L’impatto della crisi britannica: dai visti extra-Ue alla Casa Bianca

E' entrato in vigore il nuovo permesso di ingresso nel Regno Unito per i cittadini provenienti da paesi extraeuropei

Il Regno Unito post-Brexit è in crisi tra nuove norme e dispute internazionali. Crescono, infatti, i timori sul debito britannico fino al limite dell’allarme rosso. E a pagarne dazio è la sterlina, in calo sotto quota 1,3 contro il dollaro Usa, ossia ai minimi dal 2023. Il tutto sullo sfondo di un orizzonte precario per l’economia del Regno Unito, tra fattori interni e turbolenze internazionali, che mette a dura prova la fiducia degli investitori, alimenta la paura di un circolo vizioso non congiunturale e contribuisce alle polemiche sullo stesso governo laburista moderato di sir Keir Starmer. Già apparentemente in affanno a pochi mesi dal ritorno al potere seguito alla vittoria elettorale del 4 luglio 2024. Oltreché alle prese con le incertezze planetarie legate al secondo avvento di Donald Trump al timone del grande alleato americano. Il dato più inquietante riguarda i costi del finanziamento del debito pubblico dell’isola, mai così elevati da 16 anni a questa parte. Un campanello d’allerta e un preannuncio di crisi di fronte al quale il governo Starmer prova a fare buon viso a cattiva sorte, escludendo al momento la “necessità d’interventi d’emergenza” sui mercati. E’ stato il numero due del Tesoro, Darren Jones, a rassicurare per ora la Camera dei Comuni sulla situazione, in risposta a un’interrogazione urgente. I mercati “continuano a funzionare in modo ordinato”, ha detto, attribuendo l’attuale fase d’instabilità a “un’ampia gamma di fattori nazionali e internazionali”. L’opposizione conservatrice, i cui governi degli ultimi 14 anni sono accusati dal Labour d’aver lasciato un’eredità di declino economico e caos finanziario, è tuttavia andata al contrattacco, puntando il dito in primis contro la criticatissima manovra di bilancio d’autunno laburista all’insegna di mega incrementi di tasse per 40 miliardi di sterline. Una crisi strisciante, dunque. “I loro aumenti fiscali finiranno per essere inghiottiti dai costi di finanziamento più elevati senza alcun beneficio per il popolo britannico“, ha tuonato il cancelliere dello Scacchiere ombra, Mel Stride. Una crisi economica e sociale, quindi.

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La stazione di King’s Cross – Foto © Kirsty O’ Connor per PA

Crescita zero

L’inflazione rimbalza e l’economia chiude l’ultimo trimestre con un tasso di crescita zero, sotto le stime. E mentre si moltiplicano anche fra gli analisti più le voci di disapprovazione per l’operato di Rachel Reeves, super ministra economica di Starmer e prima cancelliera dello Scacchiere donna nella storia del Regno. Nel mirino anche per aver voluto introdurre nuovi criteri di calcolo del debito – un artificio contabile, secondo alcuni – al fine di ritagliarsi margini spesa ulteriori per gli investimenti pubblici. Il Gilt a dieci anni sale intanto oggi di 4 punti base, al 4,83%, con i titoli britannici “oggetto di forti vendite” sulla scia del combinato disposto di ansie generate dal debito e dall’inflazione. Vacillano intanto le speranze di un taglio dei tassi il mese prossimo da parte della Bank of England, dopo lo stop di dicembre. La prospettiva di un consolidamento al rialzo del debito pubblico del Paese del dopo Brexit non può del resto che rendere i mercati nervosi e inquietare gli operatori. Spaventati dall’ipotesi di un effetto domino particolarmente minaccioso per un’isola che è anche e soprattutto un hub finanziario globale. “Il timore è che gli investitori abbiano perso fiducia nel Regno Unito come luogo in cui collocare i propri asset”, spiega Eva Sun-Wai, gestore di fondi di M&G Investment alla City. Rcordando che quando i rendimenti salgono e la valuta scende “è spesso un primo segnale di fuga di capitali“.

Inghilterra Londra. Downing Street. Credit: Carlo Carino

Ingressi

E’ entrato in vigore il nuovo permesso di ingresso nel Regno Unito per i cittadini provenienti da paesi extraeuropei – che finora non avevano bisogno di visto – quali Stati Uniti, Australia, Argentina e Brasile. D’ora in poi, il loro ingresso sul territorio britannico deve essere conteggiato. Motivo per cui dovranno compilare l’Electronic Travel Authorization (Eta), che può essere richiesta elettronicamente prima di intraprendere il viaggio nel Regno Unito. Al costo di 10 sterline (12 euro o 12,6 dollari) e con una validità di due anni. Il Regno Unito ha iniziato a rilasciare queste autorizzazioni lo scorso novembre in vista della loro introduzione ufficiale. Per i visitatori provenienti dai paesi dell’Unione Europea (Ue), l’obbligo dell’Eta entrerà invece in vigore dal 2 aprile. Secondo il ministero degli Interni britannico, i cittadini dell’Unione europea che intendono recarsi nel Regno Unito potranno richiedere l’Eta a partire dal 5 marzo. I paesi non coperti dall’Eta, come Colombia, Honduras, El Salvador o Afghanistan, devono preventivamente richiedere un visto per il loro viaggio. Oltre a questa procedura, tutti i cittadini di qualsiasi Paese del mondo desiderosi di entrare nel Regno Unito per studiare o lavorare devono richiedere un visto specifico per farlo.

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Il fiume Tamigi a Londra (© liushuquan da Pixabay)

Crisi Gb

Intanto la crisi d’identità è anche interna. E riguarda la frammentazione del quadro politico. La leader dei Conservatori britannici, Kemi Badenoch ha pronunciato un importante discorso per rilanciare il suo partito dopo la debacle elettorale dello scorso luglio e la fine dei 14 anni al potere nel Regno Unito. Kemi Badenoch ha ammesso gli errori commessi dai precedenti governi Tory in particolare nella gestione della Brexit. “Abbiamo annunciato che avremmo lasciato l’Unione europea prima di avere un piano per la crescita al di fuori dell’Ue”, ha detto Badenoch. Senza però fare riferimento diretto ai primi ministri alla guida del Paese dopo il referendum del 2016 che sancì il divorzio da Bruxelles. “Avremmo potuto fare molto di più”, ha aggiunto la leader dell’opposizione. Che comunque ha difeso il suo operato come ministra sotto diversi premier. Ha inoltre criticato il modo in cui sono stati fissati – quando era primo ministro Boris Johnson – gli impegni della transizione green per raggiungere il target delle emissioni zero entro il 2050 “senza pensare a come avremmo fatto” per rispettarli. “Questi errori sono stati commessi perché abbiamo detto alle persone quello che volevano sentire prima e poi abbiamo cercato il modo di risolverlo in seguito. Tutto questo finirà sotto la mia guida”, ha promesso Badenoch. Rilanciando la sua azione con una serie di slogan, come “restituire il Paese ai britannici”. Con l’impegno a ridurre l’immigrazione nel Regno Unito. Nel tentativo di contrastare la forte concorrenza a destra del populista Reform UK guidato da Nigel Farage e rappresentare una spina nel fianco del governo laburista di Keir Starmer. Inoltre la leader dei Tory è tornata a chiedere con forza una inchiesta nazionale sulla vicenda delle gang di pedofili di radici pachistane perseguiti e condannati solo parzialmente e tardivamente. Per abusi sessuali collettivi commessi in anni passati su bambine e ragazze in alcune comunità dell’Inghilterra, affermando che non bastano le nuove inchieste locali promesse dalla ministra dell’Interno, Yvette Cooper.

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Foto di Mark Stuckey su Unsplash

Controversia

Nel frattempo Elon Musk sta cercando un modo attraverso i suoi alleati per “destabilizzare” il governo laburista britannico di Keir Starmer. Con l’obiettivo di far cadere il premier prima delle prossime elezioni politiche. Il Financial Times cita alcune fonti secondo cui l’uomo più ricco del mondo e figura chiave dell’amministrazione Usa di Donald Trump vuole andare oltre la sua costante attività di critica al primo ministro, tramite gli attacchi via tweet su X. Puntando direttamente a un modo per indebolire politicamente la compagine laburista salita al potere lo scorso luglio nel Regno Unito. Secondo il quotidiano della City, Musk conta così sul sostegno a movimenti britannici di destra “alternativi”. In particolare al populista Reform UK di Nigel Farage. Con cui il tycoon ha stabilito un’amicizia e un’intesa, sebbene nei rapporti tra i due ci sia stata una recente battuta d’arresto. Il patron di Tesla aveva infatti attaccato via social l’ex tribuno della Brexit per aver preso le distanze dopo la solidarietà espressa da Musk nei confronti dell’esponente di estrema destra britannico Tommy Robinson, finito in carcere lo scorso ottobre. Nei suoi interventi a gamba tesa contro il governo, Musk aveva anche invocato nuove elezioni nel Regno. Ma l’ipotesi di una caduta di Starmer appare piuttosto remota vista la larga maggioranza su cui può contare il Labour alla Camera dei Comuni. Anche se sir Keir è già nel pieno di una precoce crisi di popolarità secondo i sondaggi.

 

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