Focus welfare professionale. A trent’anni dalla loro istituzione, gli enti di previdenza dei professionisti nati con il decreto legislativo 103 del 1996 confermano la propria solidità e rafforzano il ruolo del welfare professionale. Con oltre 44 milioni di euro destinati nel solo 2024 a misure di sostegno agli iscritti, a fronte di circa 95 milioni di tasse versate. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto “30 anni di previdenza privata. Rapporto sugli enti previdenziali istituiti con decreto legislativo del 10 febbraio 1996, numero 103″. Il report è stato realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali guidato da Alberto Brambilla e presentato a Roma nel corso dell’evento “30 anni di 103- La Previdenza Privata per i Professionisti: una Protezione per il Paese“. Oltre 221 mila iscritti, circa 24 mila pensionati e un patrimonio complessivo superiore agli 11 miliardi di euro. Il welfare professionale comprende l’insieme di iniziative, beni e servizi offerti da studi professionali e aziende ai dipendenti per migliorarne il benessere e l’equilibrio vita-lavoro. Queste soluzioni, spesso gestite tramite piattaforme dedicate, offrono vantaggi fiscali significativi. Con importi che possono risultare esenti da tasse e contributi. Nel 2026, la normativa ha confermato incentivi come fringe benefit (fino a 1.000 euro o 2.000 euro per chi ha figli). Sono sette gli Enti di previdenza coinvolti – Enpab, Enpaia, Enpap, Enpapi, Epap, Eppi e Inpgi – nati con il decreto legislativo 103 del 1996, attuativo della riforma Dini, che introdusse per i nuovi enti il sistema contributivo puro a capitalizzazione individuale.

30 anni di welfare
Nel corso del trentennio gli enti hanno destinato circa un miliardo di euro all’incremento dei montanti contributivi individuali degli iscritti. Attraverso la distribuzione di quote del contributo integrativo per circa 588 milioni di euro. E il riconoscimento di ulteriori rivalutazioni dei montanti individuali per oltre 375 milioni di euro, a tassi superiori rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente. Nel 2024 i contributi versati hanno raggiunto gli 875 milioni di euro. Cresce anche il peso della gestione finanziaria delle risorse accumulate. I rendimenti, che nel 2000 rappresentavano circa il 10% delle entrate complessive, oggi incidono per il 22%, raggiungendo i 356 milioni di euro. Parallelamente, sono aumentate in modo significativo anche le prestazioni erogate agli iscritti. Dai circa 3 milioni di euro del 2000 ai 165 milioni del 2024. Gli enti nati con il decreto legislativo 103 del 1996 accompagnano oggi i professionisti lungo l’intero percorso di vita. Ben oltre la sola prospettiva pensionistica. Attraverso strumenti di welfare attivo, assistenza sanitaria integrativa e sostegno al reddito professionale. Un modello che, grazie al sistema contributivo puro e alla capitalizzazione individuale, contribuisce anche alla sostenibilità complessiva del sistema previdenziale. Nel corso dell’evento, gli enti hanno inoltre presentato alcune proposte considerate prioritarie. Così da rafforzare la sostenibilità e l’adeguatezza della previdenza professionale e affrontare le trasformazioni sociali, economiche e produttive in atto. Tra le principali richieste, l’introduzione del trattamento di fine attività professionale attraverso un rafforzamento della flessibilità del contributo integrativo. Con l’innalzamento del tetto dal 5% al 6%. Una misura che consentirebbe agli iscritti, al momento del pensionamento, di optare per la liquidazione in unica soluzione di una parte del montante maturato. Oppure per la sua trasformazione in maggiore rendita pensionistica.
Revisione
Gli enti chiedono inoltre una revisione della fiscalità che oggi grava sul sistema previdenziale professionale.Riducendo dal 26% al 20% l’aliquota sui rendimenti finanziari. Una misura che consentirebbe di liberare circa 15 milioni di euro annui da reinvestire in interventi di welfare professionale e sostegno agli iscritti. Tra le proposte anche una revisione dei criteri di valutazione dell’equilibrio tra rendimento della gestione patrimoniale e rivalutazione dei montanti contributivi. Introducendo un orizzonte temporale almeno quinquennale, ritenuto più coerente con la natura degli investimenti previdenziali. Infine, gli enti propongono un ampliamento delle platee assicurate. Includendo anche i professionisti affini disciplinati dalla legge 4 del 2013. In un contesto caratterizzato dalla progressiva riduzione delle iscrizioni agli albi professionali. La previdenza complementare (o privata) è il secondo pilastro del sistema pensionistico italiano, finalizzato a integrare la pensione pubblica obbligatoria. Consiste nel versamento volontario di contributi in fondi pensione (negoziali, aperti o PIP). Investono il capitale per restituirlo, al momento del pensionamento, sotto forma di rendita o capitale, offrendo notevoli vantaggi fiscali.

