L’integrazione come vocazione dello sport. Nel segno della prima atleta al mondo a gareggiare con protesi a tutti e quattro gli arti. Integrazione e sport inclusivo in un contesto pensato per favorire l’apprendimento, il gioco di squadra e la crescita personale. Sono questi gli ingredienti principali della “Bebe Vio Academy”, il progetto sportivo e inclusivo ideato dalla campionessa paralimpica Beatrice “Bebe” Vio Grandis, promosso e gestito dall’Associazione art4sport, che ha inaugurato la stagione 2025/26 a Roma, presso il Centro Sportivo SapienzaSport. E che è ripartita anche a Milano, al Centro Sportivo Iseo. “Qui ci sono il 50% dei bimbi con disabilità fisiche mentre il restante 50% sono normodotati. Lo scopo è fare integrazione e inclusione permettendo loro di fare 6 sport differenti, tutti in versione paralimpica, come scherma in carrozzina, sitting volley, basket in carrozzina, calcio, atletica e rugby in carrozzina”, afferma la campionessa paralimpica che ha dato vita al progetto Academy, rivolto a bambine, bambini e adolescenti compresi tra i 6 e i 18 anni d’età.

Missione-inclusione
“Ogni anno si rinnova una comunità fatta di sport, integrazione e partecipazione, nella quale tutti possono sentirsi accolti e valorizzati”, aggiunge Teresa Grandis, presidente dell’Associazione art4sport e madre della fiorettista paralimpica. Un posto, quindi, che non vuole solo “rappresentare l’utopia del mondo fantastico dove c’è l’integrazione e giocano tutti insieme”, ma indirizzare i ragazzi “verso la palestra più vicina a casa e soprattutto creare una base di integrazione all’interno della loro cultura”, prosegue Vio. Un progetto aperto a tutti, con gli allenamenti che si terranno sia a Roma che a Milano da settembre a maggio, promuovendo così un’idea di sport come strumento che permetta inclusione, uguaglianza e comunità. Un progetto che ogni anno si rinnova, con l’obiettivo di abbattere le barriere e aprire nuove possibilità per tutte e tutti. Luca Pancalli ha tracciato la strada dell’inclusione alla guida del Comitato italiano paralimpico.”Quella che Pancalli definiva la cultura della disabilità sta crescendo tanto, sta funzionando perché non è stata imposta, ma perché si è raccontata la bellezza di questo mondo. Le persone si innamorano di quello che vedono, delle storie“, ha detto Bebe Vio, campionessa paralimpica di fioretto, a margine dell’inaugurazione della nuova stagione della “Bebe Vio Academy” a Roma.

Percorso di crescita
Aggiunge Bebe Vio:”Lo sport non è bello solo perché ti fa stare bene, ma soprattutto per i bambini con disabilità rappresenta un percorso di crescita. L’ho vissuta sulla mia pelle, la fisioterapia è indispensabile ma finché non ti diverti il corpo risponde anche diversamente”. Poi, parlando della sua Academy, la campionessa paralimpica sottolinea come “il nostro obiettivo non è creare un posto che rappresenta l’utopia del mondo fantastico dove c’è l’integrazione e giocano tutti insieme. Ma farglielo provare e, una volta finito l’anno, indirizzarli verso la palestra più vicina a casa. Ma soprattutto creare una base di integrazione all’interno della loro cultura per spargerla poi nella varie palestre d’Italia. E’ importante sapere che fare sport non finisce solo nelle palestre, ma lascia traccia all’interno delle famiglie”.

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