L’inclusione come vocazione dello sport. L’esempio di Bebe Vio

La testimonianza di Teresa Grandis, presidente dell'Associazione art4sport e madre della fiorettista paralimpica

inclusione
Foto Samantha Zucchi © Insidefoto

L’integrazione come vocazione dello sport. Nel segno della prima atleta al mondo a gareggiare con protesi a tutti e quattro gli arti. Integrazione e sport inclusivo in un contesto pensato per favorire l’apprendimento, il gioco di squadra e la crescita personale. Sono questi gli ingredienti principali della “Bebe Vio Academy”, il progetto sportivo e inclusivo ideato dalla campionessa paralimpica Beatrice “Bebe” Vio Grandis, promosso e gestito dall’Associazione art4sport, che ha inaugurato la stagione 2025/26 a Roma, presso il Centro Sportivo SapienzaSport. E che è ripartita anche a Milano, al Centro Sportivo Iseo. “Qui ci sono il 50% dei bimbi con disabilità fisiche mentre il restante 50% sono normodotati. Lo scopo è fare integrazione e inclusione permettendo loro di fare 6 sport differenti, tutti in versione paralimpica, come scherma in carrozzina, sitting volley, basket in carrozzina, calcio, atletica e rugby in carrozzina”, afferma la campionessa paralimpica che ha dato vita al progetto Academy, rivolto a bambine, bambini e adolescenti compresi tra i 6 e i 18 anni d’età.

inclusione
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Missione-inclusione

“Ogni anno si rinnova una comunità fatta di sport, integrazione e partecipazione, nella quale tutti possono sentirsi accolti e valorizzati”, aggiunge Teresa Grandis, presidente dell’Associazione art4sport e madre della fiorettista paralimpica. Un posto, quindi, che non vuole solo “rappresentare l’utopia del mondo fantastico dove c’è l’integrazione e giocano tutti insieme”, ma indirizzare i ragazzi “verso la palestra più vicina a casa e soprattutto creare una base di integrazione all’interno della loro cultura”, prosegue Vio. Un progetto aperto a tutti, con gli allenamenti che si terranno sia a Roma che a Milano da settembre a maggio, promuovendo così un’idea di sport come strumento che permetta inclusione, uguaglianza e comunità. Un progetto che ogni anno si rinnova, con l’obiettivo di abbattere le barriere e aprire nuove possibilità per tutte e tutti. Luca Pancalli ha tracciato la strada dell’inclusione alla guida del Comitato italiano paralimpico.”Quella che Pancalli definiva la cultura della disabilità sta crescendo tanto, sta funzionando perché non è stata imposta, ma perché si è raccontata la bellezza di questo mondo. Le persone si innamorano di quello che vedono, delle storie“, ha detto Bebe Vio, campionessa paralimpica di fioretto, a margine dell’inaugurazione della nuova stagione della “Bebe Vio Academy” a Roma.

inclusione
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Percorso di crescita

Aggiunge Bebe Vio:”Lo sport non è bello solo perché ti fa stare bene, ma soprattutto per i bambini con disabilità rappresenta un percorso di crescita. L’ho vissuta sulla mia pelle, la fisioterapia è indispensabile ma finché non ti diverti il corpo risponde anche diversamente”. Poi, parlando della sua Academy, la campionessa paralimpica sottolinea come “il nostro obiettivo non è creare un posto che rappresenta l’utopia del mondo fantastico dove c’è l’integrazione e giocano tutti insieme. Ma farglielo provare e, una volta finito l’anno, indirizzarli verso la palestra più vicina a casa. Ma soprattutto creare una base di integrazione all’interno della loro cultura per spargerla poi nella varie palestre d’Italia. E’ importante sapere che fare sport non finisce solo nelle palestre, ma lascia traccia all’interno delle famiglie”.

Foto di Markus Winkler da Pixabay

Condivisione

Inclusione e condivisione senza barriere. Ecco gli ingredienti di WEmbrace Games la cui tredicesima edizione si è svolta allo Stadio dei Marmi a Roma. Bebe Vio ha ideato l’iniziativa a scopo benefico: “Mi piace dare una ‘shakerata’ alla gente. Il bello dello sport è che crea persone che vogliano divertirsi e fare qualcosa insieme avendo un obiettivo. Il bello è che ogni anno c’è qualcosa in più.Un ragazzo di una nuova associazione, una persona in più che conosce il mondo paralimpico. E’ tutto iniziato come un sogno, quello di aiutare i ragazzi a fare sport e fare grandi eventi per far conoscere lo sport paralimpico e la disabilità e c’è sempre qualcosa che lo rende migliore”. L’edizione 2025, gratuita come sempre, ha avuto come tema lo spazio, vuole “far vedere cosa sono la disabilità e lo sport”, perché, come sottolinea Teresa Grandis “non bisogna spaventarsi davanti alle disabilità”.
inclusione
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Preparazione

Tanti gli ospiti: da Martin Castrogiovanni a Marco Materazzi, Paola Cortellesi, Bernardo Corradi, Carl Brave, Carlo Molfetta. Ognuna delle 8 squadre era composta da 5 uomini, 5 donne, 5 bambini e 5 ragazzi con disabilità che si sono sfidate in varie prove.  E se Los Angeles 2028 è ancora lontana, tanto che “stiamo cercando di fare un percorso ragionato per riprendermi”, il presente è anche l’Academy romana che “per me è il mio caricabatterie. Stiamo cercando volontari, che prendono anche crediti formativi universitari e imparano la preparazione atletica paralimpica perché all’università insegnano solo quella olimpica. E’ molto bello perché i bambini giocano tutti insieme”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: