L’antica e cospicua presenza cristiana in Libano rende strutturale e centrale il legame tra la Santa Sede e il paese mediorientale. Fides illustra il senso della visita di Leone XIV e le fragilità del “Risveglio libanese”. Il Libano, osserva l’agenzia missionaria vaticana, si trova ad un semaforo. O si va verso un Paese che promuove cittadinanza e buon governo. Oppure si ferma come uno stallo mortale. “I cristiani in Libano non sono una minoranza e il Libano ancora oggi è oasi di libertà di espressione” spiega padre Raphael Zgheib. Docente presso l’Université Saint Joseph di Beirut e membro del gruppo di riflessine ecumenica “Scegliamo la vita”. Aggiunge il religioso: “Per i libanesi, la visita del Pontefice arriva in un momento di un sentimento di esaurimento collettivo. Il Libano sta cercando di uscire dall’abisso”. Quindi occorre “rinnovare l’invito di Giovanni Paolo II a questa terra ad intraprendere un itinerario di preghiera, di penitenza e di conversione”. Così da permettere ai cristiani libanesi di “interrogarsi, davanti al Signore, sulla loro fedeltà al Vangelo e sul loro effettivo impegno nella sequela di Cristo”. Quindi in linea con l’esortazione apostolica “una speranza nuova per il Libano”: E l’obiettivo è “edificare insieme il Corpo di Cristo con vero spirito ecclesiale“.

Focus Libano
Come aveva atteso Giovanni Paolo II nel 1997 e Benedetto XVI nel 2012, il Paese dei Cedri ora si rallegra per il prossimo arrivo di Leone XIV, atteso il 30 novembre. La visita apostolica del Pontefice avrà come prima tappa la Turchia, con il pellegrinaggio a İznik in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea. Sottolinea Pascale Rizk: “Il Successore di Pietro era atteso sin dal 2021 quando Francesco aveva svelato ai giornalisti la promessa fatta al patriarca maronita Bechara Boutros Raï di recarsi in Libano”. Robert Francis Prevost ha accolto l’invito a lui rivolto dal presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun durante l’udienza del 13 giugno. Leone XIV si reca nel Paese in una fase cruciale. Appena la notizia della visita papale si è diffusa, è stata accolta gioia e entusiasmo in Libano. Un segno appunto della vicinanza del Pontefice all’intera nazione in questo passaggio chiave della sua storia. Per i libanesi, evidenzia Fides, questo primo viaggio apostolico di Leone XIV ha un significato enorme. Il piccolo paese di 10452 chilometri quadrati è oggetto di continue tempeste e vittima di una “emorragia umana” dovuta all’emigrazione. E mantiene un peculiare ruolo storico, culturale, letterario, artistico e sociale in Medio Oriente e nel bacino del Mediterraneo.

Sofferenza del Libano
Due mesi fa il presidente della Repubblica libanese è intervenuto all’assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre. Salvare il Libano è un dovere fondamentale dell’umanità. Infatti per i rapporti tra la Santa Sede e il paese mediorientale il Libano è un messaggio. Il Libano soffre, il Libano è più di un equilibrio, ha la debolezza delle diversità, alcune ancora non riconciliate. Ma ha la fortezza del grande popolo riconciliato, come la fortezza dei cedri“. Aveva detto Francesco sul volo di rientro dal suo viaggio in Iraq: “Il Libano in questo momento è in crisi, ma in crisi – non voglio offendere – in crisi di vita”. E’ la sofferenza davanti a questa crisi esistenziale che tanti libanesi aspettano di poter condividere con Leone XIV. Un sostegno in questa fase di “risvegliò libanese”. Intanto il capo dello Stato Joseph Aoun promette la costruzione di un Paese efficiente. Affermando che “per salvarlo, occorre semplicemente impegnarsi con determinazione, con le parole e con i fatti. Al fine di liberarlo dall’occupazione e garantire la sovranità esclusiva dello Stato libanese su tutto il suo territorio. Esclusivamente attraverso le sue forze armate legali e legittime. Caleidoscopio della convivenza tra diversi, con le sue componenti cristiane e musulmane, il Libano continua con tutti i suoi problemi e cadute a rappresentare un “modello unico di convivenza”. “Unico e indispensabile per la regione e per il mondo intero”, aveva evidenziato già Francesco.

