Il magistero politico del Vaticano coincide con la Dottrina Sociale della Chiesa. Rappresenta l’insieme degli insegnamenti ufficiali con cui il Papa e la Santa Sede guidano i fedeli e si interfacciano con le istituzioni internazionali. La Chiesa non si lega ad alcun regime, ma giudica i sistemi politici in base alla loro capacità di tutelare la dignità umana e il bene comune. Nel discorso tenuto al Parlamento tedesco il 22 settembre 2011, Benedetto XVI invitò i parlamentari a riflettere sulle finalità dell’agire politico e sulle forme di legittimità necessarie per elaborare leggi in un’epoca di pluralismo. Parlò anche di quella legge naturale che è nel fondo del cuore di ogni uomo, impronta negli esseri umani della legge eterna di Dio. Parecchi progetti preparatori, rileva “Aggiornamenti sociali”, sono stati abbandonati per l’esigenza di adattare il contenuto alla nuova situazione creata dalla crisi globale. Ma il documento, che ha avuto risonanza nel mondo intero, non è tanto un’analisi della crisi quanto una visione filosofica e, soprattutto, teologica delle carenze e degli errori che hanno condotto al blocco. Nella sede del potere legislativo della sua patria, 15 anni fa il Papa teologo parlò più del “perché” che del “come”. Facendo appello alle esigenze della coscienza piuttosto che proponendo ricette. Joseph Ratzinger sottolineò che una parte dei disordini attuali deriva da una pericolosa finanziarizzazione dell’economia e da una sofisticazione degli strumenti monetari, che richiedono un intervento politico di regolazione più deciso.

Orizzonte politico
Un atteggiamento coraggioso che, secondo “Aggiornamenti sociali”, rompe con gli inni encomiastici intonati dai fautori dell’iper-liberalismo. Quando ne avverte il bisogno, Benedetto XVI non esita a denunciare carenze ed emergenze della situazione planetaria. Ne fa fede il tono della lettera indirizzata all’allora primo ministro britannico Gordon Brown alla vigilia del G20 di Londra, nell’aprile 2009. Sulla scia dei suoi predecessori, a partire da Giovanni XXIII e dalla sua enciclica Pacem in terris (1963), Benedetto XVI riafferma nella Caritas in veritate la necessità di istituire una vera autorità politica mondiale, anche se in un modo forse ancora troppo sobrio». Il documento, infatti, propone più il modello della cooperazione tra i governi che l’integrazione tra le nazioni. Prendendo come riferimento implicito l’Onu piuttosto che l’Unione europea. Le caratteristiche di questa autorità mondiale, quale è richiesta dalla Caritas in veritate, esprimono grandi esigenze. Una simile autorità, infatti, dovrà essere regolata dal diritto e attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà. Occorre, inoltre, che sia ordinata alla realizzazione del bene comune. E deve impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità. Un discorso da contestualizzare nelle due correnti che polarizzano il cattolicesimo dal Concilio Vaticano II in poi. Chi vorrebbe una Chiesa tutta carità, quasi una Ong della solidarietà globale. E chi invece delimita la missione ecclesiastica al recinto sacro di dogmi, sacramenti, liturgia e riti. Anche da questa contrapposizione di visioni deriva l’errata interpretazione della figura di Joseph Ratzinger in termini di esclusiva attenzione al piano spirituale e di scarsa sollecitudine per le questioni sociali.

Terza via
In realtà Benedetto XVI scelse una “terza via” per incidere con la fede nel mondo. Senza piegarsi a esso né scendere a compromessi. Non cedendo alle utilitaristiche logiche mondane della contemporaneità secolarizzata. Joseph Ratzinger si occupò di “politica” in senso alto del termine. Nella convinzione che toccasse ai cattolici non far diventare lettera morta il Vangelo. Testimoniandolo nella quotidianità della vita privata e di quella pubblica. “La missione che Benedetto XVI si attribuisce, evidenzia Aggiornamenti Sociali, non è quella di collocarsi sul terreno proprio dei responsabili politici, degli imprenditori, dei banchieri. Ma quella di ridestare le coscienze alle sfide del presente che non possono restare circoscritte a livelli puramente tecnici”. L’intento è più una interpretazione teologica che una analisi descrittiva. Per questo l’enciclica Caritas in veritate, documento lungo e denso, parla dall’inizio alla fine di amore, di verità, di senso di responsabilità. Indirizzata alle varie componenti della Chiesa cattolica, ma anche a tutti gli uomini di buona volontà, essa li invita a concentrarsi sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità. Secondo Joseph Ratzinger si tratta di compiere un’opera di apertura e di discernimento. L’umanità deve ormai uscire da ottiche troppo anguste per gettare le basi di una nuova sintesi umanistica. Collocarsi in una simile prospettiva significa per Benedetto XVI non escludere nessuno a priori e invocare la necessità di un dialogo senza frontiere.

