L’incontro è la dimensione spirituale e relazionale del Centro sul Monte. “Esattamente 40 anni fa l’oasi del dialogo a Castelplanio, in provincia di Ancona, ha aperto ufficialmente le sue porte nella festa del Preziosissimo Sangue, inaugurato da una messa celebrata da don Mariano Piccotti nel cuore della piccola comunità delle suore Adoratrici”, rievoca la responsabile della struttura, suor Anna Maria Vissani. Prima di trasformarsi in un luogo di ospitalità, ritiri e ascolto, la Congregazione, allora Provincia con sede a Firenze, ha guidato per un secolo l’educazione delle ragazze sul territorio e altrove, ha offerto poi accoglienza alle orfane. Gli ultimi decenni ha gestito la scuola materna. L’importante opera di rinnovamento della struttura è stata sostenuta quasi interamente dai sacrifici economici della Provincia religiosa delle suore e ha ricevuto la benedizione del vescovo Oscar Serfilippi, guida della diocesi di Jesi dal 1978 al 2006. In quattro decenni il Centro Sul Monte è entrato nella vita della comunità di Castelplanio e della Vallesina. Non un luogo isolato sulla collina, ma un punto di riferimento che in quarant’anni ha continuato ad aprire le proprie porte. Tavola rotonda con i tre fondatori, canti, musica dal vivo e una mongolfiera in piazza. Poi la celebrazione eucaristica nella Chiesa parrocchiale. Una serata che ha ripercorso quattro decenni di spiritualità, accoglienza e comunità.

Occasione d’incontro
Il teatro comunale di Castelplanio si è riempito di amici arrivati da tutta la Vallesina e anche da più lontano. Il motivo era uno solo, scritto a grandi lettere sullo schermo che dominava il palco: “Da 40 anni sul Monte, un cammino di spiritualità, accoglienza e comunità”. Quarant’anni tondi per il Centro di Spiritualità “Sul Monte Dio si fa vedere“, fondato nel 1986 a Castelplanio dalle Adoratrici del Sangue di Cristo. La comunità ha scelto di festeggiarli non con un semplice bilancio, ma con una serata costruita come un racconto a più voci. Il pomeriggio di festa era iniziato in raccoglimento, con la Messa celebrata nella chiesa parrocchiale di San Sebastiano a Castelplanio dal vescovo di Jesi, monsignor Paolo Ricciardi. Un momento di preghiera condivisa che ha aperto idealmente le celebrazioni, prima che il paese si riversasse in piazza e poi in teatro per il resto della serata. Prima ancora che si aprisse il sipario, la festa era già cominciata in piazza Giuseppe Mazzini, davanti al Municipio. Qui, tra le note di una chitarra e le parole lette al microfono, una mongolfiera dai teli rossi e verdi si è alzata in volo sopra i tetti del paese – rosso come il sangue, simbolo di vita, verde come la luce della rinascita, colori che richiamano il carisma delle Adoratrici e della loro fondatrice, Maria De Mattias, sepolta nel Cimitero del Verano per desiderio di Pio IX il quale scelse per lei la tomba e vi fece realizzare un bassorilievo della visione di Ezechiele: ossa aride, audite verbum Domini.

Come sentinelle
I 40 anni del Centro sul Monte simboleggiati dalla mongolfiera che si alza in volo. Un gesto semplice e insieme carico di significato, per una comunità che da sempre racconta la propria vicenda con la convinzione che, per vedere bene e in lontananza, bisogna alzarsi di quota. Sul palco del teatro, addobbato con girasoli e circondato dallo striscione “Come sentinelle” che accompagna il percorso annuale del Centro, si sono seduti i tre fondatori. E cioè suor Anna Maria Vissani, teologa e grafologa, don Mariano Piccotti, sacerdote e da sempre voce poetica della comunità, e suor Maria Rosa Ferretti, presenza costante e accogliente sul Monte fin dagli esordi. A guidare la conversazione, alternandosi nelle domande e restituendo al pubblico il filo della memoria, i due moderatori Cristina Corsini e il giornalista Giuseppe Nardella. La tavola rotonda è stata costruita attorno a cinque parole chiave, proiettate una alla volta sullo schermo alle spalle dei protagonisti: Salita, Parola, Accoglienza, Bellezza e Crepa. Ogni parola ha aperto un capitolo diverso della storia del Centro – dalla scelta coraggiosa di “non chiudersi” che ha guidato i primi anni, fino all’amicizia con il medico Carlo Urbani, raccontata come esempio di una fragilità che diventa, nelle parole dei fondatori, “feritoia di luce”. Non sono mancati i momenti di leggerezza, con il pubblico che ha accompagnato con applausi e sorrisi i ricordi più teneri dei tre religiosi.

Preparare il terreno
Ad accogliere gli invitati, prima ancora che la tavola rotonda prendesse la parola, ci hanno pensato tre sorelle gemelle, Giada, Lucia e Sara, con la sicurezza tranquilla di chi suona insieme da sempre. Le loro note hanno accompagnato l’ingresso del pubblico in sala, quasi a preparare il terreno al racconto che sarebbe seguito. La mamma delle ragazze Cinzia ha presentato la serata con la spigliatezza di chi fa teatro da tempo. Più avanti, nei momenti in cui i ricordi si facevano più densi, la voce di Alessia Sebastiano ha accompagnato con i suoi canti i passaggi più intensi della serata, regalando alla sala piccole pause di silenzio pieno, spazi in cui lasciar decantare l’emozione prima che tornasse la parola. Verso la conclusione della serata, sullo schermo è comparso un pensiero che ha in qualche modo riassunto lo spirito dell’intera celebrazione. Quarant’anni, nella Bibbia, sono il tempo del deserto, la prova che prepara un arrivo. Il Centro sul Monte, quindi, non festeggia una ricorrenza, ma una soglia, sulla quale c’è sempre qualcuno che sale. Un’immagine che i fondatori hanno fatto propria fino all’ultimo saluto, ricordando che in quarant’anni al Centro si è sempre creduto in una sola convinzione che le parole giuste possano cambiare le persone, e che le persone possano cambiare il mondo.

Opera di spiritualità
Presente anche la superiora della Regione Italia, suor Milena Marangoni, che ha voluto ricordare anche “altre suore passate su questo Monte e la loro preziosa opera di promozione umana e spirituale”. Ha chiuso i saluti il vescovo di Jesi, monsignor Paolo Ricciardi, con un augurio semplice e diretto. Ovvero che l’opera del Centro possa continuare, perché davvero “necessaria”. A portare il saluto delle istituzioni è stato il sindaco Giuseppe Montesi, insieme alle assessore, che ha ringraziato le suore proprio per questa opera originale di spiritualità e cultura. Di cui – ha sottolineato – oggi c’è ancora più bisogno. Calato il sipario sulla tavola rotonda, la festa si è spostata a tavola. La comunità del Centro ha affidato l’organizzazione della cena alla Pro Loco del paese, che ha preparato per più di 120 persone una serata ricca di sorprese, vissuta con quel clima di scambio di doni e di gratitudine che nasce spontaneo quando la memoria si intreccia con la semplicità del servizio. Perché la cura di ogni cosa genera bellezza, il Centro ha voluto lasciare a ciascun ospite un piccolo dono. Un fascicolo che raccoglie quanto vissuto e prodotto in questi quarant’anni, una calamita speciale e un segnaposto con il gufo, diventato negli anni una sorta di piccolo simbolo silenzioso del Centro.


