nelle mani dei jihadisti le autorità hanno imposto un contingentamento della quantità di benzina inviata in quelle aeree. Il Jnim ha reagito ampliando le aree sottoposte ai suoi blocchi stradali” spiegano le fonti di Fides. La situazione rimane comunque precaria a Bamako come nel resto del Mali. Diversi Paesi occidentali, tra cui Stati Uniti e Italia, hanno invitato i propri cittadini a lasciare al più presto il Paese. La tensione nel Sahel si estende oltre i confini del Mali. In Niger, dove si è da poco conclusa la visita dei ministri Antonio Tajani e Matteo Piantedosi, è stato confermato il rapimento di un cittadino americano nella regione di Tillaberi, area instabile al confine con il Mali e teatro di frequenti attacchi di gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda e all’Isis. Le autorità locali, secondo fonti di sicurezza, ritengono che il sequestro sia opera di miliziani del Jnim, ma non è escluso il coinvolgimento di bande criminali che operano lungo le rotte del traffico di migranti.

