Lumsa, appello ecumenico per il disarmo nucleare

Memoria della potenza distruttiva, responsabilità e nuove minacce globali

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Foto di Dan Meyers su Unsplash

Il disarmo nucleare come obiettivo di civiltà per la sopravvivenza dell’umanità. Oggi nella Sala Pia dell’Università Lumsa i rappresentanti delle associazioni cristiane firmatari dell’iniziativa “no war” si danno appuntamento per rilanciare forte l’impegno per il Disarmo e la Conversione Nucleare, nel giorno in cui ricorrono gli 80 anni dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima, e la Festa liturgica dall’Oriente all’Occidente della Trasfigurazione. Tra memoria della potenza distruttiva, responsabilità e nuove minacce globali, il monito di allora resta più attuale che mai.

Foto di Enrique da Pixabay

Richiamo del Papa

Un pressante invito alle alle coscienze dei cristiani, animati dallo spirito evangelico, illuminati dalla Trasfigurazione, di diffondere e costruire la pace attraverso il disarmo nucleare e l’eliminazione definitiva delle testate destinate alla distruzione totale dell’uomo e del pianeta, con la conversione delle stesse in energia di Pace per tutti (come già in parte significativa avvenne con il Piano Usa-Russia Megatons to Megawatts). Incoraggiati dall’accorato appello di Papa Leone XIV rivolto all’”esercito” di giovani pellegrini venuti da tutto il mondo a Roma per il Giubileo “voi siete il segno che un mondo diverso è possibile: un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti non si risolvono con le armi ma con il dialogo“, è forte il richiamo a impegnarsi concretamente per il cambiamento, per il bene e la fratellanza tra i popoli.

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Foto di Nicolas HIPPERT su Unsplash

Olocausto nucleare

Esattamente 80 anni il 6 Agosto del 1945, alle 8:15 del mattino, fu sganciata la prima bomba atomica della storia su Hiroshima. Tre giorni dopo (9 Agosto 1945), alle 11.02, una seconda bomba fu sganciata su Nagasaki. Si contarono più di 210.000 morti e 150.000 feriti a causa delle due esplosioni. Dopo 80 anni si torna a parlare di uso del nucleare come strumento di soluzione delle controversie internazionale. Prima Francesco poi Leone XIV hanno lanciato all’umanità un appello di pace riunendo i giovani della Gmg. La Chiesa si propone di avere un ruolo per fermare la “terza guerra mondiale a pezzi”. “L’uso delle armi nucleari è immorale, per questo deve entrare nel Catechismo della Chiesa Cattolica, e non solo l’uso, anche il possesso, perché un incidente o la pazzia di qualche governante, la pazzia di uno può distruggere l’umanità”, disse sei anni fa Jorge Mario Bergoglio di ritorno dal Giappone.

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Foto di Egor Myznik su Unsplash

Opzione geopolitica

La minaccia atomica, dunque, è tornata ad essere dopo decenni una opzione della geopolitica mondiale. Leone a Tor Vergata ha indicato ai giovani l’amicizia come via per cambiare gli orizzonti geopolitici. Intanto il ricorso alle armi nucleari non fa più paura come un tempo. La tragedia di Hiroshima e Nagasaki sembra non avere insegnato nulla. L’Europa torna ad armarsi eppure non riesce a incidere diplomaticamente sui fronti di guerra. E a Gaza sono morti finora 18 mila bambini mentre la comunità internazionale resta inerme. L’Ucraina si dice “non fa più notizia”. E affiora l’inquitante interrogativo se esista la volontà di negoziare la pace o la Nato stia cedendo alla logica della forza della Russia. Donald Trump aveva promesso di far finire due guerre (Gaza e Ucraina) e invece si è aperto anche il fronte iraniano. Il mondo si chiede se la Casa Bianca riuscirà a fermare l’offensiva israeliana nella Striscia e a indurre Putin a una mediazione con Kiev. La forza morale del pontificato della pace di Leone intende essere un fattore che possa spingere alla de-escalation della tensione internazionale come accadde con Giovanni XXIII durante la crisi missilistica Usa-Urss a Cuba.

 

 

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